Conversazioni al Centro Studi Mithra (1996/2006)
Premessa di Alice
Da molti anni Dujihlios ha istituito l’Aula di Apprendimento* nella quale i presenti possono proporre delle domande o degli argomenti da trattare inerenti alla Scuola.
Le domande, che il partecipante propone al Maestro, possono essere utili a tutti e sono frutto di ricerche, studio, dubbi ed anche di curiosità. La o le risposte costituiscono un mattoncino col quale ognuno può costruire la strada che porta alla realizzazione di se.
L’Aula di Apprendimento, in seno alla nostra Scuola, è l’aspetto esterno della Scuola stessa nella quale chiunque può partecipare. È qui che inizia la Ricerca! Ecco alcuni esempi di domande e risposte che nel tempo verranno aggiornate con l'aggiunta di altre domande...
* vedi: Storia. Dujihlios e il Centro Studi Mithra
Domanda: Maestro, si parla di iniziati e di profani, ma cosa si intende per profano?
Risposta: Vi é un momento, nella vita di un uomo, che lo indirizza “decisamente” alla ricerca del vero, di se stesso e di tutte quelle cause origini della Vita. Questo momento, può essere considerato un lungo travaglio che, grazie alla presenza attiva di una levatrice, permette la nascita, o meglio la rinascita, dell’individuo stesso. Fino al momento di questa nuova nascita é uso considerare “quest’uomo” come inesperto, incompetente, non degno di “Toccare”, “Vedere”, “Sentire”, «persone o cose sacre», in poche parole costui é considerato un “profano”.
Non sappiamo quando l’uomo cominciò a fare questa distinzione, ma é da ritenere, probabilmente, che accadde nel momento in cui il “luogo sacro”, prima ancora di essere edificato in pietra e legno, fu un luogo recintato. Dalla lingua dei nostri Padri, il profano, “profanus”, era colui «che sta fuori del recinto sacro» in quanto “pro” indicava avanti, davanti, fuori, e “fanum” era riferito a Tempio, Luogo Sacro. Profano, divenne, fin dall’antichità, sinonimo di «non iniziato ai Misteri». Per gli Insegnamenti della Dottrina Segreta dei Misteri, il “profano”, dopo la morte, diversamente dall’”iniziato” veniva gettato nel fango. I Misteri, come sappiamo, costituiscono, per i non addetti ai lavori, l’espressione simbolica, mistica, cosmogonica, di sette esoteriche, occulte, fra le quali, alcuni, includono anche la Massoneria.
Mi chiedo scrutando intorno a me la magnificenza della Natura, della Vita, ed i “segni”, ed i “simboli” conosciuti: ma chi é realmente colui che é definito “profano”?
Prima ancora di avere accesso in questo “luogo sacro”, tutti noi siamo stati considerati profani; sappiamo quali sono le aspettative, le speranze, le incertezze, che si agitano nell’essere che cerca. Il profano, dunque, potrebbe essere colui che si accosta al Mistero del Sacro animato dalla forza interiore, spirituale, morale, che lo sospinge ad andare oltre? Il profano non è simile a colui che non ha “venerazione o rispetto” delle “cose sacre” né come l’uomo che viene meno alla Venerazione o al Rispetto per ciò che é Sacro poiché, per questo atto, egli diviene non un profano, bensì un empio, un sacrilego. Ma, sia il profano che l’empio… vivono nel mondo che é la Vita… che é Sacra, essi, dunque, vivrebbero nel Sacro?
Nella mia “cerca”, come tutti del resto, mi sono imbattuto in una “levatrice”. Sono stato fortunato? Era Destino? ……. e se, malauguratamente, nel suo andare l’uomo che cerca non s’imbattesse mai nella “levatrice”?… Potremmo, avremmo il diritto di definirlo “profano” quando tutto ciò che é nel Creato ed é Creato é Sacro?
Noi che affermiamo di aver conquistato il diritto di “Uomo Libero” e, quindi, di essere alla presenza delle Tre Luci, “Saggezza”, “Forza” e “Armonia”; noi che ci soffermiamo a meditare sulla colonna del Nord e quella del Sud e le riteniamo Simbolo della Vita; forse, etichettando l’uomo come “profano” commettiamo errore dimenticando che le due colonne forgiate in rame, dal figlio della vedova della tribù di Neftali, Hiram o Iram, «artefice in rame», erano collocate nel “luogo sacro accessibile ai più”. Il profano, quindi, può ritenersi colui che si ritrova nel “portico del Tempio” in vista del Mistero e pur essendo nel Sacro… non vi ha accesso, non potendo oltrepassare le due colonne sormontate «a compimento da due ordini di melagrane» e, come sappiamo, la Melagrana é l’unico frutto ammesso nel Santo dei Santi, del Tempio di Jahvéh, ed il cui culto, a Gerusalemme, gli era assimilato. La melagrana, come il Mandorlo (Luz), custodisce il segreto dell’ottuplice Città della Luce. Città il cui accesso é consentito a coloro che sono ammessi alla Compartecipazione, quindi a Conoscenza, ai Sacri Misteri custoditi dall’Ordine con l’intenzione di affidare l’uno all’altro nella Trasmissione della Tradizione.
La Loggia dovrebbe essere l’oasi, l’asilo, il luogo sacro, dove comprensione, fratellanza, tolleranza, armonia, verità, sono gli alberi frondosi che danno ristoro al pellegrino, all’uomo cioè, che con Fermezza, con la Forza, o meglio, “nella Forza” della Volontà ripone la riuscita della sua ricerca, nel mentre il suo Spirito si disseta alla fonte della Stabilità, precisamente “che da stabilità”, cioè si accosta reverente all’Anima del mondo matrice di tutti i mondi visibili ed invisibili.
Domanda: Ultimamente, si parla dei Templari. Le tue ricerche ti hanno chiarito un qualcosa che sembra sfuggire.
Risposta: C’è un segreto che molti si contendono. Un segreto che sconvolgerebbe le fondamenta delle varie Chiese christiane e della civiltà occidentale. Risolvere gli enigmi e gli intrighi, divulgare, la matassa intricata di questo segreto o segreti… forse non è completamente auspicabile. Un Segreto, comunque, c’è!
Il nostro sognare ci ha fatto amare quei monaci-guerrieri, i Templari, i quali, si afferma che corruppero la loro fede divenendo eretici, adoratori dell’idolo Bafometto; che si arricchirono tanto da destare l’avidità del sovrano francese il quale con la benedizione del Santo-padre della christianità e con abili intrighi, li intrappolò, li processò e li fece condannare al rogo.
Forse, a ragion veduta, Filippo il Bello, re di Francia, li temeva dato che essi, i Templesin, avevano avuto parte nei Vespri siciliani ed esercitavano un forte ascendente nella ribelle Provenza.
Qualche anno prima una strana ambasceria di 30 legati etiopi, presso il suo socio Pontefice, aveva prospettato una possibile minaccia di conquista Templare. Inoltre, con i precedenti accaduti e di cui furono promotori gli Ordini Militari egli riteneva possibile il loro costituire un potente Stato indipendente dall’autorità Reale… .
Ma in verità, morirono tutti in quei roghi?
Furono realmente annientati?
Le loro origini hanno radici invisibili ad Orval, con degli strani uomini venuti dalla Brettia, il sud dell’Italia, e, dediti alla Conoscenza, al Sapere che va oltre la scienza dell’uomo e trasmessa da una Civiltà all’altra, padroni anche della Geometria Sacra che permetteva di costruire magnifiche cattedrali… fortificazioni inespugnabili. E’ certo che Filippo il Bello, contro i Templari, utilizzò tale Noffo Dei (fiorentino) agente di banca al servizio di una compagnia lombarda nello Champagne per scatenare le pesanti accuse e mettere in movimento la Santa Inquisizione.
All’esule Vescovo di Roma, spettò solamente assecondare il Re di Francia?
Questo tanto discusso re si era scagliato contro la Santa Inquisizione parigina, facendo firmare, al Vescovo della Chiesa latina, la sentenza di piena assoluzione a favore di Pietro d’Abano accusato di magia, eresia... Pietro d’Abano, chi fu costui?
Pare che con Dante Alighieri, Giotto, Marco Polo, ebbe legami con l’esoterica e misteriosa confraternita chiamata Voarcadumia.
Pietro d’Abano è fra coloro il cui nome ed esistenza venne cancellata perché ritenuta scomoda. Insegnò a Costantinopoli e alla Università di Parigi. Più volte l’Inquisizione tentò di metterlo al rogo... anche dopo morto tentò di processare le sue opere e di... disseppellire il cadavere per metterlo al rogo con l’accusa oltre che di magia e di eresia, anche per astrologia e necromanzia. Scrisse “Conciliator” il cui contenuto è uguale e forse anche superiore alla Comedia dell’esule ghibellino.
Comunque, per i Templari, Santa Romana Chiesa si espresse per mezzo del suo vicario “...Noi, non contravvenendo alle regole della Cavalleria, e non senza intima sofferenza, non in virtù di una sentenza giudiziaria ma ex autoritate apostolica, sopprimiamo l’Ordine con tutte le sue istituzioni... “.
Ed i beni dell’Ordine?
Si afferma che l’ingente quantità di denaro svanì nel nulla, si afferma che i Cavalieri di Malta incamerarono i beni dei Templari Si dice che l’avido Re di Francia intascò ben poco, anzi per il suo operato si guadagnò una maledizione con relativa morte... ma, questo presunto “tesoro templare” chi lo intascò realmente? I Domenicani, probabilmente!
Essi, fra tutti gli ordini religiosi, furono i più accaniti persecutori dei Templari ed ebbero buona parte della spartizione dei beni dell’Ordine! La loro esperienza nel combattere l’eresia si era formata all’ombra del rogo dei Catari alimentato dal loro stesso fondatore, Domenico di Guzman (S. Domenico) che, fra l’altro, predicava contro i discendenti di…. Giovanna l’Aquila vale a dire la Papessa Giovanna.
E’ comunque certo che “l’Ordine”, quello interno, ebbe relazioni con l’esoterismo islamico della catena iniziatica rifacentesi alla Philosophia Perennis alla quale appartenne anche il Maestro Spirituale Mohyiddin Ibn’ Arabi i cui scritti furono presi a modello (ed è dir poco) dal nostro Messer Durante fiorentino (Durante o Dante Aldighieri) ovvero Alighieri… il sommo poeta.
L’Ordo Templi, quello interno, ebbe collegamenti anche con la fratellanza degli esoterici Guardiani della Terra Santa, i Batiniyyah, dal volgo conosciuti come gli “Assassini” seguaci del Vecchio della Montagna; evidente è anche il legame con le comunità interne (esoteriche) dei Nestoriani di cui adottarono la croix pattée come emblema riportandolo sugli scudi, sulle tuniche, sui mantelli, sulle loro costruzioni.
Domanda: In che epoca iniziarono i pellegrinaggi a Gerusalemme. I pellegrini venivano ospitati dai Templari, o nei conventi dai monaci?
Risposta: Gerusalemme era Sacra agli Ebrei, agli Islamici ed ai Christiani. Ma a differenza della intolleranza religiosa dei christiani, nei paesi arabi, secondo la Legge islamica, le minoranze religiose erano tenute al pagamento delle tasse ed alla relativa libertà di culto. Per i Nasara (i christiani) Gerusalemme cominciò ad essere ritenuta sacra intorno al 335 con la costruzione della Chiesa del Santo Sepolcro della quale i primi crociati e pellegrini non videro che una ricostruzione voluta dal Basileus Costantino X° Monomaco (nel 1048).
La visita a quei Luoghi Santi, agli inizi del 450, era considerata come prova di grande spiritualità. Il viaggio durava circa un anno ed i mercantili siriaci e greci, in seguito anche quelli delle Città-marinare italiane, chiedevano molto per il trasporto. Per gli incauti viaggiatori, quando non venivano venduti schiavi, il pericolo era dato dai pirati, Vandali e Arabi. I pellegrini europei raggiungevano la meta passando per Venezia, Brindisi, Reggio di Calabria, per l’Egitto o la Siria o per Konstantinou-polis.
A volte il pellegrinaggio sostituiva le condanne all’esilio per più anni, o l’espiazione di peccati.
I pellegrini si distinguevano in Romei, Palmari e …Pellegrini. Coloro che si recavano a Roma, alla antica Capitale del Mondo e dell’Impero dei Caesar, i “Romei” portavano come testimonianza dell’avvenuto viaggio una riproduzione dell’Icona ivi venerata, la Veronica, Vera-Icona. I “Palmari”, invece, erano coloro che si recavano in Terrasanta. L’appellativo proprio di “Pellegrino” spettava a quelli che si erano recati a San Giacomo del Campo della Stella e che a testimonianza dell’avvenuto viaggio, portavano una conchiglia.
Al tempo, in cui vissero, Carlo Magno e il Khalifah (di Bagdad) Harun al-Rashid si costruirono degli Hospitales, nei pressi del Santo sepolcro e secondo i costumi Arabi. In seguito i mercanti amalfitani, sull’esempio di Gerardo Sasso e per concessione del Khalifah Romansor Moustesaph, furono tra i primi a dar vita ad Hospitales «... cum devotione a Sancti Michaelem patrono delli comercianti et farmachisti...» ad Antiochia a Gerusalemme, e, l’Hospitale de Sancta Maria Latina. Alcuni di questi Hospitales erano capaci di 2mila posti letto.
A tal proposito, concedetemi una breve digressione. Qui, a Reggio di Calabria, è accertato, esistevano degli Hospitales, ovvero delle Domus Hospitales, i più ricordati sono quello detto dei Franchi e quello degli Amalfitani o di S. Margherita, a ridosso della zona occupata dalle abitazioni della comunità ebraica, cioè fra la Porta della Dogana (o Porta Amalfitana) e la Porta Tarzana (o Sarzana) più precisamente Porta Dar as-san’ah ovvero Porta della Darsena. Dovevano essere tra i più antichi Hospitales della penisola, edificati (restaurati) molto probabilmente dai Cenobiti Basiliani (veneravano la Vergine Nera) e dagli Arabi Fatimidi (340 dell’Egira, 952 e.v.). Questi Hospitales furono ereditati dai normanni e dagli amalfitani. Nell’Hospitium de Franchis (presso la località Modena), detto così perché ristrutturato dai Normanni, vi era insediato un Ordine militare-ospedaliere sorto per combattere gli Arabi -già- nel secolo X e che aveva per simbolo una rosa. Detto Ordine di Cavalieri di Rodi, o di Rhodia (Rosa), custodiva un’icona sacra e molto antica, la quale nel XVI sec. fu sostituita con l’attuale dipinto del XII sec. Questo antico Ordine monastico-guerriero fu istituito da Luca d’Armento frate basiliano, di origine calabro-sicula (o della Magna Grecia), che tracciò “sullabito delli confrati” una croce vermiglia inducendoli alla difesa del loro Cenobio e della loro vita.
I confrati di San Basilio Magno (veneravano la Madre di Dio) si istallarono nella piana di Taureana già nel IV sec. avevano con loro un simulacro della Madonna Nera che, come al solito, viene raramente menzionata seppure è -fin dal IV sec.- meta di pellegrinaggio.
Lo «hospitale» non era solamente un luogo di cura “et si soccore et medicamento poveri infermi cum medico a spesa confratre” o di ristoro per i pellegrini e per i poveri (...ad susceptionem peregrinorum et pauperorum sed etiam indigentium orfanorum et viduarum). Lo hospitale era anche luogo di formazione dove in pochi accedevano al cuore della Confraternita “Si mantene anchora un atro loco appartato” dove vi erano “dei nicchi alli lati colle statue delli Dii Antichi”. In questo “loco secreto” veniva tramandato l’Insegnamento Tradizionale, quello che aveva dato origine anche all’etica cavalleresca e alle Scholae esoteriche, poiché l’Insegnamento, la Tradizione, non furono annientati dalla setta emergente dei christiano–cattolici, ma si erano occultate.
Tutti i futuri Ordini Militari vi si ispireranno «nessuno adimandi nellospitale di farsi cavalieri se impromesso nolli fusse innanzi che riceva labito della religione dellospitale, maximamente quando saranno notricati nella casa dellospitale...». In poche parole, come lo Shaik, Capo spirituale dell’Islam, il Magister, Gran Maestro dell’Ordine conferiva la Dignità Iniziatica che insigniva il probante del grado di Cavaliere. I Cavalieri della Rosa (Cavalieri di Rodhia, vestivano di bianco col mantello bianco) furono i precursori dei Templiers, i Templari.
Questo Ordine, di cui fece parte Sigilberto, avo di Ugo dei Pagani, ci riporta non solamente alla cavalleria orientale, ma anche al frate basiliano Luca d’Armento ed ai Cavalieri del Tau di Altopascio e alla loro Regula.
Generosità, Lealtà, Verità, Convivialità, Nobiltà d’animo non erano principii che appartenevano alla Cavalleria occidentale. Così pure gli ideali di Onore, Generosità, Delicatezza verso la donna, furono incamerati da quei giovani che avevano conquistato la loro essenza fra le austere mura delle Ubat, dei Ribat, o apprese al seguito di un Murabit o di un “Fata”.
Quanti cavalieri occidentali ebbero conferita l’Investitura da uno Shaik? Investitura antica di ben quattro secoli prima del sorgere della Cavalleria occidentale stessa, il cui Rituale consisteva, fra l’altro, nell’atto di bere dalla Coppa della Cavalleria -Kas-ul-futuwwah- dopo aver meditato tutta una notte sull’Insegnamento ricevuto e su quello contenuto nel Kitab af-futuwwah «il Libro della Cavalleria».
Detto questo… perché non pensare alla Cerca del Graal, che può essere inteso come Coppa e come Libro? Molti, comunque accecati, ignorano che la leggenda del Graal è rintracciabile nella civiltà di Msr, l’Egitto, la terra dei Faraoni, dell’enigma della Sfinge e delle Piramidi, dove Serapide veniva raffigurato recante su capo il... Gardal o Gradal in cui veniva custodito, dai Sacerdoti addetti al Culto, il Fuoco Celeste di Phtah... Comunque sia il Graal, qualunque cosa esso sia, è certamente non di Tradizione Christiana!
Guillaume de Tyre, scrisse per primo sui Templari, non è solamente il principale indiziato egli è il maggior responsabile delle confusioni, delle diatribe, sui Templari che durano ancora oggi. Come ad esempio per Ugo dei Pagani confuso con Hugues da Payens nato nello chateau de Mahu; oppure che per nove anni les Templiers non accolsero altri Cavalieri nel loro Ordine quando in realtà è accertato che nel 1120 fu fatto cavaliere Templare Goffredo Plantageneto conte d’Anjò
La “vera” storia dei Templari e del mistero che li lega alla… Ekklesia Hoannita, Gioannita, è un mistero che difficilmente potrà essere risolto se prima non si farà luce su Hoannes, “Giovanni”!
Questo permetterà di comprendere il perché dell’eccidio dei Càtari e le stragi di coloro che furono, dalla Chiesa Latina, bollati come “eretici”… ed anche la loro fine.
Les Templiers, i Templari, ovvero l’Ordine Hoannita, di chi erano veramente al servizio?
Qual era la loro Terra Santa?
Si sa del Gran Priore dell’Ordine, De Gonneville, il quale nel 1318 annunziò che i Templari avrebbero dovuto scomparire per sei secoli e che dopo questo tempo essi sarebbero risorti... Quindi egli partì per la Persia, e di qui passò in Asia centrale... ove disparve...!
Alcune Scuole tentarono nei secoli di restaurare il Culto della Grande Madre, fra queste i Cavalieri del Tempio, i Fedeli d’Amore e i Trovatori. Ma di quali Cavalieri del Tempio noi parliamo? Non certo di quelli che si legarono al papato, o per meglio dire: che rimasero legati al potere della Chiesa di Roma venendone distrutti; o del “Ordo Supremus Militari Templi Hierosolymitani” discendente dai neotemplari di Philippe d’Orleans (1705) oppure del “Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Ordo” dell’Aventino (04.05.1981).
Essi, quei Cavalieri di cui ci sentiamo fieri discendenti, compresero che nella cultura esoterica ed exoterica dei popoli mediorientali era conservata, meglio che in quella dell’Europa, la Antica Tradizione e tentarono di riportare la fiaccola negli antichi luoghi sacri alla Déa Madre. Essi compresero il Mistero di questa Forza Primordiale che veniva da sempre celata. Questa Forza racchiusa nel Mistero della Shakti, o della Shekinah o dell’Alkaest o della Signora dal Doppio Scettro o del Baphomtr, che si vuole la traduzione araba di Ouba el Phoumet, la bocca del Padre, invece di Baphé Metis, Battesimo di Metis, cioè “Battesimo della Saggezza” e neppure di Bapheus mètè, Tintore della Luna.
Domanda: Mosè e gli ebrei, furono veramente schiavi degli egizi?
Risposta: Si sa ormai da molto tempo che il nome «Mosè» è di origine egizia, nonostante la presunta etimologia ebraica che ne dà la Bibbia.
Secondo la narrazione del libro dell’Esodo, una delle più note della Bibbia, Mosè fu allevato alla corte egizia dalla figlia del Faraone, ma presumibilmente egli fu un aristocratico, se non un funzionario statale. Secondo alcune fonti attendibili, Mosè (Moseh, o Mose = Bambino, nome proprio di persona), verosimilmente, è da ritenersi del nucleo familiare del Faraone eretico Amenhotep IV°(Akhenaton).
Pertanto, si ebbe che Tuthmosis, o Akhmose o Ahmosis, ritenuto essere stato iniziato al culto del Dio Unico da Akhenaton, per i cruenti risvolti si diede alla fuga e mutò il suo nome in Mosé (Moseh).
La rivolta che fu capeggiata dal fratellastro del Faraone, il Gran Sacerdote Eje, comportò l’assassinio dello “schismatico” Neferkheperura Amenhotep IV, per cui Tuthmosis fu costretto alla fuga, nella terra di Canaan, assieme ad altri notabili seguaci del Dio Unico i quali, si trascinarono dietro i loro “clientes” e fra i quali possono essere annoverati benissimo gli Apiru, stanziati nel territorio del delta del Nilo, che erano invischiati al movimento eretico del faraone Akenaton.
Credo sia opportuno “ristudiare” ed approfondire le conoscenze che si hanno sugli ebrei. Occorre ridimensionare quanto fino ad oggi è stato detto giacché gli israeliti se-dicenti “popolo eletto” che fuggiva dalla schiavitù in Egitto per una terra promessa, erano considerati un popolo impuro e pertanto espulso dalla Sacra terra d’Egitto perché indegno di viverci.
Essi non erano schiavi come si vuol far credere. Si presume che fossero addetti alla costruzione di Templi e che esercitavano la professione di fabbricanti di mattoni e di liberi artigiani. Pertanto, la storia che furono adibiti all’edificazione delle piramidi, che subirono indicibili torture per l’estenuante lavoro… è fondamentalmente falso.
Fino ad oggi, non si è trovata traccia nei papiri o nelle iscrizioni egizie né della vita di Mosè né degli eventi dell’Esodo.
Tuttavia, a tale proposito, Ecateo di Abdera (IV secolo a,e,v.) ci racconta di una pestilenza che tormentò l’Egitto. Un castigo inflitto dagli dei a causa degli stranieri i quali avevano importato in Egitto riti e usanze differenti. Di fatto era necessario, affinché cessasse la pestilenza, espellere gli stranieri.
Così alcuni di essi partono per l’Ellade al seguito di Kadmo e di Danao, altri, invece, seguono Mosè diretti verso la Palestina.
Manetone ci narra che allorquando il Faraone volle vedere gli Dèi gli fu detto che avrebbe potuto farlo solamente se avesse mandato via tutti i lebbrosi dal suo regno. Obbedendo all’ordine, Faraone mandò i lebbrosi nel deserto orientale a lavorare nelle cave. Essi, colà confinati, non tardarono a eleggere come loro capo un sacerdote di Eliopoli il quale emanò una serie di ordini: non dovevano adorare gli dei o gli animali sacri agli egizi… dovevano astenersi da alcuni cibi e non dovevano mescolarsi con altri popoli.
Con l’aiuto degli Hyksos, i lebbrosi si ribellarono al Faraone il quale fu costretto a rifugiarsi in Etiopia.
Il capo dei lebbrosi, assunse il nome di Mosè e instaurò un regno di terrore in cui ogni cosa sacra fu violata. Ci furono tredici anni di orrori e di prevaricazioni prima che il Faraone riuscisse a riorganizzare ed a scacciare i lebbrosi dall’Egitto.
Al tempo di Augusto si raccontava che Mosè avesse istituito in Egitto un nuovo culto e, similmente, avesse fatto a Gerusalemme giacché «segretamente aveva preso con sé gli oggetti sacri degli egizi» e che gli egizi avevano tentato di riprenderseli con la forza, ma che, invece, furono travolti da una tempesta.
Ebbene, considerando i metalli preziosi, le pietre, i tessuti e le pelli, gli incensi e gli oli impiegati per esaudire le istruzioni di YHWH, considerando che Mosè prese le “ossa di Giuseppe con se”, si può dedurre che quest’esodo costò molto caro agli egizi “depredati” finanche di un prezioso quanto unico reliquiario… l’Arca. Se così fosse e se “veramente” gli egizi inseguirono i fuggiaschi è perché, sicuramente, avevano ritenuto che avesse valore mandare un esercito per “riprendersi quel reliquiario”. Ma se i soldati egizi perirono fra le acque del Mar Rosso, è certo che non fu per l’intervento del Dio degli ebrei, verosimilmente essi “non ebbero tempo”. Attraversare in particolari condizioni quel tratto di mare non doveva essere inusuale se, addirittura e molti secoli dopo, Napoleone Bonaparte ne sperimentò l’attraversamento rischiando di morire; per non parlare, poi, che tale attraversamento ebbe luogo ad opera di un contingente militare nel corso della seconda grande guerra.
Domanda: È vero che Mosè ricevette sul monte Sinai le tavole della Legge?
Risposta: Che il “Monte Sinai” sia una montagna sacra, è indiscutibile. Al girono d’oggi lo è per gli israeliti come per i christiani. Nel cosiddetto Antico Testamento viene chiamato anche Horeb ed è situato nella catena montuosa della penisola che si incunea nel Mar Rosso, l’antico Mare di Ur, tra il golfo di Suez e quello di Aqabah.
Tuttavia, al tempo in cui si presume che Mosè incontrò per la prima volta l’Adon, il Signore, che gli si manifestò per mezzo di un incombustibile arbusto in fiamme e, della consegna delle Tavole del Decalogo, non esisteva alcun monte con tale nome Sinai o Horeb.
Quella che erroneamente è ritenuta essere la montagna della Teofania di Yahweh, chiamata Mushas, la montagna di Mosè, oppure la montagna dell’Alleanza stretta fra il Signore (l’Adon o l’Aten) è motivo di numerose controversie; in realtà, non esistono prove, oppure testimonianze, di tale montagna biblica fin dopo il IV sec. dell’era Sinai volgare.
Più o meno quindici secoli prima del presunto Esodo, antiche storie Tramandano che Gilgamesh giunse nella Terra della Déa NIN.HUR.SAG., la Déa Madre chiamata familiarmente Mammu (mamma), la odierna penisola del Sinai era conosciuta dai Shumeri con il nome antichissimo di TIL.MUN, la Terra dei Viventi e, la montagna sacra che gli fu indicata era chiamata MA.SHU (Mashu).
La penisola TIL.MUN, inoltre, era, per gli egizi, la Terra di Mafkat, la Terra della Signora del Mafkat (il turchese), vale a dire la Terra della Déa dell’albero Oracolare della Palma da datteri Hat-Hor (Hathor) ovvero NIN.HUR.SAG.
Nella Terra di TIL.MUN, conosciuta, quindi, da epoche remote, esisteva la più antica industria metallurgica, per l’estrazione del rame e del turchese, ad opera dei Queniti o Keniti.
Nel Libro di Jasher che è precedente il libro dell’Esodo, è affermato che Mosè ebbe comunicate le nuove leggi non da un Dio, ma da Jethro, uno dei Grandi Maestri del Tempio di Hathor, lo AL ShDI (El Shaddai, il Sublime), della Montagna Sacra alla Déa Hat-Hor.
In realtà, dunque, chi consegnò a Mosè le Tavole della legge e gli insegnamenti cabalistici, la Torah, la Mishnah, il Talmud e la Haggadah, non fu l’astioso Yahweh asher yihweh colui il quale non si fece mai alcuno scrupolo nell’impossessarsi dei Titoli, degli appellativi e dei Santuari della Grande Madre.
Domanda: Mosè è l’autore del Pentateuco?
Risposta: No, questi cinque libri attribuiti a Mosè, purtroppo, non sono originali e non risultano essere stati scritti con i caratteri samaritani o negli antichi caratteri quadrati ebraici che risalgono ad epoca posteriore il IV sec. e,v. altra cosa, la lingua ebraica non fu la lingua parlata e scritta da Mosè o da Abramo il quale, sicuramente, parlava una lingua differente da Mosè e si esprimeva forse in caldeo o in proto-arabo se non in qualche dialetto asiatico.
Clemente Alessandrino affermò che essendo le Scritture andate distrutte a causa degli eventi relativi la cattività babilonese, Esdra, il levita sacerdote al tempo del re persiano Artaserse, “ricostruì di bel nuovo le antiche scritture degli ebrei” forse spinto dall’idea profetica a costituire una etnarchia.
Esdra, Hlkiah, Giuda Maccabeo ed altri ignoti, sono i redattori delle Scritture.
Domanda: Vuoi dire che l’Arca dell’Alleanza era un reliquiario egiziano. Ma la Bibbia dice che Dio diede le indicazioni per costruirla?
Risposta: L’Arca dell’Alleanza –si sostiene- che è stata rivelata da Dio e costruita secondo un modello originale.
-Si dice- che contenesse le tavole della Legge che fissavano le norme stabilite nell’alleanza voluta da Dio e che conducesse il popolo eletto alla terra promessa, distruggendo i nemici.
L’Arca poteva dare la vita come arrecare morte e ciò traspare persino dalla Bibbia.
Nella festa del nuovo anno, l’Arca era portata in processione per le strade di Gerusalemme. Era la festa più importante al Tempio, la Festa della manifestazione di Dio, ma ciò avveniva anche in autunno, quando il popolo desiderava ardentemente la pioggia dopo l’arsura dei mesi estivi. L’Arca era portata in pellegrinaggio e ricondotta al monte del Tempio con grandi cerimonie al cui culmine, Dio si rivelava come la potenza superiore alle forze che minacciavano la vita.
Domanda: L’uomo ed il sovrasensibile, la vita spirituale e la ricerca di Dio.
Risposta: L’interrogativo che apre la “Conversazione” di quest’oggi è …inquietante e mi induce a lanciare, come un corsaro, i miei uncini per arpionare e trarre sotto murata un galeone spagnolo, con l’intenzione di prelevarne il contenuto; il galeone, sicuramente trasporta oro e pietre preziose… tesori che, senza alcun dubbio, sono stati “predati” con molta ed inaudita ferocia. Vi state chiedendo quale relazione ci possa essere tra la risposta e la domanda? Ebbene, l’uomo per accedere alla comprensione del mondo sovrasensibile, per vivere una vita spirituale, per trovare la Divinità… deve necessariamente utilizzare gli uncini, abbordare, lottare e vincere. Si, solamente al vincitore è concesso possedere il tesoro. Ma, in effetti, il nostro corsaro dovrà essere principalmente innamorato dell’avventura… e non avido di tesori.
L’uomo non si conosce, l’uomo si ignora, l’uomo non si cerca. L’uomo giace sepolto in pesanti catene fra spesse mura che lo imprigionano. Egli costretto all’immobilità guarda attraverso la feritoia della sua prigione l’alternarsi del giorno e della notte, lo scorrere inarrestabile degli eventi, gli hanno annunciato che la libertà è non avere catene ai polsi… non essere rinchiuso in una prigione; la libertà è amare Dio ed in Lui annullarsi. La tua mente, il tuo corpo, sono catene e prigione; il tuo corpo corruttibile è materia, la tua mente è avida ed orgogliosa… demoniaca. Quante cose, gli hanno detto e che non hanno fatto altro che sprofondarlo in più oscure prigioni, allontanandolo sempre più da un Dio che è “là fuori”, ovunque, onnipotente, onniveggente, unico che a volte s’infuria e punisce fino alla settima generazione l’errore, il peccato, dell’uomo.
Anticamente, molto prima del filosofo ellenico cui è attribuito, ci fu chi disse all’uomo, cercando di renderlo capace di liberarsi da quella prigione e di quelle catene, «Uomo, conosci te stesso!». Ma l’uomo continuò a preferire le sue catene, il “cambiamento”, il “mutamento”, il “lanciare gli uncini”, gli faceva paura, lo terrorizzava forse.
Il “cambiamento”, il “lanciare gli uncini”, è il “passaggio” che conduce al mondo sovrasensibile, alla vita spirituale; è la cruna dell’ago che per attraversala occorre spogliarsi di tutto? No!, credo che mai, l’uomo, potrà spogliarsi del suo vissuto. Perché, contrariamente a quanto si crede, il vissuto dell’uomo non è un fardello inutile, ma è l’esperienza degli accadimenti… simile ad un pezzettino di pane, magari anche raffermo, rimasto in fondo alla borsa che all’occorrenza ti salva facendoti andare oltre.
Qualunque corsaro e qualunque prigioniero sicuramente avranno, probabilmente, il vago ricordo di un “sogno”, simile ad un sussurro di parole incomprensibili, un bisbigliare sommesso ed inaspettato che li ha fatti tremare di sgomento… ed è volato via come un lampo. Ecco, la mia risposta… non scacciate quel sogno, afferratelo, trattenetelo, ascoltatene il sussurro ovattato, e lentamente si trasformerà in un fiume tumultuoso, straripante, sarà la necessità, il bisogno più importante ed immediato… «Uomo, conosci te stesso»…
Ma, a questo punto dobbiamo necessariamente precisare che questo invito a conoscersi è incompleto nella sua formulazione anche se l’incisione epigrafica del tempio di Apollo Delfico recita “Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e Dio”. L’indicazione incompleta, invita alla prudenza è vero, ma se data tutta, precisina precisina, può creare non pochi… intoppi. Dunque, “Uomo, conosci te stesso”… “tu sei Dio!”. Già: “tu sei Dio” e non “parte di Dio” oppure “figlio di Dio”… oppure “tu sei un microcosmo”, ecc, ecc… “Tu, Uomo, corpo-mente-spirito, sei Dio!”… questa è: la mia risposta!
Domanda: Il mondo, la realtà che viviamo è Maia?
Risposta: Con precisione è quasi impossibile dire “da quando” si è diffuso in “Occidente” che il mondo che vediamo e percepiamo attraverso i nostri sensi… è Maia, cioè illusione, per alcuni: la “grande illusione”! Si è anche detto, pertanto, che l’uomo deve superare questa “grande illusione” per giungere o ricongiungersi alla “vera realtà”!
Credo che solo le lumache e simili, secernono della schiuma per poter procedere nel mondo, sul pianeta, e quindi vi pregherei di non scivolare sulla schiuma di altri, di prestare attenzione. Molti “occidentali” sono stati “corrotti” da queste idee esotiche, “orientali”… da new age, cioè di massa. La plurimillenaria Filosofia induista ha trasmesso, elaborando e forse anche alterando, Idee e Principi universali appartenenti all’Umanità è vero, ma è certo che “Maia” che comunemente viene interpretata come “illusione” ha un significato ben diverso e profondo! “Madre” ed anche “Origine” è, appunto, il significato di questa parola.
Che, trasformando “Madre” in “Grande illusione”, si sia voluto occultare ed obliare una verità altrimenti inalienabile dall’Umanità?
Molte Tradizioni affermano che il mondo, il pianeta per intenderci, è la Mater(ia) Terra, l’Origine di tutte le cose viventi. “Madre”, “Origine” o “grande illusione”? Qual è la verità? Penso che nel corso dei millenni, di questi ultimi millenni nei quali l’uomo si è riorganizzato fino a giungere a scrutare mondi fuori del suo sistema solare, si sia discusso molto sulla verità, la si è confutata, sezionata nei dettagli, ordinata, illusi, anche, di intuirla! Credo, che è facile distruggere la verità e che si è molto lontani da essa… ipotizzandone la sua esistenza e la sua unicità. Per me la “grande illusione” non è il mondo, il pianeta, la materia, della quale siamo sostanziati, nella quale viviamo e percepiamo col nostro “Sentire”, con i nostri sensi, coi nostri “Sentimenti”, per me la “grande illusione” è il Dio che, da una manciata di millenni, è stato “inventato” ed innalzato al Potere, dal maschio… a sua immagine e somiglianza.
Domanda: L’ androgino, puoi parlaci dell'androgino?
Risposta: Comunemente si ritiene che “andrògino”, fatto derivare dal greco andròs “uomo” e da gyne “donna”, sia sinonimo di “ermafrodito”. Molti, dunque, assimilando andrògino a ermafrodito non fanno altro che aggrovigliare, confondere e complicare sempre di più quanto ormai è stato arbitrariamente interpretato, aggrovigliato, confuso, tanto che oggi si ha una idea molto diversa e del tutto errata… una cantonata che l’interpretazione dell’interpretazione ha fatto (e farà) prendere ai molti affascinati di questa fraintesa idea dell’androginia. Cominciamo a precisare che se l’ermafrodito è bisessuato, l’andrògino non lo è mai stato!
È importante comprendere questa differenza, che è notevole e sostanziale? Si, è molto importante, e pertanto occorrerà rivedere, liberarsi, in altre parole, di tutte quelle pastoie che la speculazione unita all’ignoranza ed al fraintendimento, hanno generato.
S’ignora ed è poco noto, che gli Elleni, cioè i Greci, coloro i quali Ecateo di Mileto affermò che le loro numerose leggende fossero “ridicole”, furono “dei colonizzati”; essi, i greci, devono agli Egizi ed ai Cananei la loro Cultura, gli Déi della loro Religione e la Civiltà!
La loro tanto decantata filosofia la “importarono” dall’Egitto e dalla terra di Canaan. Cadmo, di origini Cananee, insegnò loro l’alfabeto e la scrittura. I Misteri di Demetra furono, dalle figlie di Danao, insegnati alle donne pelasgiche; Melampo, che venne iniziata ai Misteri dionisiaci dal cananeo Cadmo stesso, introdusse i riti di Dioniso, l’ambiguo Dio (ora maschio… ora fémmina), nell’Ellade. Essi, i Greci, hanno usurpato gli antichi e sacri nomi degli altri popoli e si sono appropriati di quelle glorie che convenivano ad altri luoghi. Servio spiegò come i Greci abbiano profanato, con i loro nomi, i luoghi italici e Plinio, parlando della vanagloria dei Greci, inveì particolarmente per la trasformazione e profanazione del nome della Magna Esperia (dove Mag-na vuol dire Sacra, quindi, Sacra Esperia) in Magna Grecia (Magna è intesa come grande, quindi, Grande Grecia).
Detto questo, cerchiamo di seguire filo sottile dell’universale trama… È il Tempo in cui non vi erano né Dei e né Sacerdoti maschi, ma solamente una Déa Madre Universale e le Sue ipostasi. Aphrodite, come Estia o Vesta o Velthe, esisteva prima dell’avvento dello stupratore Zeus, è la Déa che venne fuori dal Chaos, dalla non-forma e che danzò sulle onde del mare, ella è Eurinome “vagante in ampi spazi” la Déa di Tutte le cose; è Iahu la “divina colomba” dei Shumeri che gli ebrei mutueranno in Jeova; è Inanna, Isthar, Eshdar, Ashtaroth, venerata dai Siriani e da tutti i popoli del mare, è Mylitta, Melita (da cui abbiamo Malta l’isola sacra al culto della Grande Madre e Melito toponimo di alcune città calabresi)… ed Ermafrodito “Hermaphròditos”, è suo figlio, nato cioè dal suo essersi unita in intimità con Hermes, amato dalla ninfa della fonte Salmace che ottenne dagli Dei di fondere il proprio corpo con quello di lei.
Il mito di Ermafrodito, nome composito Hermes + Afrodite, di origine Orientale, fu “importato” in Occidente e affibbiato agli amori della Déa. Ma, in Oriente i due principii, Fémminile e Maschile, erano identificati con Shakti e Shiva; i culti tantrici che considerano l’unione sessuale come il “rito” e la “esperienza” essenziali attraverso i quali si accede alla “Conoscenza” è l’Idea della “Fémmina”, la Shakti, la Shekinà, la “Domina” dei Fedeli d’Amore, Miryam delle Scholae iniziatiche, intesa nella sua vera essenza, cioè, Energia Primordiale della Grande Déa elargitrice della Forza-Vitale e della Vita, Forza fluidica invocata come entità spirituale: “che il portento sia grande, che Miryam, essenza di tutto ciò che è, si mostri… Sono l’amata sublime… attraverso di Me ritroverai la tua essenza…”.
Solo “questa” esperienza permette l’unione con la Grande Déa, Principio dalla quale tutto perennemente ha origine e da cui tutto perennemente…
Dunque, dalla presenza, del tutto naturale, dei due caratteri sessuali in un individuo, oppure dalla loro fusione, si passò a quella… che potremmo definire simbiosi maschio-fémmina; e… nel Simposio di Platone, a cui molti fanno riferimento, la dottrina della riunione delle due metà tormentate dal desiderio reciproco è cosa fatta… ed ecco che la dottrina dell’Androgine è ammantata della veste misterica.
Androgini, come ermafroditi, si dice che furono una razza primordiale, la razza dei senza Re, “che è salita lassù, dove è Maryam (o Miryam) colei che è cercata come principio di reintegrazione” e che ogni individuo aveva i caratteri sessuali maschi e fémmina… ma tutto questo è un’altra storia.
Aristocle detto platone, nel raccontare dell’Androgino, intendeva ben altro animato com’era dall’amore verso… un giovane, un maschio! Un “Amore” che, oggi, lo etichetterebbe come “pederasta”, “omosessuale”. La sua dottrina fantastica offriva agli omosessuali, ai pederasti, la motivazione per legittimare le proprie inclinazioni. Egli, comunque, concepì ed applicò il mito dell’Androgino all’amore omosessuale! Tutta la sua filosofia, del resto, scaturì dal suo amore per il giovane Dione, ma, è risaputo che per “i filosofi greci” il congiungersi con una donna derivava dalle “necessità” della natura, mentre l’amore omosessuale permetteva loro lo sviluppo della “divina filosofia” e il conseguimento della “illuminazione suprema”. Aristotele stesso fornirà ai Padri della Chiesa solide argomentazioni per condannare la donna e rafforzare il patriarcato. E se per Esiodo dalla donna uscì “la stirpe, la genìa, maledetta delle donne, terribile flagello posto in mezzo agli uomini” si arriverà ad affermare (Oddone di Cluny): “questa grazia fémminile non è che una suburra, sangue, umori… e noi, cui ripugna toccare anche con la punta delle dita il vomito e lo sterco, come possiamo desiderare di stringere fra le braccia un sacco di escrementi…”
Secondo il BRShT RBB (Bereshit Rabbâ) l’uomo primordiale è androgino. La donna, Aisha, è tratta dalla costola di Aish, l’uomo, Adam o Adamo. Questi da a lei il nome di Eva, la Vita ovvero la Vivente, perché è attraverso di Lei che potrà ritornare all’Unità. È l’Idea dell’uomo Primordiale Maschio-Fémmina che fu diviso nelle sue due parti, maschio e fémmina.
Col christianesimo, il mito dell’androginia, assumerà, non solo, i caratteri della riconquista del Paradiso dell’Eden, ma lo si vorrà “forzatamente” riscontrare nel Genesi: «maschio e fémmina li creò» e, si andrà oltre... cioè, tutto questo e quello che verrà detto, affermato, in seguito sarà in evidente contraddizione con la Parola stessa di Dio contenuta nel Genesi stesso “Quindi Dio li benedisse e disse loro: «siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela…» e «per questo l’uomo abbandona suo padre e sua madre e si attacca alla sua donna e i due diverranno una sola carne…».
Tutti i miti dovrebbero essere rivisitati, purificati e re-interpretati. Essi, per la maggior parte, nascondono il tempo in cui nomadi pastori legati ad una trinità maschile e sanguinaria contesero alle ipostasi della Triplice Déa, le Sacre Vestali, le Gran Sacerdotesse per intenderci, l’Auctoritas. In un primo tempo essi si avvalsero delle Sacre Nozze per condividerne l’Auctoritas… infatti, è certo che, quando erano chiamati a sostituire la Gran Sacerdotessa e Regina, indossassero le sue vesti ed alteravano il loro corpo con l’aggiunta posticcia dei seni. Nei Culti della Déa Madre, gli Déi maschili, o divini paraedri, sono mortali; la Déa li faceva risorgere sempre di nuovo, e, questo risorgere, è il Principio dell’Idea del Rex Sacrorum, il Re Sacro…
Altra cosa… si racconta che, in un tempo remoto, il tempo della transizione in cui il maschio stava prendendo ovunque il sopravvento, ci fu una Regina, ipostasi quindi della Grande Madre, che si rifiutò all’ordine del maschio, del “Patriarca” ovvero “Ab-Ram (Patriarca = Ab-Ram), come veniva chiamato in contrapposizione alla Matriarca, allo scopo di mantenere le sue prerogative, e nel far questo si mise una barba posticcia…
Il discorso è vasto è lungo a trattarsi, ma il mito dell’androginia è essenzialmente “Cosmico” occultato nei Sacri Misteri della Fémmina, Misteri Isiaci come vennero anche chiamati e relegati al rango di “Piccoli Misteri” da rozzi fallocrati ed accoliti pederasti (i greci).
Comunque sia stato… in principio Lei, la Madre di tutte le cose… trasse da se stessa il se stessa vir…ile e… è la comprensione di “questo”, il Mistero che permetterà all’Iniziato di re-integrarsi.
Certo è che mai la fémmina, “teofania trascendente” (ed intendiamo per “teophania” non una manifestazione della Divinità all’uomo per mezzo di una vera apparizione, ma la vera Presenza della Divinità nell’Umanità, una incarnazione della Divinità), dovrà congiungersi o assurdamente ritrovare il suo essere maschio… perderebbe per sempre la via del Cielo, la via a Se Stessa… .
Domanda: Sono stata presentata ad un Rosacroce il quale, subito dopo, mi ha invitata ad assistere ad un loro rituale: quello della piramide. Qual è il tuo pensiero? Chi sono i Rosacroce?
Risposta: Non sono in pochi, al giorno d’oggi, ad asserire di essere gli eredi spirituali di questo mitico Movimento detentore di segreti meravigliosi e di un sapere di…vino.
Rosa-Croce, il simbolo della Rosa abbinata alla Croce lo troviamo, a quel tempo, nello stemma di Martin Lutero, e, molti secoli prima, invece, lo ritroviamo inciso su di un marmo, oggi custodito, mi sembra, al museo di Cividale del Friuli. Questo marmo lavorato risale al VII sec. e si tratta di un dei frammenti dell’altare di Rachis.
Questo simbolo, comunque, non è il solo, vi compare, fra le altre cose, anche incisa una sirena bicaudata che in verità trattasi di Nabu, o Nabur, il tritone bicaudato dei Shumero-babilonesi.
La Rosa, intesa come simbolo della Sapienza Divina dei Saggi e mistici Sufi, è il simbolo della Natura, della Terra gravida, prolifica, la semprevergine Grande Madre. È il simbolo iniziatico dei Misteri di Isis, Iside, ed intorno al XII sec. sarà associato alla Vergine-Madre, del Maestro nazireo Joshua (Giosuè, il Gesù dei Vangeli), Maria, o Maryam, o Miryam, la Theotòkos. Il simbolo di una “Rosa” ed una “Croce”, fu traslato, dicono, in Occidente, dai Trovatori e dai Crociati, ma quest’affermazione è un grossolano errore perché: tale simbolo era stato già adottato intorno al X sec. dai monaci basiliani di Luca d’Armento, che brandirono le armi per combattere gli invasori arabi. Abbiamo in Calabria, già nel X° sec., la prima formazione di un Ordine monastico- guerriero, l’Ordine dei Cavalieri di Rodi, o di Rhodia, chiamato anche Ordine dei Cavalieri della Rosa di Sion, di cui fece parte Sigilberto, avo di Ugo dei Pagani. I Cavalieri della Rosa (vestivano di bianco col mantello bianco) furono i precursori dei Templiers, i Templari, lo stesso ordine di monaci-guerrieri che sul Colle di Sion ebbero l’autorizzazione a costruire, sulle rovine di una basilica bizantina del IV sec. chiamata “la Madre di tutte le Chiese”, un’abbazia fortificata, e a darle il nome di Santa Maria del Monte di Sion e del Santo Spirito, ed i laici ivi riuniti presero, intorno all’anno 1113/14, il nome di Ordine di Nostra Signora di Sion; fra i primi Ugo dei Pagani, futuro Gran Maestro dell’Ordine del Tempio e André de MontBard dei duchi di Borgogna e Zio di S. Bernardo. L’Ordine di Nostra Signora di Sion è l’erede legittimo, se non la trasformazione, dell’Ordine dei Cavalieri della Rosa.
La Rosa, simbolo dei Fedeli d’Amore fu, anche, il simbolo della Scuola poetica Siciliana… e dell’Abate calabrese dell’archicenobio dell’Ordine Florense, oppure Floriano, oppure del Fiore, di San Giovanni in Fiore. I tratti salienti della vita dell’Abate Gioacchino da Fiore, specie gli anni del pellegrinaggio in Oriente… sembrano esser stati il modello su cui s’ispirò “l’inventore” di Christian Rosencreutz.
Non esistono prove inoppugnabili sull’esistenza della Confraternita dei Rosa+Croce, né che la sua probabile ed incerta esistenza possa essere plurimillenaria.
L’opinione contrastante, già al tempo della loro apparizione, credeva che si trattasse di una setta di anabattisti, rivoluzionari politici, religiosi, di uomini malvagi, atei, empi, maghi, ricercatori della Pietra Filosofale; per alcuni “messaggeri dello Spirito Santo”, per altri, invece, “emissari di Satana” riunitisi, a Lione, in occasione del solstizio d’Estate per il Gran Sabba dove l’Assemblea generale, presieduta da Astarotte, aveva avuto non solo promesse, ma impensabili benefici affinché predicassero e facessero adepti alla nuova religione. Oltre questo, alcuni li ritenevano seguaci del filosofo italiano Giulio Cesare Vanini morto sul rogo a Tolosa quattro anni prima che “apparissero” i manifesti sui muri di Parigi; è superfluo aggiungere quel che andarono dicendo i Gesuiti.
Ma, chi erano costoro che si definivano Fratelli della Rosacroce?
Ovvero e per meglio dire chi erano i “fratelli della Croce di Rosa”?
Cosa stava accadendo, cosa stava maturando o trasformandosi in Europa?
Per quel che stava accadendo in Europa ci potrebbe bastare la consultazione di alcuni testi di Storia e di Letteratura, per quel riguarda la “Società” di quei misteriosi personaggi e del più evanescente Christian Rosencreutz se lo chiesero allora… e ce lo chiediamo ancora oggi pur essendo certi che la maggior parte della relativa documentazione che attesterebbe, fra l’altro, anche la sua antica origine e che ancora oggi viene citata come testimonianza, è fantasiosa, travisata, adulterata, inventata, una… truffa che regge bene il passare del tempo, direi.
La risposta che posso darvi non esaurisce l’intricato argomento, comunque, nell’agosto del 1623 sui muri di Parigi furono affissi, nottetempo, dei manifesti manoscritti di questo tenore: “Noi, deputati del Collegio provinciale dei fratelli della Rosa-Croce, stiamo facendo soggiorno visibile ed invisibile in questa città per grazia dell’Altissimo…”; “Noi deputati del Collegio di Rosa-Croce, annunciamo a tutti coloro che vorranno entrare nella nostra Società e Congregazione, che saranno istruiti nella perfetta conoscenza dell’Altissimo…”.
Rendetevi conto che non abbiamo un bandolo di una matassa, ma diversi e la nostra matassa, fatta da tanti fili, è molto ingarbugliata… ad esempio, è affermato che, fra coloro che diffusero idee rosacruciane e che sono ritenuti dei “Rosa+Croce, sono da annoverare Robert Fludd, Elias Ashmole, Comenius.
Vi sono assertori, della Confraternita della “Rosa di Croce”, che sono convinti che l’origine del Sodalizio sia di molto anteriore al 1378; che lo stesso Messer Durante Alighieri ed i Fedeli d’Amore legati segretamente all’Ordine dei Templari (fondato dall’italico Ugo dei Pagani), fossero “fratelli della Rosacroce”.
Uno degli inizi della leggenda, è stato affermato, potrebbe essere la Hypnerotomachia Poliphili (Sogno della battaglia d’amore di Polifilio), del domenicano Francesco Feliciano o Francesco Colonna (veneziano e libertino) ritenuto un compendio iniziatico, ma dei manifesti “anonimi” affissi ai muri di Kassel (1614) “Comune e generale riforma di tutto il vasto mondo; seguita dalla Fama Fraternitatis del lodevole Confraternita della Croce di Rosa, indirizzata a tutti i Sapienti e Sovrani d’Europa. Insieme ad una breve risposta, ad opera del Signor Haselmayer, il quale per questo motivo è stato arrestato e gettato nelle prigioni dei Gesuiti, incatenato ad una Galera: ora data alle stampe e resa nota a tutti i cuori sinceri “, la pubblicazione della “Confessio Fraternitatis” e di “Nozze chimiche di Christian Rosencreutz”, fanno pensare che il tutto nacque proprio negli anni introno al milleseicentoquattordici. La Fama Fraternitatis è più o meno un annuncio dell’Età dello Spirito Santo attribuito a Haselmayer, la Confessione è la difesa dalle accuse di eresia e di sovversione mosse contro i misteriosi Fratelli della… “Croce di Rosa” detentori di meravigliosi poteri di giovinezza, salute, conoscenza.
In quanto alle “Nozze chimiche di Christian Rosencreutz” lo stesso autore Johann Valentin Andrete (Johnnes Valentinus Andrewas), pastore luterano, affermò di averlo scritto in età giovanile, cioè intorno al 1604. Ispiratore di Valentin Andreae, è il Calabrese Tommaso Campanella erede del conterraneo Bernardino Telesio. A lui il Campanella inviò nascostamente il suo manoscritto “la Città del Sole”.
Per quel che sappiamo, anche Filippo/Giordano Bruno e John Dee influenzarono molto l’opera di Valentin Andreae. Altra cosa, Tommaso Campanella e Bernardino Telesio, come sappiamo, appartenevano all’Accademia dei Segreti della Natura fondata da Giovan Battista Della Porta.
Valentinus Andreae o Andrewas, il suo stemma era una croce di S. Andrea con quattro rose a ciascun angolo, che avrebbe fatto parte della “Società della Palma” è per molti il maggior indiziato come “inventore” della Confraternita, ma permane un grande dubbio sul perché, in seguito, egli è manifestatamente “contro” la fantomatica Confraternita.
Forse fu nei locali del Cenacolo di Tubinga che Valentinus Andreae concepì la dottrina rosacrociana ed i suoi manifesti?
Dottrina che ha molte analogie con quella di Dionigi Areopagita, con la filosofia neo-platonica, con la tradizione “gioacchimista” dei chiliasti e con quella di Gioacchino da Fiore, nonché è da evidenziare l’appropriazione e l’uso di simboli esoterici appartenenti alla Tradizione degli Alchimisti e della Massoneria.
C’è da chiedersi: i Croce di Rosa, ovvero i Rosa+Croce, sono da ritenersi gli eredi o una corrente dell’universalismo magico di Giordano Bruno e del Campanella?
Ma, chi è il fondatore della Rosacroce o, meglio, della Croce di Rosa?
Padre Christian Rosencreutz, nato nel 1378, è detto dai seguaci, ma noi lo riteniamo: un mitico personaggio… mitico nel senso che non è mai esistito; del resto già il nostro conterraneo Tommaso Campanella e il Fulcanelli hanno asserito che la Confraternita della Rosa+Croce non è mai esistita nell’ambito delle “Società” esoteriche; comunque, dalla trama intessuta sulla ipotetica Confraternita sorsero, nel tempo, delle se-dicenti “Società” o “Fratellanze” R+C, che affermarono di essere gli eredi legittimi, oppure una particolare corrente di pensiero tramandata nel segreto.
Fra i tanti “Ordini” neo-rosacruciani che, naturalmente, intendono riallacciarsi al movimento Rosacroce del XVII sec. ovvero i “Fratelli della Rugiada cotta”, sono da annoverare:
l’Ordine Kabbalistico della Rosa+Croce (che doveva essere il vertice del Martinismo);
la Rosa+Croce Cattolica del Tempio e del Graal;
la settecentesca Rosa+Croce d’Oro dalla quale trarrà origine il Lectorium Rosicrucianum (un “Ordine di massa” fondato da Jan Leene);
l’Antiquus Mysticus Ordo Rosae Crucis (A.M.O.R.C.) altro “Ordine di massa” fondato agli inizi del nostro secolo.
Domanda: L’A.M.O.R.C. …sono i Rosacroce?
Risposta: Credo sia opportuno chiarire che l’Ancient and Mystical Order Rosae Crucis, l’Antiquus Mysticus Ordo Rosae Crucis (A.M.O.R.C.), fondato, agli inizi del nostro secolo, da un ex teosofo americano Harvey Spencer Lewis, auto-insignitosi del grado di “Imperator” sfuggendo e tradendo le aspettative di frater Merlin ovvero Theodor Reuss Capo Visibile dell’O.T.O (Ordo Templi Orientis) che gli aveva dato la sua benedizione.
L’A.M.O.R.C. è, dunque, un “Ordine di massa” che afferma di avere “illustri” e “plurimillenari” natali. Già! “illustri e plurimillenari natali”!!!
Ma, a che “epoca” risale la fondazione dell’Ordine?
Dunque, senza inoltrarci molto nel groviglio di fantasie sincretiste dell’A.M.O.R.C. vi riporto quanto è affermato in una loro pubblicazione D.O.C., cioè: «garantita dall’autorizzazione ufficiale da parte della organizzazione segreta di cui il Gran Maestro possiede la sola copia completa esistente».
Apprendiamo che, nell’anno 1749, l’Imperatore della Cina dona, al Conte di Derby, la copia di un antico testo che aveva potuto far trascrivere, a Lasha, grazie al permesso accordatogli dal Gran Lama (il Dalai Lama), che, già dal 732 dell’e.v., custodiva l’originale manoscritto.
L’autore di tale prezioso manoscritto “È a te che affido…”, revisionato da Sri Ramatherio, è niente meno che… il Faraone Amenothep IV, già, proprio lui, il faraone eretico!
“La tradizione fa risalire l’origine dell’Ordine alle antiche scuole d’Egitto, organizzate intorno al 1500 a.e.v. sotto il Regno di Thutmose III. L’organizzazione propriamente detta è fissata nel 1350 a.e.v. sotto il Regno del celebre Faraone Amenhotep IV, noto per aver abolito le religioni politeiste del suo tempo e per averle sostituite con la dottrina monoteista.
Dall’Egitto l’Ordine si diffuse in Grecia e da li a Roma. Nel Medio Evo, venuta meno la libertà di coscienza, l’Ordine si nascose sotto vati nomi “.
Per l’A.M.O.R.C., nel Salmo 104 della Bibbia, come in numerosi “Testi Sacri orientali”, possiamo ritrovare brani scritti da Amenhotep IV, al quale è attribuita, anche, la costituzione di una confraternita segreta con sede in Akhetaton, la città da lui fondata nel deserto.
Tuttavia, quel che noi sappiamo, con certezza, è che la sua “presa di posizione” avverso la casta sacerdotale finì nel sangue di una guerra politico-religiosa che si concluse con l’estinzione della 18esima dinastia dei Thutmosidi e la ristabilizzazione del culto di Amon-Re: il disordine era stato eliminato dalle Due Terre, l’Egitto, e, l’Ordine, Maat, era stato nuovamente insediato al suo posto come la “prima volta”!
Ma, procediamo con un certo ordine.
Thutmosis III, Faraone della XVIII dinastia del Nuovo Regno, salì al trono intorno al 1458 a.e.v., e, tutto il periodo di regno è costellato da campagne militari, da stragi e da saccheggi tanto che la supremazia egiziana, in questo periodo, si estese in tutto il Vicino Oriente.
È certo che moltissimi prigionieri, delle sue campagne militari, furono consacrati come schiavi al servizio della Divinità e dei templi soggetti al Gran Sacerdote di Amon-Re che egli stesso aveva innalzato al rango di Capo della Religione del regno. Il potere del Gran Sacerdote, e, di tutta la casta sacerdotale di Amon-Re, esteso su tutti i sacerdoti e tutti i templi dell’impero finirà col minacciare l’Autorità dei Faraoni.
Thutmosis III fu un grande guerriero che nel tempo libero si dedicava alla botanica, alla lettura di testi antichi ed all’arte figulina… quella del vasaio per intenderci. Verso la fine del suo regno promosse l’attività costruttiva… riutilizzando, cioè, le opere fatte edificare dalla Regina Hatshepsut, sua matrigna. A lui, che era figlio di una concubina, si deve gran parte del vuoto, la damnatio memoriae, creato attorno a Maatkara Khenemet Imen Hatshepsut, la Grande Regina che si fece incoronare Faraone d’Egitto.
Con Amenhotep IV, l’eretico, si ha un cambiamento che non ha nulla di rivoluzionario e che non deve essere inteso legato alla “religione rivelata” del Dio-unico che molti secoli dopo sarà ritenuta come le radici del monoteismo ebraico e, in seguito, di quello christiano e che assurgerà, con Tut ank Amon, ai fumi d’incenso dei mistici dei circoli di frangia dell’esoterismo da fiera. È questo il momento di chiarire quanto sia assurda l’idea del monoteismo, che si vuole avvenga attraverso il processo di spiritualizzazione, il passaggio dall’idolatria o dal politeismo, dell’uomo.
Il “monoteismo” non è mai esistito! Affermiamo che il “monoteismo” non esiste, che mai fu ed è professato dall’Umanità, e, che si è sempre e comunque trattato di “monolatria” dovuto alla prevalenza, alla rivendicazione, alla centralizzazione del potere di governo dominante.
È anche esagerato parlare di “monoteismo”, poiché Amenhotep IV (Akhetaton) rivolse la sua attenzione ad una forma di Culto del Dio già definito nella Teologia di Heliopolis fin dall’Antico Regno. Riducendo la Divinità nell’aspetto visibile Sole, o del disco solare, egli volgarizzò, ed estromise il clero, oltre che dall’amministrazione dei tesori della Divinità, dall’essere l’intermediario fra la Divinità e gli uomini.
Nulla cambiava, comunque, a riguardo del Faraone che continuava ad essere l’ipostasi della Divinità… ovvero l’unico intermediario tra la Divinità e gli uomini.
Quando si parla dei fedeli del Dio Unico Aten o Aton, della riforma atoniana, siamo propensi a credere che una moltitudine d’uomini idolatri, vessati dal clero politeista, seguì l’iniziativa del Faraone!
Niente di più sbagliato! È certo che essi, i nuovi fedeli del Dio-Unico, furono in numero molto esiguo e tutti facenti parte dei dignitari e dei funzionari della Corte, e, non è tutto poiché le loro preghiere erano rivolte esclusivamente al Faraone e non ad Aton; in quanto Aton era il Dio “personale” del Faraone.
La contrapposizione di Aton ad Amon, il Dio nascosto, deve essere intesa e rivisitata, al limite, come il tentativo di volgarizzazione degli antichi culti, tant’è vero che l’influenza della riforma atoniana ebbe scarsa rilevanza sul popolo, vale a dire che fu quasi nulla poiché non corrispondeva alle strutture della società. Akhenaten, ovvero Amenhotep IV, che non abolì mai la così detta religione politeista, fece chiudere alcuni Templi e limitare le attività di altri “unicamente” per incamerarne i tributi ed i beni del clero egiziano col quale era entrato in contrasto; operando, così, per la “centralizzazione” del potere politico, religioso e militare, nella persona del Faraone, rafforzandone l’assolutismo teocratico… Non c’è nulla di “rinnovativo” o di “religioso”, di “spirituale”, nel suo operato, contrariamente a quanto si suole affermare!
La centralizzazione del potere condusse alla corruzione ed al sopruso, la nuova capitale del Regno, che doveva essere l’equivalente di Tebe, avere, cioè, gli stessi monumenti chiamati con gli stessi nomi; che doveva essere la seconda Heliopolis, dilapiderà ingenti somme.
Akhetaton, la città costruita sul “presunto” luogo prescelto da Aton, costruita nel deserto… ritornerà dopo breve tempo al deserto, ma tutto l’Egitto era, ormai, ridotto in condizioni pietose e disperate.
Amenhotep IV, come i re di Amarna che verranno cancellati dalla storiografia ufficiale da Ramessu (Ramses), veniva raffigurato nelle sembianze fémminee, e molto chiaramente nelle sembianze della Déa Sekhmet Signora di Asheru, la guaritrice. È possibile che fosse stato ritenuto la incarnazione di questa “Forza fémminile”? Si, è possibile!
Suo padre, Amenhotep III aveva fatto erigere e consacrato alla Signora di Asheru (Sekhmet) oltre seicento e più simulacri. La Déa Sekhmet era ritenuta una terribile Déa, e, Amenhotep III era alquanto malaticcio oltre che terrorizzato, come tutti del resto, da tutte quelle conseguenze scaturite dalla tremenda esplosione vulcanica di Thera e di Santorini.
Il cielo si oscurò per più giorni, lapilli incandescenti, ceneri acide, ossidi di ferro, caddero giù dal cielo devastando e dando la morte… tutto questo, non vi lascia pensare a quanto sarà riportato come… le dieci piaghe che JHWH inflisse all’Egitto?
Non dimentichiamoci del polverone, sollevato, proprio a cavallo del secolo, dai numerosi ritrovamenti e reperti archeologici egiziani che potrebbero farci comprendere molte cose, ad esempio che… al tempo del nostro Faraone, presunto instauratore del monoteismo e presunto autore di “ È a te che parlo…”, visse un Saggio di nome Amen-em Apt, autore di “Dottrina”, che ben conosceva “Insegnamenti”, ancora in circolazione (da oltre 1500 anni circa) di Kagemni, un antico Saggio….
Per concludere, vi invito ad una ricerca interessante ed intrigante: uno dei titoli di Amenhotep IV, al momento della sua incoronazione, fu “Sommo sacerdote di Ra-Horakhti”.
Ra-Horakhti è Hor em Akhet Khepri Ra Atum, ovvero è Sheshep Ank Atum cioè “immagine vivente di Atum” quella che comunemente è conosciuta come: Sfinge. Si sa, che alcuni buontemponi ritengono, che la Sfinge sia il monumento simbolico del Faraone Khafre (Chefren). La storia è più o meno questa: sulla piana di Giza giaceva inutilizzato un immenso blocco di calcare, scavato durante il regno del Faraone Khufu (Cheope); Khafre lo utilizza facendolo scolpire. Così, ci raccontano i nostri amici buontemponi, da circa 2500 anni, l’inquietante scultura, corpo possente di un leone col volto del Faraone Chefren, è lì.
Quel che racconterò è interessante. Khufu (Cheope) cercava qualcosa, la stessa cosa che cercarono i Patriarchi che ebbero accesso nella terra di Hi Ku Ptah (la casa di Ptah) ovvero Aigyptos, l’Egitto?
Molto probabilmente Khafre si limitò a far liberare completamente, dalla sabbia invadente del deserto, la Sfinge e, poco importa, ma è certo, che Khufu, Faraone della IV dinastia e padre di Khafre, a sua volta, aveva liberato, dalla sabbia, il Custode silenzioso ed enigmatico di un Sapere arcaico, perché la Sfinge, ovvero Ra-Horakhti, aveva visto sorgere l’equinozio di primavera nella Costellazione del Leone almeno 9000 anni prima della sua nascita.
Anche Thutmosis IV faraone della XVIII dinastia darà ordine affinché l’immagine di Ra-Horakhti fosse liberata dalla sabbia; avvenne che Thutmosis IV “seduto all’ombra del Dio Ra-Horakhti, fu preso dal sonno e dal sogno, nell’ora in cui il sole è allo zenit. Il Dio, come un padre parla al figlio, si rivolse a lui con queste parole «figlio mio Thutmosis, sono io, tuo padre Harmachis Khepra Ra Atum. Ti darò la mia regalità sulla terra alla testa dei viventi, il paese ti apparterrà in tutta la sua estensione».
Domanda: Cosa è per te il Bene e cosa il Male?
Risposta: Il Bene e il Male non esistono!
Questi due concetti bisogna ricercarli nell’idea, nel desiderio, nella volontà, quindi nell’azione che scaturisce da una scelta operata da uno o più individui.
Se consideriamo esistenti il Bene ed il male, dobbiamo ritenerli del tutto relativi (a chi?, a che cosa?).
Si dice che Bene e Male erano in una aiuola del Giardino dell’Eden dove tutto era bello e meraviglioso… “buono”, ma con il morso che Eva, la Madre di tutti i viventi, diede ad una mela (malum) le cose andarono diversamente… cioè “male”!
Più precisamente si dice che prima c’era solamente il Bene… poi grazie ad un serpente, ad una mela e alla nostra progenitrice… iniziò a circolare sulla Terra, cioè fuori dal Giardino dell’Eden, il Male.
Eva, dunque, è la causa di ogni “male”… per l’uomo, per la Terra?.
Per noi questa “assurdità” data e spacciata per “verità rivelata”, mortifica l’intelligenza della specie umana e l’uomo che l’accoglie passivamente si fa, senza alcun dubbio, schiavo di altri uomini non del tutto sani di corpo, di mente e di spirito!
Il “male” a differenza di “bene” ha tanti sinonimi, il più comune è “peccato” e, quando si parla di “peccato”, in genere il pensiero si rifà alla nostra progenitrice, oppure… all’atto dell’amare.
“Bene” e “Male”, probabilmente, derivano dall’alterazione della naturale consuetudine dell’equa ripartizione di un qualcosa che coinvolse due o più uomini, magari si trattò di un qualcosa che ebbe a che fare… con la mela.
Cercherò di spiegarmi: immaginiamoci al tempo in cui l’uomo era “raccoglitore e cacciatore”, ma non in un tempo lontano bensì in un’epoca di poco precedente a che alcuni uomini divenissero agricoltori e sedentari. Tre individui di un clan raccolgono sei mele. Per la naturale consuetudine (giusto…giustizia), che rendeva il clan forte e capace di sopravvivere, quei tre uomini avrebbero avuto due mele ciascuno, ma accade, volutamente o no, che uno dei tre invece di due mele ne abbia tre. Gli altri due si ritrovano a dividersi il rimanente, vale a dire non più due mele cadauno ma… due e una. Chi avrà avuto di meno?
Cioè: “chi avrà avuto meno possibilità di sopravvivere”?
Da questo probabile accadimento ebbero origine, per prima cosa, i vari prepotenti, sopraffattori, tiranni, imbroglioni, disonesti, seguiti dai mantenuti, dagli scrocconi, dai profittatori, dagli sfruttatori, che ebbero, come figli e nipoti, i ladri, i tagliaborse, gli strozzini, i truffatori… di ogni Era.
“Bene” e “Male” che figliarono da “possesso” e “potere” ascesero fino al Cielo, all’Alto dei Cieli! Così si ebbero Déi “benevoli” e Déi “malevoli”… Angeli e Demoni… Dio e Satana, con tutte le possibili “implicazioni” che la “speculazione”, fiorendo, produsse nel corso dello svolgersi dei millenni e che furono ascritti “fin dal principio” al pervenuto al “potere” sul Cielo e sulla Terra, al maschio Dio, capace anche di “generare” nel senso di “partorire” da una coscia o dalla testa, ….alla “lotta” perenne fra “forze” opposte durante il passaggio dal Caos al Cosmo… all’ira di Dio che punisce l’uomo… all’anima dell’uomo che, per alcuni, per le sue azioni verrà relegata all’Inferno o condotta in Paradiso, mentre per altri s’era cucita l’idea del Karma e della Reincarnazione… fino ai drammi liturgici…
Tutto questo contribuì sempre più a snaturare l’Uomo, per cui si disse e si continua a dire che l’uomo “nasce” quando invece egli si “manifesta” riducendolo dalla “dimensione cosmica” (macrocosmo), rapportato cioè al cosmo ed ai cicli cosmici, a quella transitoria (microcosmo e per alcuni: effimera) esistenza terrena, che da alcuni è intesa come “illusione”, per cui egli cominciò a temere l’altrove, a temere la morte intesa non più come condizione di transitorietà, di cambiamento… ma come fine della vita. Si inventò, cioè, l’ignoto mondo delle ombre, il Tartaro, l’Ade, i Campi Elisi, i vari Giardini di delizie…
Dunque, la non equa ripartizione di quelle mele sta, non solo, all’origine del “bene e del male”, ma anche del conseguente “dramma sacro stagionale” che divenne il ciclo della dimensione entro la quale è stato relegato l’uomo.
Domanda: Scienza, Religioni e Filosofia, quale unità sull’origine dell’Universo?
Risposta: Nel 1931 fu ipotizzato che miliardi di anni fa tutto l’Universo fosse concentrato in una piccola massa: l’atomo primordiale.
Accadde che l’atomo primordiale esplodesse e, quindi, che la materia che lo componeva si irradiasse in ogni direzione. Questa è la teoria della grossa esplosione (big bang) che, per essere formulata, necessitò che Hubble avesse scoperto che l’intero universo si espande in tutte le direzioni ad altissima velocità… il ché concordava con la teoria della relatività. Negli anni cinquanta una nuova ipotesi generò non poche domande. S’immaginava che l’Universo non avesse avuto origine da un’esplosione e che si dilatasse da sempre.
Senza inizio e per sempre? Si, l’universo esisteva da sempre e si dilatava per sempre, e, cosa importantissima, continuamente veniva creata altra materia… il ché può sembrare assurdo, ma non lo è in quanto la fisica quantistica lo afferma come possibile.
Si pensa che l’età dell’Universo si aggiri tra i 12 e i 15miliardi di anni, si ipotizza che un giorno esso potrà collassare, cioè finire.
La Teoria Generale della Relatività afferma che lo Spazio e il Tempo ebbero inizio nella grande esplosione e che finirà in una grande compressione se qualora giunto alla massima dilatazione, l’Universo, invertirà la direzione di moto. L’ipotesi della grossa esplosione, fu appoggiata dal vescovo di Roma, in quanto questa teoria era simile a quanto raccontato nel “Vecchio Testamento”; però, se era giusto studiare l’evoluzione dell’Universo, iniziato con una grossa esplosione, l’esortazione del vescovo di Roma fu, che non si doveva cercare di penetrare nel mistero del big bang in quanto in esso è il momento della Creazione di Dio.
Dio, dunque, essendo sempre esistito, come afferma la Chiesa di Roma, è l’artefice dell’esplosione?
Questa idea è riscontrabile in tutte le Religioni e Tradizioni dell’Umanità? Sembra di si!
Ma, invece, non è possibile che con questa Idea si sia voluto indicare “il Mistero” dal quale dipendono le tante speculazioni sulla creazione?
Dio, Illimitato, Onnipotente, Imperscrutabile, che l’Uomo Ha concepito, è l’artefice della limitazione dell’Illimitato; questo è il tentativo di descrivere la nascita del finito nell’infinito, di ciò che riteniamo eterno, nella ciclicità.
Dunque, in principio ci fu una esplosione simultanea e ovunque che riempì tutto lo spazio, finito o infinito che fosse, e, tutte le particelle di materia cominciarono ad allontanarsi, l’una dall’altra, ad una velocità altissima, inimmaginabile (?).
Ma che c’era prima? cosa ha generato questa «esplosione simultanea e ovunque»?
La risposta più semplice, ancora una volta, è “prima c’era Dio che è sempre esistito ed è la fonte della Creazione, dell’Universo!”
L’Uomo s’è posto sempre (da sempre?) questo inquietante “problema”? Forse!
In principio, è riportato nell’Edda di Snorri, non c’era nulla, ma perché l’uomo si chiede se ci sarà una fine? Forse perché in realtà non è troppo ottimista, oppure ci deve essere stato un qualcosa per cui l’uomo teme che “tutto possa finire”.
Religione, Filosofia e Scienza, concordano con un possibile tramonto ed una nuova possibile alba… si ricomincerà a vivere fino ad un prossimo ragnarock, non ci sarà mai una “fine” definitiva.
Del “remoto passato” l’Uomo rammenta che ci sono state diverse albe e diversi tramonti, mentre, invece, altri uomini sono assertori della recente evoluzione. Voglio dire che l’Uomo non è, come affermano, il prodotto recente della evoluzione di Darwin né dell’impasto di terra del Dio degli Ebrei che è poi anche quello dei seguaci dell’eretico Paolo di Tarso.
La sua più che remota origine è ormai andata perduta? Forse si e forse no!
Dipende da quanta paccottiglia che abbiamo raccattato e confezionato, siamo disposti a gettare fra i rifiuti. Sono convinto che l’Uomo, data la durata della nostra vita, poiché il nostro ciclo biologico è relativo, breve, debba “ricercare” per prima cosa di vivere pienamente e con consapevolezza, l’oggi… l’attimo.
Realizzare, agire, essere. In altre parole non rimandare a domani quello che può essere fatto oggi, il ché coincide perfettamente con Spirito, Spiritualità, perché, come più volte ho affermato, corpo-mente-spirito sono Uno e che, pertanto, l’aspettativa della ricerca tesa alla cosiddetta evoluzione spirituale… è una patacca!
Agire, Essere, Realizzare, qui ed ora… questo è importante, determinante!
Questa teoria dell’evoluzione spirituale si è sviluppata a seguito dell’interpretazione e volgarizzazione della “Dottrina Misterica della Salvezza” e, dall’averla profanata, privandola del suo contenuto esoterico e divulgata… a tutti indistintamente. Alcuni movimenti pretesi iniziatici di pseudo guru, o sedicenti maestri, sono propensi ad istillare nella mente dei discepoli, del seguace, che la vita, questa meravigliosa, stupenda, incantevole, grandiosa, stupefacente, fantastica, magica, vita, ci è data perché essendo pieni di difetti dobbiamo evolvere lo spirito per migliorarci ed accedere ad iniziazioni superiori, planetarie. Il karma e la reincarnazione sono la carota, lo zuccherino, il foraggio, con cui questi sedicenti guru allettano lo “zuccone”, “l’asino”…e, quello che fa inorridire è “ci vorranno molte incarnazioni e l’asino si sarà evoluto divenendo - secondo questi guru – uno splendido “purosangue” senza difetti che potrà aspirare al titolo galattico!
La Verità, è molto diversa da quella propalata da questi “mattacchioni”, i concetti di Karma e di Incarnazione sono più profondi, sacri, e, non sono specchietti e perline da scambiare con gli indigeni!
Domanda: Puoi parlarci dell’Alchimia, dell’Opera alchemica.
Risposta: L’alchimia, Al-Kimiya, ha un fascino misterioso, sa di notti insonni, di originali personaggi, di alambicchi, di storte, di beute, di fiamme sulfuree, di roghi, comunque, il termine è di etimologia controversa.
Esso deriva dall’arabo Al-Kimiya che significa “il Miscuglio di Terra”, altri lo fanno discendere dall’egiziano Keme che significa “Terra Nera” o “Egitto”, ma ciò è inesatto giacché “Egitto” non significa “terra nera” bensì è la versione greca dell’egizio Hi Ku Ptah dal momento che quella terra era conosciuta come “la casa di Ptah”, verosimilmente è da ritenere che con il termine Keme ci si riferisse ad una caratteristica del paese Hi Ku Ptah e cioè al fertile limo che il Nilo depositava, sulle terre confinanti le sue rive, nelle sue annuali inondazioni.
Si dice che Tubalkain l’avrebbe conosciuta e praticata; che anche Cam l’apprese e, secondo alcuni, l’insegnò agli Egiziani.
È certo che gli antichi egizi ebbero molteplici e straordinarie conoscenze di chimica, ma è fuor di dubbio che non acquisirono l’Al-Kimiya da Cam figlio di Noè; altra cosa, è certo, invece, che da essi l’appresero gli elleni, prima, e gli Arabi dopo.
In ogni caso, l’Al-Kimiya fu ignorata dai Faraoni e, anche se il termine Al-Kimiya apparve per la prima volta nel IX sec. e.v., alcuni la fanno risalire agli inizi stessi del mondo.
Dallo studio del Libro di Enoch si può evincere che l’Al-Kimiya sarebbe stata insegnata agli uomini dagli “Angeli caduti”, pertanto, c’è chi sostiene che tale Arte sarebbe stata patrimonio di popolazioni antichissime, in possesso di conoscenze avanzatissime.
Con il termine generico di Opera, in Al-kimiya, s’intende l’intero processo alkemico il cui scopo è quello di ottenere sia un particolare illuminamento interiore sia la “guarigione” della materia; pertanto, la “materia naturale” deve essere spiritualizzata e redenta… e, mentre ciò avviene in Natura, con processi lunghissimi che durano secoli, l’Al-kimiysta riesce a raggiungere lo stesso risultato in breve tempo.
I Filosofi, come amano chiamarsi gli adepti dell’Al-Kimiya, ritengono che l’unico metallo perfetto, quindi, sano, sia l’oro, mentre tutti gli altri ...sono destinati a trasformarsi in esso.
La Piccola Opera, che ha come fine la produzione della Pietra Filosofale, ossia la Materia Prima effettivamente semplificata e resa pura.
La Grande Opera, consistente nell’utilizzo di tale Pietra per tramutare in oro gli altri metalli, guarire ogni sorta di malattie (panacea), assicurare l’immortalità (elisir di lunga vita).
Genericamente si distinguono nell’Opera tre fasi che non sono propriamente tali, bensì tre aspetti di essa: la Nigredo o Opera al Nero, l’Albedo o Opera al Bianco e la Rubedo o Opera al Rosso.
Anticamente ne esisteva una quarta, la Xantosi o Opera al Giallo, poi dimenticata… ma le operazioni erano l’Albedo seguita dalla Rubedo e dalla Nigredo, che introducevano -i pochi- alla ...Xantosi per proseguire nella…
Domanda: Hai molte volte parlato dei Templari, ci potrebbe essere qualche altra cosa da aggiungere a quanto detto?
Risposta: I Templari non sono tutto quello che si è romanticamente vaneggiato fossero!
Non hanno mai avuto in custodia la presunta coppa dell’ultima cena;
non sono stati “christolatri”;
non hanno ritrovato istruzioni per la costruzione delle grandi Cattedrali gotiche;
non hanno potuto se mai fosse stato possibile accedere ai sotterranei del Tempio di Salomone;
non si acquartierarono nelle presunte stalle del Re Salomone, ma si alloggiarono, giacché Gerusalemme fu conquistata, nei pressi di un Tempio islamico.
Gerusalemme era stata conquistata dai musulmani nel 638 e.v. e del Tempio di Salomone, anzi del Tempio fatto riedificare da Erode il Grande, non restava gran che già dal 70 e.v.; i Bizantini non avevano avuto alcuna considerazione di quel luogo tant’è che risultava essere una grande discarica!
Il christianesimo l’ignorava e non aveva mai costruito alcuna Chiesa in quel luogo sulla cui sommità –raccontano- era stata trasferita l’Arca dell’alleanza nella città di David dopo una sosta di tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat.
Omar Ibn Al-Khattab il Califfo, dopo secoli d’abbandono, fu il primo uomo che si prodigò a ripulire “personalmente” quei luoghi sacri dalla sporcizia accumulatasi ed a far edificare una moschea poiché quel luogo era sacro all’Islam!
Nel VII sec., ad ogni buon conto, fu, intorno alla roccia, fabbricato un edificio, la Qubbat al-Sakhra (la Cupola della Roccia) –per custodirla-.
Gerusalemme e la Qubbat al-Sakhra (fatta edificare dal Califfo Abd Al-Malik), Medina e la Qa’aba, furono i luoghi del sacro pellegrinaggio annuale degli islamici, tuttavia, è verosimile che la Cupola della Roccia fu fatta edificare per stornare -più che per fronteggiare le incursioni di predoni- i pellegrini che si recavano alla Mecca giacché è indubbio che gli omayadi fecero costruire un vasto edificio sulla spianata dalla quale avrebbero dominato Gerusalemme ed il mondo.
I pellegrini christiani, quando invalse l’uso del pellegrinaggio nel christianesimo occidentale, non si resero mai conto che l’edificio ottagonale della Qubbat al-Sakhra non era il famoso Tempio salomonico e che mai fu una chiesa christiana e che le rovine del grande edificio erano quelle del palazzo governativo degli omayyadi. Appunto, in una parte ristrutturata di quell’edificio si acquartierò la milizia Templare.
Ma ci sono alcune cose che vorrei precisare!
L’Ordine Templare non fu fondato da Ugo de Payens, ma da Ugo dei Pagani figlio di Pagano dei Pagani di Nocera dei Pagani (Italia meridionale) discendente del cavaliere bretone Albertino compagno d’armi di Tancredi Normanno!
Altra cosa, Ugo dei Pagani, sepolto nella chiesa di San Giacomo di Campostella (Ferrara) è stato il primo Gran Maestro templare, lo confermerebbero gli scritti del suo contemporaneo Guglielmo vescovo di Tiro che fu uno storico dei fatti accaduti in Palestina al tempo delle crociate!
Le innumeri e fantasiose diatribe sui Templari che perdurano ancora oggi, verosimilmente, le dobbiamo ascrivere alla fantasia di Guillaume de Tyre.
Domanda: Perché dici “raccontano” che l’Arca dell’Alleanza era stata trasferita nella città di David dopo una sosta di tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat?
Risposta: Sull’Arca dell’Alleanza si sono dette tante cose.
Essa fu realizzata con legno di acacia, oro e argento, ricorrendo alle offerte del popolo di Israele e alla perizia di Bezaleel, che si attenne strettamente alle disposizioni divine.
Nell’Arca furono messi il bastone di Aronne, le tavole della Legge ed una giara d’oro contenente un fiocco di manna, e... Dio parlava al Sommo Sacerdote comparendogli in una nuvola al «di sopra del coperchio» sormontato da un paio di cherubini d’oro.
Intorno alla scomparsa dell’Arca nacquero numerose leggende fra le più accreditate si sostiene che Geremia sarebbe riuscito a trasferirla fuori da Gerusalemme caduta in mano nemica e a nasconderla in una grotta del monte Nebo.
Dell’Arca sappiamo che, allorquando Jebus fu presa ai Jebusei e fu chiamata Gerusalemme, essa non venne trasferita direttamente nella città conquistata, ma sostò tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat.
Prima ancora ...sappiamo che l’Arca fu a Galgala, nei pressi di Gerico, dove gli Ebrei avevano eretto un tempio-tenda nel quale alloggiarono il Tabernacolo del Patto. Più tardi l’Arca fu portata a Betel, poi a Bet-Semes e a Khiriat-jeraim dove rimase 70 anni sul monte Gabaon. Ma è a Silo che restò per lungo tempo e poi, per un altro lungo periodo, fu nei pressi di Gerusalemme sul monte Sion prima che Salomone la trasferisse sul monte Moria dove nel 1026 a.e.v. era stata ultimata la ristrutturazione del Tempio ...dei Jebusei.
Si afferma che al tempo di re Giosia (640-609 a.e.v.) l’Arca non era ancora andata perduta in quanto egli la fece ricollocare al suo posto, da dove era stata rimossa dal precedente re (Manasse) per collocarvi l’idolo di Asherah; sempre Giosia proibì che l’Arca fosse portata nelle processioni.
Si ritiene che sia andata perduta nel 586 a.e.v. quando Nabucodonosor conquistò e distrusse Gerusalemme e con essa il Tempio. Altri sono dell’opinione che la sparizione avvenne qualche anno prima, ma, l’Arca, non era più al suo posto poiché non fu catalogata tra gli oggetti portati a Babilonia dai conquistatori.
Non figura nemmeno nell’elenco degli arredi del tempio che il sacerdote Zorobabele ricostruì nel 515 a.e.v. dopo il ritorno dalla prigionia degli Ebrei in Babilonia.
Di essa non si ha alcuna notizia neppure dopo la distruzione del Tempio di Erode il Grande avvenuta nel 70 e.v. ad opera delle legioni di Tito.
Nel Kebra Nagast, un testo etiopico del XIV secolo, si narra che Menelik, detto anche Ebna Hakim (figlio del saggio), il figlio di Salomone e di Makeda regina di Saba, l’avrebbe trafugata ad Aksum, dove sarebbe stata conservata a cura della dinastia salomonica.
Secondo la tradizione rabbinica, invece, l’Arca sarebbe stata nascosta o portata in esilio dagli Israeliti stessi.
Per il profeta Geremia, l’Arca dell’Alleanza era “irrilevante”, e, l’ultimo a citare l’Arca fu Giovanni nell’Apocalisse (scritta nel 96 e.v.).
Da quel momento nessuno ne parlò più. A tutti gli effetti, nessuna traccia della sua sparizione è rilevabile nel cosiddetto Vecchio Testamento.
Ma in effetti, chi custodiva l’Arca dell’Alleanza?
Quando essa passò in secondo piano e fu fatto di tutto affinché fosse dimenticata?
Tenendo in considerazione solamente i testi pervenuti, il cosiddetto “vecchio testamento”, è verosimile che gli unici custodi dell’Arca dell’Alleanza furono sempre i discendenti di Mosè, e, pertanto, dobbiamo ammettere che qualcuno abbia voluto cancellare sia l’Arca dell’Alleanza che la famiglia di Mosè ...dalla storia di Israele.
Ciò sembra incomprensibile. Eppure, è un dato di fatto innegabile sebbene negli elenchi genealogici, presenti nei libri dei Giudici, di Samuele e nelle Cronache, sfuggiti alla censura, ci danno la certezza che i figli di Mosè gli sopravvissero, che entrarono in Palestina al momento della conquista e che ebbero a loro volta dei figli e dei discendenti ...per lo meno fino ai tempi di re Davide.
È bene chiarire che i Sacerdoti e i Leviti, anche se sono sempre nominati assieme sono, comunque, ben distinti gli uni dagli altri, a sottolineare il fatto che si tratta di due diverse famiglie.
Domanda: Mosè e Aronne ebbero successori alla guida del popolo eletto?
Risposta: Nel Deuteronomio si narrano i fatti dell’ultima giornata terrena di Mosè, quando egli convoca l’assemblea del popolo ebraico e tiene un grande discorso di commiato, passando pubblicamente le consegne ed il potere ai suoi successori.
Si, Mosè, consegnò pubblicamente il potere civile a Giosuè e… quello religioso al suo primogenito Ghersom sebbene sia dato per scontato che il sommo sacerdote fosse Eleazaro, figlio di Aronne, ma questo è inesatto poiché Aronne e suo figlio non ricoprirono mai la carica di Sommo Sacerdote.
L’equivoco sorge, circa mille anni dopo, con Esdra.
Esdra operò deliberatamente l’alterazione dei testi custoditi nel Tempio e che dovevano far da riscontro a eventuali falsificazioni. Egli, presumibilmente, era avverso alla casa reale di David; tanto che per le sue manipolazioni, con le sue censure, Aronne venne a trovarsi in posizione ideale e fu indicato, di punto in bianco e senz’alcuna giustificazione di tipo genealogico, quale antenato dei sacerdoti rientrati a Gerusalemme dall’esilio babilonese. Da allora in poi, questa è diventata la versione accettata in tutto il mondo ebraico.
La ragione principale va ricercata nel fatto che i figli di Mosè, e quindi i discendenti, non erano ebrei, o comunque non potevano essere considerati tali a pieno titolo giacché erano nati da madre madianita.
Questo particolare sarebbe sufficiente a giustificare la volontà di cancellarli dalle Cronache d’Israele ed evitare un loro accostamento alla casta sacerdotale.
Domanda: Nella terra promessa, sono due le città da considerare Sante, oppure Gerusalemme sostituì una Città di cui non conosciamo il nome?
Risposta: Fin dal momento della spartizione della conquistata Palestina, la città di Silo, situata nel territorio montuoso di Efraim, si era imposta come la località più importante della Palestina e rimasta tale fino alla sua distruzione, operata dai Filistei ai tempi di Samuele.
Le conferme sono numerose, come per esempio nel libro del profeta Geremia nel quale, il profeta, preannunciando la distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio, fa pronunciare a Jahweh le seguenti parole: “nella mia di- mora che era in Silo avevo da principio posto il mio nome … io tratterò questo Tempio che porta il mio nome e nel quale confidate e questo luogo che ho concesso a voi e ai vostri padri, come ho trattato Silo”.
Nel libro dei Giudici è detto –chiaramente- che a quei tempi “la casa di Dio era a Silo”. A Silo, infatti, era stato eretto il tempio a Jahweh dove veniva conservata l’Arca dell’Alleanza.
A Silo risiedeva il Sommo Sacerdote.
A Silo tutta Israele portava le proprie offerte per il Signore.
A Silo tutti gli anni convenivano gli israeliti da ogni parte della Palestina, “per prostrarsi e sacrificare a Jahweh degli eserciti”.
Sulla base di tutte queste indicazioni, non e possibile nutrire dubbi sul fatto che, durante tutto questo intervallo di tempo, Silo fosse stata per Israele quello che più tardi sarebbe stata Gerusalemme.
Ai tempi della spartizione del territorio fra le tribù di Israele, quindi, Silo era in assoluto la città più importante di tutta la Palestina… e il titolare del Santuario, in quanto Sommo Sacerdote, era la massima autorità di Israele… ed erano della discendenza di Mosè.
Domanda: Vuoi dire che c’è stata una lotta intestina e che i discendenti di Mosè sono stati eliminati?
Risposta: Beh, credo che sia avvenuto proprio questo. Anzi, ritengo che la Cultura Occidentale, la Religione Occidentale, alcune Confraternite iniziatiche Occidentali che amano ascriversi origini antiche, fanno riferimento ad una figura ambigua e controversa, al presunto culto di un Dio-unico alla sacralità della geometria costruttiva del suo Tempio e del suo simbolismo, ad una astiosa confederazione di tribù semite che si auto-definirono “popolo eletto” di un Dio-nazionalistico e del quale non furono mai consapevoli come abitualmente si vuol far credere.
Si, abbiamo una conoscenza distorta di molte cose!
Domanda: Mosè, il popolo eletto, il Tempio di Salomone… tu fai intendere che non avrebbero senso per l’Occidente.
Risposta: Gli Ebrei, la confederazione di tribù semite, che non furono mai una popolazione unita, al tempo di Mosè, si distinguevano in Ebrei e Israeliti, giacché gli Ebrei erano gli appartenenti del nucleo familiare e dei discendenti di Abramo stanziati nella terra di Canaan, nel mentre gli israeliti, o per meglio dire “i figli di Israele”, invece, erano gli appartenenti al nucleo familiare e dei discendenti di Giacobbe che si erano stanziati nel delta del Nilo. Pertanto, è possibile evincere che essi avevano usi, costumi e culti religiosi, diversi, tanto che, il Dio degli Ebrei di Canaan e quello degli Israeliti d’Egitto non era la stessa divinità.
In quanto al Tempio, preso a formula determinante da molte confraternite iniziatiche, è verosimile che esso oltre che essere pre-esistente all’arrivo degli ebrei, fu fatto, invece, ristrutturare da Salomone.
Il Tempio, consisteva in un triplice Tempio (tre Templi contigui), in onore delle Dée Madri e, quando gli ebrei ne presero possesso sostituirono il loro figlio e compagno con... YHWH.
Al tempo di re David il Tempio era costituito da: la “Casa della foresta del Libano” che era il Tempio della Déa Madre della Montagna e Déa dell’Amore e delle Battaglie; la “Casa della Figlia di Faraone” che era il Tempio della Déa Madre delle Nascite.
Domanda: Ma se gli ebrei erano monoteisti, da quanto dici non risulterebbe più.
Risposta: Il popolo ebraico, non fu monoteista in quanto è certo che praticasse Culti «in luoghi alti, elevati» con l’aggiunta di una divinità suprema YH, IA-HU (Yahu, Iahu) “eccelsa colomba”, un epiteto usurpato alla Déa-Luna adorata in Palestina nelle sembianze di una vacca dalle lunghe corna (il crescente lunare) del tutto simile ad.... Hathor.
IA-HU, il cui epiteto è “eccelsa colomba”, non è altri che l’equivalente shumero della Déa Eurinome (vagante per ampi spazi), la Grande Madre dei Pelasgi.
In quello che comunemente è conosciuto come Antico Testamento, che è poi una costruzione christiana per indicare il diathéke (patto) che traduce il termine ebraico “berit”, e, con l’integrazione di fonti più attendibili, si evince che quando le tribù israelitiche e quelle nomadi del deserto si insediarono in Palestina (terra dei Pelishtim, i Filistei) subirono l’influenza dei Culti e dei Miti cananei e quelli degli ebrei ivi stanziati dal tempo di Abramo, che comportò lotte, religiose e di potere, continue e sanguinose all’interno della confederazione ebraica la quale impose alla maggioranza delle tribù l’idea di una discendenza comune e di una unica fede monoteista (monolatria!).
In antichi documenti cananei, babilonesi ed aramaici, Jahvéh, il cui Tempio era contiguo a quello della Déa Asherah, risulta essere lo sposo della Déa Anat-Yahu, della Déa Ashim-bethel e della Déa Haram-bethel.
Domanda: Gerusalemme è una città santa, perché?
Risposta: Per prima cosa è bene chiarire che Gerusalemme non divenne una città sacra perché si svolsero i presunti fatti della crocifissione del Maestro nazireo Joshua, né per quelli che riguardano Muhammad!
Altra cosa, Gerusalemme non è sacra perché vi fu edificato il Tempio di YHWH!
Gerusalemme, nacque a ridosso di un antichissimo Santuario, un centro oracolare, uno degli Omphalos del pianeta dell’area Mediterranea.
Gerusalemme, era una città sacra secoli prima che Salomone avesse ristrutturato l’antico triplice Santuario della Déa Madre e lo dedicasse anche al culto di YHWH;
Gerusalemme, era sacra prima che il re David la scegliesse per capitale politico-religiosa della confederazione tribale ebraica, ma non è tutto!
Prima ancora dell’arrivo di Abramo, Gerusalemme era considerata una città santa giacché egli vi trovò un Centro Cultuale alla Triplice Déa ivi venerata da epoche arcaiche e un’ara dedicata a EL il figlio-compagno della Déa.
È certo che Sulieman (Salomone) stesso officiava nel Sacrario i Rituali Segreti dell’Antica Religione con la Regina sabea, Bilqis, Makeda regina di Saba.
Sulieman adorava AShRH (Asherah) la Déa Perduta, chiamata anche ASTRTh (Astoreth) la compagna di Jahvéh; Ella é la Sapienza, é Sophia, é Chokhmah.
Il suo Nome ed il suo Culto fu ...cancellato col sangue e ...dalla storia del cosiddetto “popolo eletto”!
Il Nome, da cui fu mutuato quello di Gerusalemme, è Ur-Shalem le cui tre cime montuose, il monte Zophin, Sion e Moriah erano accreditati luoghi sacri; ciò nondimeno, il più sacro era considerato il monte Moriah (o Moreh, o Moria ed anche Mor-Iah e Mor-Jah), il luogo del Santuario del terebinto di More.
Gerusalemme o Uru-Salim o Ur-Salimu ovvero Ur-SHU.LIM, Ur-Shulim -la Città di Shulim- il cui simbolo era la stella a sei punte, fu il luogo in cui sorgeva il Santuario della Déa SLM (Salma, o Solima) cui in origine era sacra tutta la collina.
Salma o Sal-Ma(Madre del Salice) è la Triplice Déa Arana (o Erana o Ana o De-Ana o Ath-Ana o Di-Ana o Ur- Ana), la Madre Terra, Nostra Signora dell’estate, Déa dei monti, Regina dei venti, Regina guardiana!
Nel suo Santuario si custodiva in una camera sotterranea il Dvir (colui che parla), la Pietra dello Splendore, la Pietra Sacra, la “Pietra Cubica”, la Eben Sheti’yah del tutto simile alla Pietra Nera della triplice Déa Allat custodita e venerata nella Qa’aba!
Ciò nondimeno, alcune fonti attestano che SLM (Salim o Salhim o Sama) fu un Centro Cultuale antichissimo posto ai piedi del monte Nikkum (o Lokkun) dove, ancora oggi, sono visibili le rovine di un castello la cui costruzione è attribuita a Sem figlio di Noè. Per alcuni cronisti arabi SaLiM fu la più antica città del mondo. Gli arabi, e gli ebrei, è risaputo, sono i discendenti di Sem che si divisero in due grandi clan, quello di Ismaele figlio di Abramo e quello di Qahtan o Joktan, che generò Abd Shams (Colui che adora gli astri) ed i Sabei.
Secondo queste fonti Gerusalemme e Salima sono due distinte città, anzi, la prima usurpò la sacralità della seconda!
Domanda: Hai parlato di Nabu dicendo che si tratta di un Tritone, un Tritone bicaudato, puoi dire altro?
Risposta: ILU HANNI il più antico Deva degli uomini, aveva il compito di aprire la via alla Nuova Parola.
Gli uomini, fin da remote età, lo avevano chiamato anche Nabu, Nabur e Nebo, ed anche Anubis o Chnoubis, ma quel che è certo è che attraverso di lui si diffonde la Parola di Conoscenza Occulta attraverso le terre che, volta a volta, vengono prescelte per essere il crogiolo misterico della Tradizione.
Fu egli, secondo la Tradizione Kaldèa, ad insegnare agli uomini la scrittura e le Arti.
Dai Kaldèi gli fu dato il Nome di Hoannès ed in seguito di Nabu, il possente Tritone della mitologia stellare assiro-babilonese.
Una filiazione diretta dello Spirito Stellare MUL.GU.LA., il Dio EA, il Signore della fonte… l’Acquario, il portatore d’acqua.
I nostri succinti accenni a quest’essere meraviglioso di Celestiale origine, che riversò sull’umanità il dono della sua saggezza, hanno una precisa ragione nella sua ascendenza della Luce di MUL.GU.LA., la Luce Immensa che fu chiamata “Secreto dell’Austro” per moltissime generazioni.
La intercambiabilità e versatilità dei suoni gutturali G e K, ci sono utili per decrittare il Nome che gli uomini diedero allo Spirito Stellare del Gigante, poiché, quando molti secoli cancellarono il vero, ne fu resa testimonianza con suono impercettibilmente differente: Mik’Al… ma di questo, ne parleremo ...in un altro incontro.
Domanda: Il mito di Saturno è in relazione all’Età dell’Oro. Cosa, ci puoi dire?
Risposta: Si, l’Età dell’Oro è assimilata all’Età della Tradizione Primordiale.
Il mito ci racconta che Saturno spodestato dal figlio Giove si rifugia nella terra di Italia.
Sui popoli di questa antichissima terra regnava Giano, Janua (da Djana).
Djana o Diviana (Déa della Luce), Déa “della quercia e della colomba”, Déa puramente Italica è la custode dei Piccoli Misteri e dei Grandi Misteri.
Dovremmo dire che l’italica terra dove regna la Gran Sacerdotessa Djana, ipostasi della Grande Madre Italia (Déa Madre delle selve montane, delle sorgenti e dei cicli vitali), accoglie Saturno il quale congiuntosi a Lei secondo il rituale delle Sacre Nozze, diviene Re al suo fianco e il regno assume il nome di Saturnia.
È un Mito antichissimo che riguarda la nostra terra, l’attuale Calabria, le nostre genti perché in antico essa fu chiamata Saturnia… e campi di Saturno.
A tale proposito, è molto probabile che il mito di Saturnia Regna “venne traslato” dalla nostra terra all’Agro Laurente dagli italici Ausoni, al tempo del “ver sacrum” o dai Pelasgi, o dai Siculi o dai Sicani autoctoni della Trinacria che si stanziarono nella terra della Déa Velthe, divenendo, nello scorrere dei secoli, il mito laziale.
I Siculi che furono i primitivi abitatori di quelle terre, sulle sponde del Tevere presso l’isola Tiberina, probabilmente furono anche i progenitori dei latini.
Nella penisola italiana le più antiche tradizioni ci raccontano degli Ab-origeni Ausoni o Ouschacha “gente scampata dal diluvio e vagante, come cicogne…” che presero parte nella guerra del Bronzo al fianco dei Libici, dei Turseni, dei Pelasgi, dei Khetas, dei Teucri, dei Danaoi, per il dominio delle miniere e delle vie commerciali contro gli Egizi e i Fenici. Presso tutte le genti di stirpe Italica vigeva la consuetudine del “ver sacrum”, cioè le nuove generazioni lasciavano, in primavera, il clan d’origine per nuovi stanziamenti e nuove terre.
Per la sua posizione la città alla quale era Sacra la Presenza del Dio Saturno, la più importante e cosmopolita, fu Ausonia, Région, Regium Julii, Regio, Reggio di Calabria, oppure Erythra come la chiamò il mitico re Giocasto, era la più Antica e Sacra delle città opiche, la più fiorente, che esisteva già sei secoli avanti la fondazione della Roma Capitolina.
Dalla nostra terra sciamò per tutta la penisola un popolo di grandi risorse, portando un retaggio culturale e cultuale espresso in una lingua comune detta Opica e Osca poiché essi si dicevano figli discendenti dalla Grande Madre Ops (Opulenta).
Il mito di Saturnia Regna, il mito di Saturno, è stato in un certo qual modo reso incomprensibile perché staccato dall’originario luogo d’origine e in un certo qual modo snaturato. È, comunque, un mito antichissimo e molto importante per le genti italiche. Saturno il Rex Sacro, è la Divinità, il Re Primordiale, Re dell’Età dell’Oro, delle Origini, dell’Età “del miele che stillava libero dalle querce”.
L’italico Saturno, da considerarsi come Manu Satyavrata, è ben diverso dal Cronos ellenico!
Saturno è il Re Sacro che secondo le Leggi della Matriarchia aveva destituito suo padre e, a sua volta, veniva detronizzato dal figlio Giove Ottimo Massimo… cui si allacceranno quegli uomini e quel luogo dove verrà fondata, o per meglio dire ri-fondata, la Città Eterna, la Roma di Aruns… detto Romolo.
Con l’instaurarsi del regno di Giove/Zeus, molto probabilmente, fu dato il colpo mortale al Culto della Grande Madre; gli amori del Dio tonante furono sicuramente degli “stupri” che vanno messi in relazione alle conquiste dei Santuari della Triplice Déa e la sostituzione del Culto.
Romolo ed il fratello Remo, che ricalcano il mito universale dei “gemelli divini” o dei “fratelli divini” di molte Tradizioni, sono il mito delle origini della Città Eterna; con Romolo si è alla aperta ribellione che sfociò nel sistematico annientamento della Matriarchia. Egli è il “figlio del Lupo” , quindi è “il figlio della Madre” che da Ella si allontana, e, che combatterà dopo essere stato “iniziato” ed acclamato capo guerriero di clan patriarcali i quali non ebbero l’ardire di eseguire la condanna stabilita per la Vestale che infrangeva la Legge, cioè seppellire viva Rhea Silvia la Madre, appunto, di Romolo e di Remo.
La leggenda dice che Rhea Silvia unitasi al Dio Marte generò due gemelli che furono abbandonati, in una cesta, alla corrente del fiume Anio; i gemelli furono tratti in salvo e, in seguito, nutriti da una Lupa.
In realtà la Vestale, che era di nobili natali, di Albalonga fu violentata, in una grotta, da un pastore di nome Lykos, che dopo aver partorito i due gemelli verrà “affogata” nel fiume Anio.
Da Tempo immemorabile Saturno era conosciuto dai Mag Kaldèi (o Kuldèi) e considerato il Padre di Giove prima che questi divenisse il Padre di tutti gli Dei; egli era il Dio ENKI dei shumeri, l’AN.SHAR. (il primo dei cieli, identificato con il pianeta che ruotava attorno al Sole), KAK.SI.DI. (arma di equità) e SI.MUTU. (colui che per giustizia uccide).
Ritorneremo su questo argomento e sarà interessante capire l’evoluzione di questa idea nel corso di… millenni.
Trent’anni, calcolarono, a quell’epoca assai remota, è il tempo di rivoluzione del pianeta Saturno e… ogni trent’anni di regno divenne consuetudine celebrare solennemente e con grandi festività i Re Sacri, i Faraoni egizi che si riconoscevano eredi del Dio Ptah colui che per primo l’instaurò nella terra di Hi Ku Ptah (la casa di Ptah) ovvero Aigyptos, l’Egitto; gli Shah di Persia, l’Imperatore Giallo della Cina antica, ecc.
Saeturnus, Saturnus, Saturno per gli Italici, Signore della Giustizia e della Misura, Signore della “triacontaeteride” cioè il periodo di trenta anni di regno, questa “festività” sarà il prototipo del Yobel (l’anno del corno del capro) il “Giubileo” della Chiesa latina. Saturno è il Signore dell’Età dell’Oro, Saturnia Regna, Età di Abbondanza e di Pace; egli è Yama indiano o Yma Xsaeta o Jamshid iranico, è Zurvan akarana, è l’egizio Ptah, è Huand-di il mitico Imperatore Giallo, è Baal, Moloch, è il Celtico Bran; a Saturno era Sacro il Melograno… come all’equivalente IHWH e, si ritiene che, Ab-ram, Abramo, fu il nome che alcune tribù semitiche diedero a Saturno/Jahvé. Questo ci potrebbe condurre a considerare diversamente il mito, a rivederlo, perché se sostituiamo “evirazione” con “circoncisione” il mito ci apre nuove vie di comprensione e di ricerca. Ouranos ovvero Urano, si circoncide ed impone a tutti i componenti maschili della sua famiglia tale pratica perché significava rigettare l’antico Culto della Triplice Déa e il Sacro Potere delle Madri.
E torniamo a Saturno; il Rex sacrorum Saturno alla fine del suo Regno si è occultato, non è mai morto e vive in eterno.
Ciò sancisce senza equivoci la continuità del “Centro” di irraggiamento della Sapienza Divina, iniziatica.
Il Mito dell’occultamento del Re Sacro, del Signore Universale che vive in eterno e che ritornerà per difendere la sua gente riportando la Pace e la Giustizia lo ritroveremo nel tempo con Teodorico, Carlo Magno che dorme nei sotterranei dell’antico Castello di Norinberga, Federico Barbarossa che dorme nel cuore della montagna Kifshauser; Hoger (Ogiero) il danese occultatosi nei sotterranei del Castello di Kronburg; Artù Pendragon che giace nelle viscere dell’Etna nella terra di Avallon.
L’italico Saturno è l’arcano maggiore dei tarocchi il Giocoliere sotto la cui sembianza e postura si cela la raffigurazione del gigante delle Pleiadi, Orione.
Domanda: Quali elementi fémminili possono essere rintracciati nella Tradizione ebraica.
Risposta: Tratteremo più profondamente, ed in altro momento, la Tradizione ebraica.
Oggi faremo riferimento, molto brevemente, a “Va Yvra Elohim Ath Ha-Adam Be-Tzalmo Be-Tzelem Elohim Bara Otho Zakhar Vingebah Bara Otham”, “ E gli Elohim crearono l’Adamo a Loro propria immagine, ad immagine degli Elohim Essi lo crearono, maschio e fémmina Essi li crearono”. Gli Elohim, comunemente voluti travisare in “gli Dei”, è si un plurale, ma… fémminile di ALH (Eloh). Cos’è avvenuto?
Al singolare fémminile ALH è stato aggiunto IM terminazione plurale maschile. Com’è avvenuto?
Probabilmente deriva dall’idea formatasi a seguito della equivalenza fatta fra “Elohim” e “Neteru” «gli altri Dei» della teologia egizia.
Nel SPhR YTzRH (Sepher Yetzireh, Libro della Formazione, attribuito ad Ab-Ram (Abramo) è detto: Una è la spiritualità dell’Elohim della Vita “AChTh RVCh ALHIM” (Achat Ruach Elohim Chiim). Ruach, lo Spirito, dunque, è fémminile… questo implica che lo Spirito Santo, del così detto Nuovo Testamento, è fémmina, è Madre.
Nel Libro della Formazione è racchiusa l’Idea di una Trinità fémminile, dalla quale deriva la Trinità maschile “tre Madri da cui procedono tre Padri”.
Domanda: il Wesak. Di che festa si tratta?
Risposta: La festività detta “Wesak” è un evento annuale di una certa importanza; riuscire a comprendere la sua reale e vetusta antichità, la sua ancestrale Sacralità è, ogni modo, ancor più importante!
È certo che, in Oriente come in tutto il resto del Pianeta, essa ebbe, con altre connotazioni, grande e sacra rilevanza; appunto per questo, occorrerà fare riferimento al ciclo annuale del Tempo, alle fasi lunari, ai Miti della Creazione, alla Costellazione del Toro, alle Pleiadi, ai Centri Cultuali, ovvero Luoghi Sacri, e… al “volo dello stormo delle Colombe”.
Cominciamo col rammentare che il Plenilunio, plenilunium (pieno + luna), è la fase della Luna durante la quale l’emisfero lunare illuminato dal Sole è interamente visibile dalla Terra. I Pleniluni, nel corso del ciclo annuale, sono dodici/tredici.
Ogni Plenilunio è un “momento particolare”, per la Vita del Pianeta; “per coloro che sanno”, oppure “per coloro che sono addentro alle cose”, è possibile, in questo particolare momento, esserne compartecipi in quanto la Luna presiede e governa i cambiamenti, la ricettività, le azioni e le reazioni.
La Luna è, per eccellenza, l’astro dei ritmi vitali che, sebbene sia privo di luce propria, possiede un’incredibile forza di penetrazione, specie al plenilunio, quando la intensità delle microonde è di molto superiore a quella del Sole, le cui radiazioni, è certo, incidono sulla Vita e sul Pianeta in quanto responsabili, fra l’altro, delle mutazioni delle cellule al momento del concepimento e, nel tempo, sul sistema endocrino, i raggi cosmici sono, in generale, dannosi per le forme di vita sul Pianeta.
Fin dalla più remota antichità, la Luna, “la Signora del profondo”, “Colei che guida” le forze interne dell’individuo, la spiritualità, fu considerata come “Colei che, con il Sole, regolava il giorno”; essa, indica agli Astri il cammino del Sole e “regola” le influenze dei Pianeti e delle Costellazioni. Pertanto, fu, dagli antichi Saggi, chiamata “la Madre dei pianeti”; in ogni caso, la Luna, ha una notevole importanza sul concepimento, nascita e crescita, di tutto ciò che è vivente ed il magnetismo, dovuto al suo influsso, è idoneo a conservare e guarire.
Per Orfeo, per i pitagorici e per Proclo, la Luna era, rispettivamente, la “terra celeste”, la “terra eterea” e la “Custode delle Porte e Madre degli Dei”.
Il “Buddha”, cioè “l’Illuminato” oppure “il Risvegliato”, è l’Avatâra di Mahâ Vishnu, ovvero dell’Adi-Buddha (Saggezza Primordiale); il buddhismo è l’unica non-religione, se tale si può definire, il cui fondatore non si dichiarò profeta di Dio, né suo inviato.
Il buddhismo, è stato detto, rifiuta l’idea di Dio-Essere Supremo e, pertanto, Gautama il “Buddha” è stato un ateo (a-Theos). Niente di tutto questo.
Egli negò l’esistenza di Ishwara, il Dio personale degli indù e non l’esistenza di Brahman, di cui semplicemente si astenne dallo speculare sulla Sua natura, sulle Sue qualità, sul Suo Essere.
La attuale festività del Wesak, risale ad una Leggenda orientale secondo la quale “il Buddha” (l’Illuminato), prestando ascolto alla voce del cuore, annualmente, al sorgere della Luna in un particolare giorno dell’anno e allo zenit di una singolare valle himalayana, abbandona, per pochi minuti, il suo stato di “sopracoscienza nirvanica” per portare al mondo una particolare Benedizione.
A quel tempo, in Oriente, i Saggi sapevano che sarebbe nato un essere speciale, un Boddhisattva, un essere cioè “destinato al Risveglio”.
La nascita di questo “essere”, avvenne, al Plenilunio del Toro, a Kapilavastu.
Il Boddhisattva nacque nel Clan dei Shakya, un Clan di Guerrieri, e, fu chiamato Siddhartha Gautama “colui che ha raggiunto lo scopo”. Il Principe Siddhartha “rinunciò” al suo stato di agiatezza e divenne, contro il volere del padre, un asceta itinerante che dopo molte rinunce conquistò lo stato di “buddha” cioè del suo “Risveglio”, ovvero “l’Illuminazione”.
Permettetemi, a questo punto, una piccola digressione, ciò può esservi utile per comprendere una verità che vi è sicuramente sfuggita, e, che potrebbe farvi intendere quelle strane storie sulla “rinuncia” sempre che il vostro “cervello” non è del tutto saturo della esotica idea della “illuminazione”.
Dunque, la storia di Sakyamuni oppure Sakya Thub-pa, che ha fatto sognare non pochi uomini, è portata, anche all’uomo della strada, come lezione di vita, di rinuncia alle cose materiali per quelle spirituali e per l’illuminazione.
Ebbene, un “essere destinato al Risveglio” nasce e, come a tutti gli uomini, viene dato “il nome” che lo avrebbe identificato, in genere ormai abbiamo perduto l’idea del significato di “dare il nome”, per noi il nome di battesimo e quello del casato ci fa pensare alla devozione dei genitori ad un Santo oppure ai nonni, niente più di questo.
Al neonato, quindi, viene “dato” il nome che “ha significato” di colui che ha raggiunto lo scopo.
I Saggi e l’umanità di quelle latitudini, quindi, si ritrovarono davanti al tanto atteso essere destinato al Risveglio, colui che ha raggiunto lo scopo!
Alla luce di questi chiarimenti, mi sembra talmente ovvio che la condizione di nascita di Gautama Siddhartha non poteva incidere in qualunque modo sulla “sua natura” e sul motivo della sua nascita; per Gautama Siddhartha, divenire asceta itinerante, fu naturale, e, diversamente, non poteva essere!
Egli, che non ha rinunciato a nulla, era il ventiseiesimo “Buddha” che impartì due Insegnamenti differenti: uno per i discepoli laici e per la massa, l’altro per i suoi Arhat. Altra cosa che, certamente, vi sorprenderà non poco, è che Odino, il nordico Odino, l’occidentale Divinità dei popoli nordici, fu uno dei primi “Buddha” che si manifestarono sul nostro Pianeta!
È dalla prima metà di questo secolo che diversi autori e sedicenti iniziati, alcuni dei quali smentiti dagli stessi Maestri Orientali, hanno rifilato, ai creduloni, e, agli “orientofili”, esoterici rituali officiati in una non meglio localizzata valle himalayana dove il Buddha, in una manciata di minuti, si manifesta sul pianeta per infondere, all’Umanità, una Benedizione, che, a detta di questi allegri buontemponi, deve essere intesa come “una duplice corrente energetica”, in quanto essa “risulterebbe composta dall’energia del Signore del Mondo e da quella del Guardiano Silenzioso” e, non è tutto: questa “Benedizione”, o questa “doppia corrente energetica”, verrà “trasmessa” all’umanità per via gerarchica.
Permettetemi di sorvolare su quanto viene detto sulla complessità, sulla durata globale di questo himalayano “raduno” esoterico, e, sui resoconti di chi asserisce di avervi preso parte.
L’attuale festività del Wesak, abbiamo detto, è relativamente recente, e, gli occidentali hanno, a tale proposito, scarse, confuse e confutabili notizie! Pertanto, e, per tutto quello che abbiamo “appreso”, nei molti anni di apprendistato, e, per tutto quello che abbiamo, in prima persona, vissuto al seguito di un “severo” Maestro, siamo consapevoli delle motivazioni dei Grandi Maestri Orientali, del loro dissentire sull’operato di chi, avendo pedestremente appreso in maniera aleatoria l’insegnamento della Dottrina dell’Occhio, e rintenendosi alla stessa stregua degli Arhat, hanno distorto e seminato insulsaggini.
Concordiamo pienamente con le affermazioni del Maestro Djwal Khool “il Wesak è la festa del Buddha, e, prevalentemente, essa è una grande festa orientale e per gli orientali!”.
I Grandi Maestri Orientali, come lo stesso Maestro Djwal Khool, non condivisero più e sconfessarono la S. T., sorta per loro volontà, per tutte quelle idee che a poco a poco l’avevano snaturata; con la Besant, e, per mano di Steiner che si riteneva erede dei Rosacroce christiani, l’Insegnamento della S. T. aveva subito, e non solamente, una progressiva christianizzazione. Lo stesso Steiner entrato in aperto contrasto con la Besant e con la S. T. aveva fondato, per suo conto, la Società Antroposofica. Entrambi si ritenevano paladini di una pseudo-tradizione assurta al rango di Religione e che nulla ha che fare con la Tradizione Orientale ed Occidentale.
Per noi, il Wesak “è la festa del Buddha”, una Grande Festa Orientale per gli orientali, unicamente: per quella terra, per quegli uomini ivi residenti, e, per quelle latitudini orientali del Pianeta!
Come all’inizio ho accennato, per poter parlare della festività che oggi è occultata nel “Plenilunio del Toro”, occorre fare riferimento al “ciclo annuale del Tempo”, alle “fasi della Luna”, ai Miti della Creazione, alla “Costellazione del Toro”, e, cosa assai importante, ai Luoghi Sacri e al “volo dello stormo delle Colombe” per quanto concerne l’area degli antichi popoli mediterranei.
Dunque, la figura della Costellazione detta GU.AN.NA (Toro) che simbolicamente è assimilato alla Luna, alla Grande Madre, fu creata, intorno al 5.000 a.e.v., in Mesopotamia quando il sorgere del Sole equinoziale (primavera), fu in quella porzione del cielo, molto luminosa e ricca, delle Iadi, annunciatrici della stagione delle piogge primaverili, e, delle Vergiliae (le Pleiadi), gli astri rivolti alla primavera, che annunciavano il tempo propizio alla navigazione, ai pellegrinaggi, e, segnavano l’approssimarsi del “volo dello stormo delle Colombe” che sarebbe avvenuto, appunto, al primo plenilunio.
Se intendiamo comunemente per “anno” il tempo impiegato dalla Terra per compiere un giro intorno al Sole, per la Tradizione il “ciclo annuale”, in altre parole “che si rinnova”, è una marea d’energia che scaturisce nella Notte delle Madri, la Notte Madre per intenderci, e, culmina al Solstizio d’Estate.
Fin dalla più remota antichità, prima del tempo delle ultime grandi catastrofi, che mutarono il volto del nostro pianeta, sono sempre esistiti dei Centri Cultuali, Luoghi Sacri, luoghi saturi d’energia cosmotellurica. In alcuni, in particolare, sappiamo che vi erano delle Vestali che esprimevano oracoli e profezie.
Nel corso del ciclo annuale, al plenilunio, quando brillavano le Iadi e le Vergiliae (le Pleiadi) che annunciavano, il tempo propizio alla navigazione, dunque, era il momento “del pellegrinaggio” convenuto dalla consuetudine per rendere Culto alla Terra Madre, per ascoltare gli oracoli e le profezie, per recarsi in quei Luoghi di guarigione “fisica” e “spirituale”.
La gente, come sappiamo, si spostava ciclicamente in pellegrinaggio, recarsi in un Luogo Sacro per rendere il Culto era normale, a quei tempi, e, poiché essi avevano consapevolezza delle energie planetarie e delle correnti della Madre Terra, recandosi in particolari luoghi sapevano di poter riequilibrare la propria energia vitale, in altre parole: guarire dalla malattia.
Le Pleiadi, comunque, nell’antichità più remota, furono, per tutti i popoli del Pianeta (l’America centromeridionale, l’Egitto, la Mesopotamia, ebbero antenati, ed istruttori divini [Oannes, Quetzalcòatl, Viracocha, Cuculcan], comuni), il riferimento “atteso” con ansia, e, molto probabilmente, con terrore. Quando si ritenne che esse erano le annunciatrici della buona stagione o quella delle piogge e del freddo, oppure che segnassero l’inizio del ciclo annuale, è evidente che molti secoli erano già trascorsi e l’uomo aveva dimenticato!.
Per alcune antiche Civiltà Amerinde il sorgere delle Pleiadi, nella costellazione del Tapiro (il Toro) nel mese corrispondente all’attuale aprile-maggio, segnava l’inizio della stagione fredda e della pioggia. Il loro sorgere eliaco era un evento “importantissimo” e “molto” Sacro. Toxiuh molpilli, era la Notte più attesa, nel corso della quale le “Cabrillas”, le Pleiadi, si situavano, al centro del loro cielo, in corrispondenza dello zenit del loro Luogo Sacro, e, nel momento stesso che esse superavano lo zenit, l’Umanità era sicura che il moto dei Cieli continuava.
Di tutto quel che accadeva, dei riti, delle cerimonie, delle festività, ben poco è giunto fino a noi, ma una antica voce sussurra “su tutto il pianeta, quei momenti di attesa erano vissuti intensamente protesi al congiungimento spirituale con la Divinità Madre”. Bruciando incensi, oppure copale, offrivano le primizie di ogni loro avere “si giunse, persino, ad offrire la vita degli esseri viventi”, ma questo, per la vostra cultura metropolitana, è incomprensibile ed inaccettabile.
“Al tramonto, tutti i fuochi accesi dall’uomo, venivano spenti. Nessuna voce umana risuonava sul pianeta, l’umanità si raccoglieva nel silenzio e nella preghiera”.
Il cuore dell’Umanità tutta era proteso a Lei, la Divinità Madre, sia che fosse venerata col nome di Iside; di Opi; di Eurinome; di Afrodite; di Chalchiuhtlicue, di Yemoja; di Srin-Mo, di Pachamama, che con l’avvento, in Tibet, della religione Bon e di quella buddista fu trasformata in demone; di Chalchiuhtlicue, raffigurata, nella pietra tombale di Palenque, con le gambe divaricate nell’atto di partorire, che la cultura patriarcale, seppur tra molte controversie, preferirebbe trattarsi di un astronauta.
E, solamente “quando, le Pleiadi, superavano il punto cruciale, attraversando lo spazio sopra l’antico Luogo Sacro… tutto intorno e per grandi distanze si levava il grido di gioia. Sulla cima del Tempio, allora, veniva riacceso il Sacro fuoco, e, subitamente ovunque per tutta la terra abitata”.
Nel trascorrere del Tempo, le Leggende, i Miti, il “sussurro” delle antiche voci, ci introducono in quel sentiero nascosto che solo gli audaci potranno percorrere fino in fondo, come il “volo dello stormo delle Colombe” ci conduce all’Isola Sacra alla Triplice Déa Madre, la Sicilia.
A tale proposito la Leggenda, ci racconta, che dal Sacro Tempio di Erice, fondato dal figlio di Venere e del Re degli Elimi, s’involava, al seguito della Déa, lo stormo delle Colombe per recarsi a Sicca Veneria sede di un vetusto Santuario.
Il Mito Pelasgico della Creazione ci racconta che, all’Inizio la Grande Madre Eurinome (vagante per ampi spazi) prese forma di Colomba e, a suo tempo, depose l’Uovo Universale. Pertanto, era tramandato che la Déa Afrodite si trasformava in Colomba (IaHu) e guidava cinquanta Vestali, fino ad un suo antichissimo Santuario situato fra la città di Citra e Cartagine. Periodicamente, dunque, la Grande Déa Venere, cioè Afrodite, cioè Astarte, Dione, Diana, Danae, ovvero la Grande Madre Iside, o Eurinome la Grande Madre progenitrice dei Pelasgi che gli Itali chiamavano anche Opi o Ops, avvolta in candide vesti, come Colomba (IaHu), guidava il pellegrinaggio delle sue cinquanta vestali biancovestite all’antico Centro oracolare, e, questo pellegrinaggio, iniziato nella remota antichità si effettuò fino al XV sec. (1600).
È certo che tutti gli invasori patriarcali si premurarono di impadronirsi non solo dei Santuari oracolari, violentando le vestali, costringendole a servire le nuove divinità maschili, sostituendole con Sacerdoti, uccidendole, ma anche di tutti quei Luoghi Sacri o punti speciali saturi di Forza, Potenza e Potere, dove l’interazione di forze cosmotelluriche era conosciuta da sempre.
Zeus, soppresse, a Dodona, dove si arenò, nei pressi, l’Arca di Deucalione e Pirra, il culto della quercia oracolare sacra alla Triplice Déa, fondato anticamente da una delle “colombe” fuggite da Luxor, la Tebe d’Egitto, probabilmente quando Amon o Ammone, s’impadronì del Luogo sacro; similmente farà JHWH, sopprimendo il culto dell’acacia oracolare di Istar. Apollo violò il Santuario oracolare della Grande Madre, a Delfi, stuprò Temi, la Grande Vestale del Tempio e, trafisse, con la sua daga, Pitone, il re sacro, che alcuni vogliono intendere essere stato un “serpente pitone”.
Nel tempo, in molti Santuari e centri oracolari, usurpati dal patriarcato, si allevarono piccioni viaggiatori allo scopo di essere utilizzati per recapitare messaggi. Questa segreta rete di informazioni fu il fondamento del potere politico esercitato dai centri oracolari.
Cerchiamo di capire il significato e le implicazioni di IaHu, la colomba.
A Ra’s Shamra una scultura del XVI sec a.c. rappresentava Elath-IaHu, il Dio-fabbro amante di Baalith, Afrodite.
Egli è un Dio kenita, cioè è JHWH (Jahvèh), che durante la permanenza, in terra di Hi Ku Ptah (Egitto), di Israele, fu ritenuto identico all’egizio Set in quanto il suo titolo era “IaHu” che è poi Iacco, una variante del nome di Dionisio. Ma da Canaan alla terra di Hi Ku Ptah (la casa di Ptah), IaHu si trasformò in IOUIYA e/o IUAU, che fu, anche, uno degli attributi del Re sacrale lunare, il Faraone Amenofi II della XVIII dinastia che si estinse con Amenofi IV, l’eretico Eknaton.
IaHu è Io, è Damkina, è Dinah, è Dafne, conosciuta, anche, col nome di “Europa” ovverosia “quella dal largo viso” cioè la Déa-Luna al plenilunio.
IaHu è un nome preesistente a qualunque alfabeto; IA ha significato di “eccelsa, eccelso” e, Hu quello di “colomba”, letteralmente avremo, quindi, “l’eccelsa colomba”.
“IA” è l’eccelsa Déa-Luna raffigurata anche con le corna di vacca, cioè è Haathor, ipostasi della Grande Madre Iside; “Hu” è la Déa reggitrice, del ciclo annuale, Afrodite, cioè Eurinome, cioè la sposa di maggio di Rof Breoht Woden (forza lucente di Woden) cioè di Odino, ma parleremo in altra occasione di questo perché l’intreccio ci condurrà a Robin Hood, ovvero Robin Buondiavolo, ma questa è un’altra storia.
Domanda: La cerca del Graal?
Risposta: Questa sera non vi darò che delle indicazioni ...inquietanti, nessuna risposta, quindi, ma indicazioni che vi apriranno... altri sentieri... altri interrogativi.
Jamshìd viene identificato con Yimò Xshaéta il primordiale sovrano iranico.
Jamshìd fu il custode della Coppa?
Ebbe l’accesso al segreto della vita universale?
Wolfram von Eschenbac dice che oltre ad attingere da Chrestien de Troyes ha avuto modo di attingere ad una più antica fonte quella del trobadour Kyot (o Guyot ) per il suo “Parzival” e per il “Titurel”.
É probabile che la fonte fosse il manoscritto del Parsiwalnama (canzone della pietà) ritrovato nel 1931 da Suhtscheck, che è l’unico testo completo manicheo basato sulla “Canzone della Perla” (III sec. e.v.) ritenuta composta dallo stesso Mani.
I nomi riportati in questo canto sono Gahimarth, Gajòmard, Gajmurat, Trefrazand, Na Fartus, Clinschor, Kaichùorù, Arta Chùrsùs, e, la località Kùh-i-sàlehwàschà.
Con Feirefiz, che ha avuto accesso al Santuario-castello del Graal, il mistero del Graal ritorna in Oriente dove verrà probabilmente custodito dai discendenti del Fairefiz e di Repanse de Joie.
Il pagano Fairefiz potrebbe essere un discendente della regina Bilqis.
Le radici dell’Idea del Graal, del Tempio del Graal, si perdono nella notte dei tempi pre-storici, nella regione di Atrophagene (Adzerbaijan) dominata dal Takth I Bilquist, nei Santuari di Shitz dove fu custodito il sigillo di Atur I Gushnasp.
La regina Bilqis e Sulaiman, sono i discendenti dalla antichissima stirpe di Abd-Shams (colui che adora gli astri) il cui progenitore fu Qahtan o Joktan che edificò Sama la più antica città del mondo.
Fu proprio in quel Tempio che l’Insegnamento fu dato all’uomo?
Oppure, fu l’uomo che tentò di imitare ciò che vedeva e sentiva?, certo è che i teologi della romana chiesa oscurarono sempre di più lo spirito dell’Homo di sentirsi ed essere Uno con il cosmo e di percepire l’insondabile grandiosità della Madre.
Noi crediamo che questo luogo sia la “Madre” di tutte le idee religiose legate ai Culti Stellari o della Coppa, o della Grande Madre.
Il Probabile Eden primordiale?
La Via per cui si diffuse l’idea della Cerca del Graal è senza dubbio la Spagna araba e la Provenza lungo la via che dalla Galizia si ritorna, attraverso il ponte naturale dell’Italia, all’Oriente.
Montsalvage fu ritenuta una montagna polare come la Thule iperborea; l’Avallon celtico; il Meru indù; l’Alborj mazdeo; della Mshunia Kushta mandea; del Luz ebraico; del Garizim samaritano; dell’Olimpo greco; del Montalto in Aspromonte, del Qaf o della El-Jabal el-Abiad situata nell’isola verde; o la collina di Sion per gli ebrei-christiani.
Domanda: Due mesi fa, nel corso dell’incontro avvenuto il quattro luglio nel cenacolo di San Paolo, è stato detto: “voi chiamate Yemanjà, la Madre Universale”. Yemanjà... è la Madre Universale?
Risposta: È possibile affermare, con certezza, che su tutto il pianeta Terra, fin da Età arcaiche, è stato sempre reso Culto alla Grande Madre, Signora della Vita, artefice della Creazione.
Molti Miti e Leggende ci tramandano quel tempo e, velatamente, ci raccontano della prevaricazione, della lenta sostituzione, della Triplice Déa, con Capi-Clan assurti a divinità maschili. Detto questo, è certo che, dopo aver letto il regesto degli “Incontri d’Outremere”, ci siamo documentati.
La ricerca non è stata facile, ma non avevamo alcun motivo di meravigliarci se era stato detto che Yemanjà... è la Madre Universale, poiché la Triplice Déa è stata ovunque adorata con molti e diversi nomi.
Non dimentichiamo che la popolazione brasiliana è un insieme di etnie diverse che, a differenza dell’Occidente, accanto alla religione imposta dai colonizzatori, ha dato vita a Culti sincretistici.
I brasiliani sono intrisi di “magia”, essa è, per loro, un archetipo che esprime il rapporto costante e inscindibile con gli elementi della natura. È tramite le piante e i fiori, che i brasiliani si pongono in contatto con le divinità, gli Orixàs, ad esempio, un antichissimo rito di purificazione prescrive che l’uomo che intende purificarsi dalle negatività, dopo essersi lavato, deve versare su di se un infuso di rose e altri fiori bianchi, al quale è stato aggiunto dell’olio essenziale di un profumo dolce; dopo l’abluzione, occorre raccogliere tutti i petali sminuzzati dei fiori e versarli nelle acque come offerta. Questo rito antichissimo, portato in Brasile dalla spiritualità e dalla dottrina sciamanica Yoruba, è del tutto simile al vetusto rituale di abluzione che consente all’iniziato di accedere ai locali interni della Schola Misterica.
Yemanjà, dunque, la Madre di tutti gli Orixàs, è in realtà: Yemoja, l’antichissima Divinità Madre delle Acque e arbitra dei venti, adorata in Africa Occidentale e Sud-occidentale; a tutti gli effetti Yemoja è Orizia Déa della Creazione il cui culto, antichissimo, era assestato in Trakia (Tracia).
Il Mito, riveduto nell’epoca di transizione dalla Matriarchia al Patriarcato, ci racconta che Orizia, figlia di Eretteo, danzava presso il fiume Ilisso allorché Borea se la portò via su di un picco roccioso dove, avvolto in un nero mantello di nubi le usò violenza. Borea, è raccontato nel Mito, è serpentiforme; in altre parole, è la personificazione del Demiurgo Ofione che danzò con Eurinome-Orizia Déa della Creazione.
Secondo il Mito Pelasgico della Creazione, all’inizio la Déa di Tutte le Cose, Eurinome, emerse nuda dal Nulla, il Caos, la non-forma. Non essendoci nulla di solido su cui fermarsi, Eurinome divise il Mare dal Cielo e si mise a danzare sulle onde avvolta dal turbinare del Vento il quale venne trasformato, dalla Déa, nel Gran Serpente Ofione. Le movenze della Déa destarono il Desiderio in Ofione… la danza divenne selvaggia… orgiastica… la Déa e Ofione si congiunsero, ed ecco che Eurinome, trasformatasi in “Colomba”, depone l’Uovo Universale attorno al quale Ofione vi si avvolge sette volte intorno restandoci fino al momento della schiusa. Dall’Uovo Universale uscirono “tutte le cose esistenti figlie di Eurinome: il Sole, la Luna, i Pianeti, le Stelle, la Terra con i suoi monti, mari, fiumi, esseri animati e piante”… ma in seguito Ofione si vantò ritenendosi il Creatore di tutte le cose… e fu esiliato dalla Déa nelle buie caverne.
La Déa brasiliana Yemanjà è, dunque, la Grande Madre, dai cattolici identificata con “Nostra Signora della Immacolata Concezione”, “Nostra Senhora da Conceiçao”. Nelle rappresentazioni iconografiche è riportata come una donna bellissima, a volte avvolta in un mantello azzurro, con una corona di perle, sulla fronte, sormontata dal crescente di luna e da una stella, nell’atto di distribuire perle.
Domanda: la Sfinge, rappresenta veramente il Faraone Chefren?
Risposta: In qualsiasi punto della terra, all’Equinozio, sia esso di primavera o d’autunno, il Sole sorge al punto "0" dell'Est.
È l’unica fase che coinvolge il Pianeta; per tutti la durata della notte e quella del giorno è uguale.
La Sfinge, punta esattamente ad Est, pertanto essa segna non tanto il sorgere del Sole all’Equinozio, ma “il giorno” dell’Equinozio, il critico momento cosmico vissuto dal Pianeta raffigurato anche con “lo swastica” e non “la swastica”.
A tale proposito è errato pensare che esso abbia caratteri positivi o negativi a seconda della direzione dei suoi bracci!
I greci, intesero a loro modo il suono Sheshep-ank e ce lo rimandarono con Sfinge, comunque, il nome completo di questo emblematico e plurimillenario monumento ad un certo punto della storia fu Sheshep-ank Atum “immagine vivente di Atum”.
La Sfinge, fu da diversi Faraoni “restaurata” ed anche liberata dalla sabbia del deserto. Dicono che Khafre (Chefren) la fece scolpire a sua immagine, ma è pura follia, poiché Khafre visse e regnò nel corso dell’era del Toro. Forse Khafre, molto probabilmente, si limitò a liberarla dalla sabbia e… come era consuetudine cercò di farsi grande, di lasciare ai posteri un segno più tangibile del suo regno.
Khufu, il suo predecessore, aveva fatto restaurare la grande Piramide! A lui non restò che far modificare il volto dell’antichissima divinità corroso dalla sabbia, dall’acqua e dai millenni.
Ma chi era questa antichissima divinità?
Per noi, era “il Dio della collina” Ampu-hursag, Anubi, il Lupo, lo Sciacallo, il Cane, che da epoche arcaiche vigilava il sorgere del sole dietro il sole, Sothis la Stella del Cane!
Anubi, colui che apre le vie, il Guardiano degli Dei, il cui Culto Misterico (la Fratellanza dei Calebiti, gli uomini-cane, custodi anche del centro oracolare di Hebron, erano i custodi dei Misteri di Sirio) è antecedente di molto a quello di As-Ar (Osiride) o Ausar ovvero Asar-uu il shumeru, ma non è tutto... c’è dell’altro!
Anubis o Chnoubis gli uomini, fin da remote età, lo avevano chiamato anche Nabu, Nabur e Nebo, e, attraverso di Lui ...si era diffusa la Parola di Conoscenza Occulta
Gli Egizi lo raffigurarono anche, con la corazza e la lancia, come S. Michele, nell’atto di uccidere il Drago con testa e coda di serpente.
Se consideriamo la Sfinge il simulacro di Anubi come i Saggi egizi l’intendevano, cioè come l’incarnazione di un grande potere magico che esisteva in quel preciso luogo dall’inizio dei tempi, non è poi così emblematica la sua rappresentazione Anubi/Mikhael nella quale si è voluto nascondere l’idea della identificazione di un centro energetico cosmo tellurico del pianeta.
È certo che gli Egizi appresero il suo culto e l’importarono dalla terra di Shin’ar dove era conosciuto col nome di An.
Anubi, il Dio dalla testa di sciacallo, o di lupo, venne identificato con Chronos, il tempo divoratore, ma secondo noi è sbagliato in quanto Anubi o Anpu è AN, ANU, cioè il Saturno degli italici.
Anubi, Anubis o Chnoubis, Anpu ed anche Heru-em-Anpu, Hermanubi, è messo in relazione con la ricerca del “vello d’oro”, un mito shumeru riveduto dagli elleni (i greci).
Elle e Frisso fuggono nella Colchide (la Georgia) in groppa ad un ariete dorato, a parte che Elle e Frisso fuggirono nella Colchide a bordo di una nave, la cui polena era una testa d’ariete dorato, la storia in sé è molto, molto, antecedente gli Argonauti. La nave dalla polena a testa d’ariete era della terra d’Egitto ed era stata donata da Anubi, Anpu.
Il Mito risale alla epopea di Gilgamesh e ai suoi 50 compagni, gli Annunaki, i 50 figli di AN o ANU.
Anubis, Ampu-hursag, il Dio della collina verosimilmente è la shumera Ninhursag, cioè la Déa Nintu, per gli egizi “Nin” e “Tu” significavano rispettivamente “Déa” e “collina”.
Non è inquietante tutto questo?
Domanda: la Tavola di smeraldo è di Ermete Trismegisto?
Risposta: Si dice che la Tabula Smaragdina fu ritrovata da un iniziato a Hebron. Ma molto probabilmente era nel contesto del Corpus hermeticum ritrovato in Macedonia e portato alla corte medicea da un monaco italiano, Leonardo da Pistoia.
Il Corpus hermeticum fu tradotto, per conto di Cosimo de’ Medici, da Marsilio Ficino.
Ma, chiediamoci ...chi può essere stato Ermete Trismegisto?
Le Idee a tal proposito sono tante, ma tutti sono concordi nell’affermare che si è trattato di uno o più esseri speciali, se non addirittura una incarnazione divina.
Gli arabi identificarono Ermete con Idris, cioè con Enoch che visse 365 anni e che alcune Scuole esoteriche conobbero col nome di Surid o Ausar (Osiride) oppure col nome di EN.MEN.DUR.AN.NA, il settimo re del Regno di Assiria e Babilonia, iniziato dagli Déi ai Misteri, divulgatore dei segreti del Cielo e della Terra.
Per Joseph Ben Matthias, Giuseppe Flavio, storico ebreo romanizzato, e, per alcuni altri autori antichi, Ermete Trismegisto doveva essere identificato con Seth.
Ermete Trismegisto, Ermete Tre volte grande, non è mai esistito come individuo, ma come una razza di esseri (i figli di Seth?) che insegnarono all’umanità.
A Ermete-Seth successe il figlio Tat e poi Imuth ovvero Imhutep/Imhotep, l’Asclepio, o Esculapio, per i greci.
Ma, Ermes è Thoth, Djehuti, Theuti, raffigurato dagli egizi con la testa di ibis, che giunse dall’ovest, in Egitto, nell’era in cui il Sole sorgeva nella Costellazione del Cancro ovvero nella Costellazione di Sirio, il Cane Maggiore, oppure nell’era antecedente quella del Pesce-Capra (Capricorno).
Thoth, Djehuti, Theuti, è il Demiurgo Universale che aveva schiuso l’Uovo cosmico, a Unt (Ermopolis Magna), col suono della voce e, questo ci rimanda al Mito di Eurinome e di Ofione.
Thoth fu il primo Ermes della Casta Sacerdotale dell’Ordine degli Ermes, che fra l’altro si occupava della Storia e dei Documenti antichi; scrisse circa 36.000 libri dei quali sono giunti a noi L’Asclepio, il Poimandres, e il Kore Kosmou, questi non sono conosciuti e divulgati tanto come la Tavola smeraldina o Tavola di smeraldo.
Noi, condividiamo l’idea, contenuta nelle scritture ermetiche, anzi essa è propria del nostro modo di portare l’Insegnamento. Poiché riteniamo che la meta più importante consiste nel conquistare, cioè essere consapevoli di una Gnosi individuale e, in quanto alla Conoscenza delle Cose Divine, essa è possibile solo attraverso il Dialogo, la Conversazione, con un Maestro e la continua ricerca, parlo di Tradizione, della Trasmissione della Conoscenza Iniziatica.
Solo un Maestro può introdurre lo studente, il neofita, il discepolo, l’iniziato, ai Misteri, alla consapevolezza della percezione diretta della Divinità.
Domanda: La croce cabalistica, è una forma di croce come quella latina. Ho dato una veloce lettura a Scuola Iniziatica ed ho intravisto che il segno di croce utilizzato è simile... mi sono sbagliata?
Risposta: No! comunque la croce cabalistica non è una forma di croce e poi ha ben poco in comune con la croce christiana, lo strumento di morte col quale oltraggiarono Joshua, nome che -in verità- è la versione ebraica del greco Giosuè e non ...Gesù.
Nel corso dell’incontro precedente abbiamo parlato delle tante confraternite sorte a cavaliere di questo secolo, fra le quali abbiamo indicato la fantomatica Fratellanza Magica Terapeutica di M., della quale non abbiamo alcun elemento per stabilire se la sigla “M.” indicava Miryam o Mikhael, dato che nel testo erano nomi molto ricorrenti, oppure altro; ebbene, negli anni 1906-1925 questa confraternita si era fatto carico di divulgare due opuscoli alquanto interessanti; uno di questi, per me, fu la fiammella che mi permise di accedere ad una intricata questione.
Le istruzioni, contenute in detti opuscoli erano alquanto complesse, i rituali descritti erano esposti in forma particolareggiata.
In effetti erano un mix di magismo, yoga, cabala, rosacrucianesimo, massoneria egiziana, templarismo, ebraismo e varie divinità egizie, siro-babilonesi e greche.
Negli anni 70 ritroveremo quelle raccomandazioni, istruzioni, rituali e preghiere, contenuti in un opuscolo della Fratellanza Magica Terapeutica di Mikhael, e, non è tutto, negli anni ottanta fu possibile rileggere le stesse istruzioni e operatività su di una raccolta di istruzioni per l’auto-iniziazione all’alta magia. In altra occasione parleremo più dettagliatamente dello specchietto per le allodole, l’aberrante miraggio dell’auto-iniziazione.
Le istruzioni erano più o meno di questo tono “…segnati con la croce cabalistica, essa si esegue in modo analogo al segno della croce christiano «io ti adoro Padre, Figlio, Spirito Santo», ma con uno scopo ben definito. Devi volgerti a Oriente, perché è dall’oriente che viene la Luce, toccati nel modo che ti dirò perché con i segni che traccerai sul tuo corpo avrai dato vita al simbolo della verga che rappresenta la prima era, l’era del Padre, la croce che è la seconda o era del Figlio, il Triangolo che rappresenta l’era che viene dello Spirito Santo. Inizia col volgerti ad Oriente e toccandoti sull’ombelico devi dire ‘Athè’; poi il cuore e dirai ‘Malcuth e poi la fronte ‘ve-geburà. Sempre rivolto ad Oriente toccati la spalla destra e poi la sinistra e congiungendo le mai dovrai dire ‘dietro di me Gabriele, alla mia destra Michele, alla mia sinistra Auriele”. L’evidente insalata cabalistico-christiana è di una ignoranza estrema.
Chi ha cercato di spacciare “l’oro degli sciocchi” per oro vero, probabilmente aveva avuto l’opportunità, perché non voglio pensare che ne avesse fatto parte, di sbirciare nelle “istruzioni interne”, per l’esecuzione del rituale minore del Pentagramma, del primo grado dell’Ordine ermetico della Golden Dawn. Il neophita dell’Ordine ermetico, comunque, aveva precise cognizioni nel tracciare il pentagramma formulando «Ateh, Malkuth ve-Geburah, ve- Gedulah, Elo Mikhael, Gabriel e Raphael, Le-Olam Amen» Tu sei il Regno e la Forza e la Gloria, questi sono Mikhael, Gabriel e Raphael, per sempre.
Resta il fatto che allegre conventicole, infarcite di misticismo christiano, yoga, cabbalismo, e, di tutte quelle esotiche salse-miste orientali per occidentali, hanno seminato i più bislacchi grimoire in voga ancora al giorno d’oggi.
Domanda: Ha fondamento il primato del Papa e della Chiesa cattolica?
Risposta: A più di mille anni, noi, questa sera, ci chiediamo se corrisponda a “verità” un qualcosa che trasse origine da avvenimenti “romanzati” ed in particolare sul dubbioso primato del Papa e della Chiesa Latina, per far questo, dobbiamo riandare indietro nel tempo cercando di mettere insieme degli elementi attendibili e non di parte, consapevoli che, purtroppo, la “verità” sugli accadimenti dell’epoca è stata “quasi” cancellata e “alquanto” alterata.
È detto che Pilato rivolgendosi a Gesù chiese «che cos’è la verità?».
È accertato che Pilato doveva avere dei grossi dubbi su quanto stava accadendo (quale accusa portate contro quest’uomo?) e che non temeva d’inimicarsi il favore degli Déi bensì quello di “uomini influenti” per via d’alcuni progetti che gli avrebbero cambiato la vita e che lo avrebbero allontanato da quella purulenta Provincia di fanatici e omicidi; Pilato, un “romano d’origine sannitiche della Brettia”, era il Governatore di quella “turbolenta Provincia” e, come tutti i Governatori di Roma, applicava la Giustizia dell’Impero, molto probabilmente disse: «tu conosci la verità» nel senso... “Roma non ha niente contro di te, ma persone molto in alto vogliono che tu sia eliminato”.
Che cos’è la verità?
Possiamo, noi, evocare “quella verità” così astutamente nascosta e abilmente manipolata che oggi, pur ritrovandola, non è più “credibile”?
Per quanto possa sembrarci inverosimile, non c’è nessun “primato” da rivendicare o riaffermare da parte della “Chiesa” di Roma e del suo “Papa”, semmai, invece, tale “primato” spetterebbe ad “altre” comunità e, per quanto riguarda la nostra Penisola e l’Europa, alla “comunità” di Reggio C. in quanto un’antica tradizione “attesta” che Simeone, cioè Simeone/Pietro, fu a Région (Reggio di Calabria) nel secondo anno di regno di Claudio Tiberio Druso Germanico, cioè nell’anno 794 di Roma, probabilmente in visita ai “confratelli nazirei”, in altre parole giudeo-christíani, seguaci di Gesù risiedenti presso la locale comunità ebraica la cui presenza, a Région, è attestata fin dall’antichità poiché ed è anche risaputo che gli israeliti usavano esclusivamente i cedri di Région per le loro cerimonie cultuali. Pertanto, ci sembra più logico ipotizzare che l’insegnamento del Maestro nazireo, come molte altre correnti di pensiero, si diffuse in Europa a partire proprio da Région prima che fosse alterato e corrotto da Paolo e dai suoi accoliti.
Noi siamo convinti ed affermiamo che il presupposto “primato” del vescovo della comunità (chiesa) di Roma, che si arroga poteri preminenti e decisionali rispetto ai vescovi delle varie comunità locali, è: prevaricazione!
Ed inoltre che il “christianesimo” è, e resterà sempre, una setta ebraica fondata da un israelita della “diaspora”, Elisha ben Abuiah detto Saulo, meglio conosciuto come Paolo di Tarso nato in Turchia, che per molti anni visse al seguito, come ausiliario, dei cipriota levita-convertito Barnaba dal quale si separò ...dopo un’aspra contesa.
Una setta, dunque, di ebrei ellenizzati residenti nell’ambito romano, che si definì con “l’apostata” (e non “apostolo”) Paolo perché solo con lui si ebbe la separazione degli ebrei riformati dì Gesù dal Sinedrio e dalla Legge mosaica.
Paolo abrogava la Legge nel mentre, invece, come viene raccontato, Gesù l’adempì fino all’estremo.
Il “christianesimo” si è auto-qualificato come katolikós (universale) per indicare che esso è la vera fede, in contrapposizione -anche- alle tante altre sette christiane fiorite quasi contemporaneamente dalla divulgazione paolina.
Il christianesimo, che si formò nell’ambiente dell’Impero romano come una setta giudaica, fu in aperto contrasto con la “comunità di Gerusalemme, in altre parole l’Ekklesia di Gerusalemme, setta apocalittica all’interno della congregazione giudaica e posta sotto le difettive di Giacomo detto “il giusto”, fratello di Gesù.
Quando Paolo, e, tutto il suo gruppo di seguaci, ebbe il sopravvento è certo che (il presunto ) l’insegnamento impartito da Gesù era stato già completamente rimodellato ed interpretato diversamente.
La comunità della vera fede, i christianos, cioè la Chiesa christiana cattolica apostolica romana ha come fondamento la frode e la violenza sulla quale ha strutturato la sua supremazia perché è certo che a tale proposito Simeone/Pietro non ebbe mai alcun mandato e che non fu il primo vescovo della comunità christiana di Roma, poiché è certo che egli visse e morì a Babilonia componendo inni e predicando la carità. Egli mantenne fino all’ultimo il suo legame con la setta dei nazareni che s’erano distaccati da YHNNH (Yohannah, Yahia, Giovanni) capo della setta millenaristica dei battezzatori, il quale ebbe come suoi diretti continuatori Simeone di Gitta (Simon Mago) e la sua compagna Elena, chiamata «la Madre di tutto».
A tale proposito vi sarà interessante scoprire che ci fu antagonismo fra i seguaci del (presunto) Gesù dei Vangeli ed i seguaci di Giovanni il battezzatore; che ci fu antagonismo fra il Gesù dei Vangeli e colui che lo aveva battezzato sulle rive del Giordano ed inoltre, che i Templari non si professarono seguaci di Gesù in quanto furono sempre fedeli alla Ekklesia Hoannita (Gioannita). Un mistero tinto di giallo il quale, non potrà essere risolto se prima non si farà luce su Hoannes (Giovanni) nome ellenizzato di An la Déa Madre Anath, il che vi permetterà -anche- di gettare un po’ di luce sulla... rivalità fra la Chiesa di Roma e le varie congregazioni christiane di tutti i tempi, gli gnostici, i Templari e la Massoneria.
Rivalità che, si manifestò sempre con assassinii, eccidi, roghi, per occultare la verità. La Chiesa di Roma, che ha sempre preteso di gestire una verità inconfutabile oltre che la Vita e la Cultura, ha impiantato e strutturato, nel corso dei secoli, la successione del suo “capo” indiscusso; nei primi secoli, infatti, non esisteva alcuna elaborazione dottrinale del primato del vescovo della comunità di Roma.
L’attuale pontefice, forte di queste pretese, ha recentemente ribadito all’arcivescovo di Canterbury la sua superiorità quale successore di Pietro, il pescatore galileo reo - anche- di aver rinnegato il suo Maestro, e di altri apostoli che l’abbandonarono nel momento cruciale della sua vita. “Apostoli” che si macchiarono del sangue di Giuda, uno dei dodici, perché lo ritennero “il traditore”. Resta, comunque, il fatto che la Chiesa d’Oriente oltre ad essere la più antica è quella che si é attenuta ai primitivi insegnamenti, che si rifiutò di seguire e sottomettersi alla Chiesa Latina col suo “presunto” successore di Simeone/Pietro.
La parola “papa”, divenuto il titolo che designa il vescovo di Roma, deriva dal greco pàpas (papà); mentre il termine “Pontefice” era il grado il più importante dei Collegi Sacerdotali romani, in origine erano tre ed al tempo di Giulio Cesare giunsero ad essere sedici. A capo dei Collegio vi era il Pontefice Massimo carica che in età imperiale fu appannaggio dell’imperatore.
Cerchiamo di afferrare il bandolo della matassa.
Gli accadimenti sono alquanto lontani e ingarbugliati all’idea di un Messia liberatore, ma, é certo che alla richiesta «Rabbi, sappiamo che tu ci lascerai: chi sarà grande sopra di noi» Gesù, il Maestro nazireo, rispose:«Dovunque andrete, seguirete Giacomo il Giusto» ed è certo -anche- che alla morte violenta di Giacomo il Giusto fece seguito una sanguinosa rivolta che si estese a tutto il territorio palestinese e che il successore, Simeone figlio di Klopas e cugino di Gesù, fu eliminato dai romani come molti altri seguaci della setta dei nazirei di Gesù. Si afferma che ì romani furono insensibili alle necessità religiose degli Ebrei, ma è anche vero che furono sempre fatti oggetto di atti di inaudita ferocia e che ad istigare alla violenza erano i Sacerdoti dei Tempio; furono circa settemila i romani assassinati prima che Vespasiano e, in seguito, Tito vi mettessero fine. Flavio Giuseppe in la Guerra Giudaica racconta di una guarnigione romana assediata che ritrovandosi in una situazione disperata accetta di deporre le armi con l’assicurazione di un salvacondotto; quel che accade, invece, è che quando i romani deposero le armi furono... “letteralmente macellati dai vindici d’Israele”.
L’idea di un Messia, presso gli ebrei, aveva radici lontane ed i nazionalisti si aspettavano un re che avrebbe ricostituito il regno di David.
Messia «mashiàh» era il titolo con il quale gli Ebrei designavano i capi tribali, il capo dei Profeti e il capo dei Sacerdoti, che al momento della elezione, erano consacrati mediante l’unzione del corpo, con oli aromatizzati.
Al tempo della prima guerra giudaica (67- 70 e.v.), la setta della comunità di Gerusalemme era quasi scomparsa e, intorno al 96 e.v. e fino al 313 e.v., si hanno notizie frammentarie come di una associazione religiosa e illegale, una setta apocalittica all’interno del giudaismo estintasi nella presa di Gerusalemme da parte delle Legioni romane di Tito. È accertato che prima dell’assedio, nel 68, alcuni fra i seguaci del Messia Gesù guidati dai parenti dello stesso abbandonarono la Città e si rifugiarono a Pella, ad Alessandria e a Kokhaba, e, probabilmente, anche a Région.
Per Plinio e Giuseppe Flavio, Gerusalemme fu ridotta ad un mucchio di macerie ed abitata da pochi vecchi, da alcune donne e presidiata dalla X^ Legio Fretensis, una legione formata da veterani calabresi e siciliani.
Gerusalemme, fu fatta riedificare da Adriano col nome di Alea Capitolina e, per circa cinquecento anni, fu interdetta a qualunque comunità israelitica stanziale.
In altre occasioni abbiamo cercato di ricostruire la figura del Maestro nazireo Joshua ovvero Giosuè, il Gesù dei Vangeli, nato presumibilmente a Gennesareth nel luglio dell’anno 748 di Roma, la cui morte per crocifissione –infamante agli occhi di IHWH- è discutibile ed infondata, in quanto alcune fonti attestano che, altro inquietante segreto, il Rabbi Gesù, scampato alla morte per crocifissione si rifugiò, con Miryam di Magdala (la sua compagna), Giuseppe di Arimatea, ricco importatore di stagno, ed altri, nella comunità ebrea di Damasco, poi ad Aleppo prima di imbarcarsi per la Gallia (Linguadoca) presso la quale ritrovò Erode Antipa ed alcuni familiari.
A Srinagar, nel Kashmir, è l’inquietante sepolcro del Profeta Gesù, il quale dopo gli avvenimenti palestinesi, ritornò in quei luoghi dove, in età giovanile, aveva vissuto presso il monastero buddista di Hamis Gumpa. È certo che il villaggio di Ismuquam porti il suo nome e che anche sua madre visse gli ultimi anni in Oriente, nei pressi di Rawalpindi, dove la sua tomba, molto venerata, è conosciuta come il sepolcro di Mai Mari da Asthan
Forse ...si farà luce sulla vera identità del Gesù dei vangeli e si chiarirà che Joshua -il legittimo erede di Erode il Grande- fu eliminato (crocifisso) dal Sinedrio; forse... si scoprirà l'esistenza di un Rabbi Joshua che avendo appreso gli Insegnamenti del Mahayama e del Vajrayana in Oriente... cercò di trasmetterli nella sua terra di origine. Insegnamenti che, comunque, erano Idee e Concezioni estranee alla Tradizione Mosaica e che scatenarono incomprensione e violenza. Questo ignoto Rabbi Joshua portò l’idea del Perdono, della Compassione e dell’Amore, in una terra dove un Dio misogino e nazionalista affermava di essere «molto geloso e rabbioso», e, pertanto, il popolo aizzato dai detentori del potere spirituale, gli si rivoltò contro e lo condannò ad una morte maledetta agli occhi dell’Altissimo.
Nella terra usurpata dal popolo eletto, per il Rabbi (Maestro) Joshua fu un fallimento... e per questo, intorno all’anno 35, dopo essere scampato alla morte e all’amara delusione dell’abbandono dei suoi discepoli, fece ritorno alla sua terra di adozione dove visse fino a veneranda età.
Ipotesi, le mie, sull'esistenza di tre Joshua e sull'artefatto mescolamento delle loro vite... ma anche sul fatto, possibilissimo, che Apollonio di Tiana... sia in effetti stato raccontato nei picareschi racconti evangelici della christiana setta eretica ebraica.
Comunque sia, si evince, dalle diverse fonti, che Gesù avesse fratelli e sorelle, sebbene l’attuale pontefice abbia affermato che fu l’unico figlio di Maria. È detto, nel “Protoevangelium Jacobi”, che Ioses, Giuda Tommaso detto Didimo e Simeone, erano fratelli del Messia. Nei Vangeli, scritti in greco, il termine adelphòs vuol dire “nato dallo stesso grembo” quindi, figli della stessa madre, e, non è tutto, risulta anche che avesse delle sorelle, Salome e Giovanna «le Sante Marie del mare», che accompagnarono, in Provençe, Marta e Miryam, la compagna del loro “fratello” e “Maestro”, presenti, a Vezela in Borgogna, alla sepoltura della loro Venerata consorella Miryam di Bethania Gran Sacerdotessa del Tempio, a Magdala, della Grande Madre Ishtar. Miryam o Maryam di Bethania, sorella di Lazzaro è la compagna del Rabbi Gesù che «spesso aveva l’abitudine di baciarla sulla bocca».
Tre anni dopo i presunti fatti della crocifissione, Paolo fu in Israele dove avversò la setta della chiesa di Gerusalemme che contava molti proseliti ed alcune fonti attendibili fanno intendere che egli fu uno degli artefici della lapidazione di Stefano, in seguito ritenuto il primo martire del christianesimo.
Stefano, apparteneva alla corrente riformatrice e predicava nelle sinagoghe degli ebrei della diaspora, fu accusato di bestemmiare la Legge poiché affermava che Gesù aveva messo fine alla Legge ed al Culto nel Tempio di JHWH.
Sorge un problema, poiché è certamente una impostura che Paolo avversasse i christiani per il semplice fatto che essi non esistevano ancora; egli, in realtà, avversò i seguaci del nazireo guidati da Giacomo detto il Giusto, una figura molto importante a Gerusalemme in quanto Capo dei Sacerdoti dei Tempio, cioè egli era il «mashiàh» della setta dei nazirei di Gesù che si attenevano alle nonne alimentari e rituali delle leggi e delle sacre festività ebraiche.
Paolo, fu in netto contrasto con Giacomo il Giusto perché lo avversò sia come eretico giudeo sia perché egli, cioè Paolo, ad un certo punto si ritenne di essere -nientemeno- che il depositario della rivelazione in quanto figlio di Dio cui Dio stesso aveva fatto la rivelazione e dato mandato, la missione di convertire i non circoncisi, i gentili, idea questa che non fu mai contemplata dalla Ekklesia di Gerusalemme. È stato detto che Simone/Pietro fu a Région, crocevia dei collegamenti tra l’Oriente e l’occidente, Sede di Scholae pitagoriche, rabbiniche e gnostiche, intorno al tredicesimo anno dopo la crocifissione, ebbene, ad eccezione dei molti toponimi, ci sono scarse documentazioni di conversioni o dì sue predicazioni, segno evidente, questo, che l’insegnamento del Maestro era inteso diretto unicamente per i circoncisi.
Tutte le elucubrazioni di Paolo, stravolsero le Idee e Insegnamento professato dalla comunità di Gerusalemme, ad esempio fu lui l’artefice della morte e resurrezione del Maestro nazireo e dell’idea che Gesù fosse un Dio morto e risorto per redimere gli uomini. Fu un abile mestatore e sobillatore, s’inventò -molto probabilmente- finanche la faccenda della sua conversione sulla via di Damasco.
Fu a causa delle provocazioni di sollevate da Paolo che Giacomo il Giusto fu accusato dal Sinedrio di infrangere la Legge e per questo, nel corso della sommossa scatenatasi fra le parti avverse, fu spinto giù dalle mura dei Tempio, lapidato e... giustiziato da uno sconosciuto con un colpo alla testa. Diverse ed autorevoli fonti sono concordi che per uno sconosciuto deve intendersi, invece, Paolo, colui che mise fine alla vita di Giacomo, e, che a seguito del suo omicidio fu costretto ad emigrare lontano da Gerusalemme ed è probabile che la storia del suo arresto e la sua traduzione in catene a Roma, essendosi dichiarato cittadino romano (per nascita) ed appellato al giudizio dì Cesare, è tutta da rivedere. Da Caesarea (Cesarea) a Roma, una nave da carico impiegava circa venti giorni e la sua rotta era ben definita e -comunque- lontana dall’Adriatico e da Malta. Negli Atti degli Apostoli, invece, è menzionata una navigazione di quattordici giorni nell’Adriatico, fine delle scorte alimentari, naufragio a Malta. Un percorso a tappe e la libertà goduta ci suggeriscono che di certo non si trattò di un viaggio di traduzione carceraria e che i quattordici giorni trascorsi in navigazione nell’adriatico ci fanno pensare che effettivamente egli abbia raggiunto l’isola chiamata Mèleda cioè Melita (Malta) davanti alle coste dalmate del golfo di Venezia.
Un viaggio avventuroso per un’ordinaria traduzione carceraria, un viaggio fatto di soste e di conversioni: a Malta/Melita vi sosta tre mesi, a Siracusa tre giorni, a Région altra sosta di un giorno ed è incerto che egli scese a terra, ed infine a Puteoli (Pozzuoli) ultima sosta di sette giorni e poi a Roma presso il Foro Appio e alle Tre Taverne. Paolo non fa che incontrarsi con amici e fare prediche e conversioni. A Région, dicevamo, contrariamente a quanti si ostinano ad affermare che egli operò la conversione dei convenuti alla Sacra ed ancestrale festività in onore della Grande Madre Diana ovvero Artemis phakelitis, oggi venerata col nome di Assumptio Sanctae Mariae o Santa Maria del Popolo, Paolo non scese a terra nel corso della sosta per il semplice fatto che a Région gli ebrei erano al corrente della verità sulla morte di Giacomo il Giusto. Région legata da sempre al culto della Grande Madre, la Région delle Scholae pitagoriche, rabbiniche gnostiche, la Région Sede dell’Ipertima ortodosso, fu convertita con la violenza e col sopruso al christianesimo di Roma.
Si afferma che poteva essere l’anno 67 dell’era volgare quando Paolo subì il martirio per decapitazione presso le Acque Salvie sulla Via Ostiense a cinque chilometri dalle mura di Roma; si afferma che furono i romani che lo processarono e lo condannarono a morte, ma… erano trascorsi sei anni che era giunto a Roma, sei anni di predicazione e di viaggi.
La morte di Paolo “probabilmente” non fu per martirio, bensì fu dovuta ad un ennesimo assassinio (eseguito forse da sicari della sua stessa razza). Può sembrare inverosimile, ma -anche questa volta- i romani non c’entrano, mentre é più attendibile il fatto che alcuni anni dopo l’assassinio di Giacomo il Giusto, Paolo fu giustiziato da alcuni zeloti seguaci di Giacomo o dell’ala conservatrice della Legge mosaica. È risaputo che, a quel tempo, gli Ebrei residenti a Roma erano circa cinquantamila e che entro la loro comunità ed i christiani ci fossero delle divergenze di carattere religioso.
È stato affermato che i romani non facevano molta distinzione fra giudia e chrístianos, ma è quasi certo che ad intrattenerli nel Circo massimo furono molti gnostici, mentre, gli ebrei ed i christiani passarono quasi indenni.
Permettetemi, di offrirvi un frutto dal delizioso sapore e dalle molteplici complicazioni: una mela… la mela di Biancaneve...:è certo che nel 325, col Concilio di Nicea, si fissarono i dogmi della setta paolina, cioè della Chiesa Latina, si condannarono le scuole gnostiche come eretiche; si cercarono dei luoghi da adattare ai vangeli. Risulta che i Vangeli, le lettere di Paolo, e, le prime fonti letterarie christiane, sono stati pensati e scritti in greco. È assodato che i Vangeli non possono essere accettati come verità inoppugnabile, anche se essi ci forniscono, tuttavia, degli indizi che conducono al mezzo della matassa ingarbugliata sui fatti accaduti 2000 anni addietro. Altra cosa: molti ignorano che l’elenco dei Vangeli attuali sia stato accuratamente selezionato, e, che -sicuramente- tutti quegli scritti che avevano un fondamento storico ed anche velatamente politico, furono scartati... cioè dati alle fiamme!
Ed ora, vi invito ad addentare profondamente la nostra mela: è detto che “Passando lungo il mare di Galilea, vide Simeone e Andrea fratello di Simeone, che gettavano le reti in mare. Infatti, erano pescatori. Disse loro Gesù seguitemi e vi farò diventare pescatori di uomini». Prontamente, essi, lasciate le reti, lo seguirono”.
Simeone detto Kepa, cioè Pietro, ha un significato ben diverso da quello che comunemente è stato volutamente diffuso.
È detto che salirono sul monte e che Gesù “chiamò a sé quelli che volle”, cioè, ci fu una selezione fra i presenti ed i selezionati furono chiamati “Apostoli”.
Definito il numero degli apostoli, Gesù chiamò Simeone e gli disse «tu Simeone sarai Peter (Patar)», e tu Giacomo e tu Giovanni sarete i boanèrghes».
Paolo “secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come sapiente architetto io ho gettato il fondamento” e i suoi accoliti erano iniziati ai Misteri dei greci? Si!
Questa è una traccia inquietante!
Abbiamo affermato che Paolo ed i suoi seguaci erano degli ebrei della diaspora, pertanto, è evidente che essi adottarono per il Christos, un nome ellenizzato, cioè: Gesù.
Gesù si ritiene sia equivalente all’ebraico Joshua cioè Giosuè che ellenizzato è Giasone. Il significato del nome Gesù, Joshua, Giasone o Giosuè, la cui fonte primaria è il shumero IA U Sh U A, era inteso come: guaritore e più verosimilmente come «sperma, che salva, ristora, guarisce» ed è quanto si afferma attraverso la conoscenza etimologica; in quanto a boanèrghes è certo che non c’è alcun nesso col significato usuale di figli del tuono, bensì con uomo potente che sostiene la volta dei cielo, il che significa che i fratelli Giacomo e Giovanni furono assimilati ai... Dioscuri, mentre Simeone -tra i Dodici- era stato designato come Pater, padre, ovvero Gerofante, interprete dei misteri occulti della setta, che finì per essere inteso come nome proprio di persona e... come pàpas, papà, cioè papa.
La nostra mela ha un sapore strano a questo punto poiché, alla luce dei fatti, Paolo é ritenuto un sovversivo, un apostata, colui che mise le fondamenta della Chiesa Latina, colui che è ritenuto l’artefice e l’assassino di Giacomo il Giusto, ma quanto scritto da lui che è giunto fino ad oggi e che gli è attribuito, è veramente suo?
Simeone/Pietro, ritenuto il responsabile organizzativo delle comunità e difensore contro i giudeo-christiani, è episkopos (sorvegliante) delle comunità di ebrei seguaci dei Maestro nazireo (anche di quella residente a Roma), è certo che fece ritorno a Gerusalemme, nel 48 e.v., per partecipare ad un Concilio (proprio quello dove avviene la rottura con Paolo), e, fra questi e Barnaba, è certo che morì a Babilonia e che probabilmente i suoi resti, sempre che si tratti dei suoi resti, furono tumulati sul colle Vaticano nel 315 al momento della costruzione primitiva della Chiesa di S. Pietro voluta da Costantino. A tale proposito è bene chiarire che Costantino non si convertì mai al christianesimo e che la sua celebre visione prima della battaglia del Ponte Milvio ha ben altri significati e valori. Secondo alcune fonti tradizionali, la visione è conseguente alla sua iniziazione al Culto del Sol Invictus Apollo e, quanto attestato nell’iscrizione dell’arco di trionfo nel Colosseo conferma che detta visione fu dovuta alla ispirazione della Divinità.
La storia potrebbe dilungarsi ancora, ma sono convinto che dobbiamo a quei distruttori e impostori ignoranti che furono i vari Padri della Chiesa se al giorno d’oggi la verità sui fatti è come ricercare il classico ago nel pagliaio; del resto, uno dei più grandi dei Padri della Chiesa, Clemente d’Alessandria, ebbe ad affermare a proposito della verità: “se per caso i tuoi avversari dicono la verità, devi negarla e mentire per confutarli”. Comunque, fu Ireneo che consolidò la teologia della setta eretica paolina dandole forma coerente. Per lui esisteva una sola chiesa al di fuori della quale non c’era salvezza, chi si opponeva “era un eretico e doveva essere espulso e se possibile eliminato”, ed allora, mi viene da chiedervi: «chi fu Paolo?, cosa effettivamente disse e scrisse? Il Patriarca di Costantinopoli è il massimo rappresentante delle chiese christiane?
Domanda: Che pensi della Sindone?
Risposta: Fino al tempo dell’imperatore Costantino, non era permessa, né “concepibile”, alcuna raffigurazione del Maestro Gesù. Gli apostoli, i discepoli ed i primi seguaci delle comunità, essendo ebrei, avevano il sacro timore delle immagini della Divinità anche perché è detto nel libro dell’Esodo che circa tremila ebrei erano stati giustiziati da altri ebrei consanguinei per aver contravvenuto alla Legge di JHWH.
Pertanto, a quel tempo avrebbero considerato sacrilegio tremendo ogni tipo di raffigurazione del loro Maestro.
Tutte le raffigurazioni, che abbiamo del Maestro Gesù, probabilmente, sono il frutto di un grossolano falso, come la lettera, in cui è descritto il nazireo, attribuita ad uno storico e senatore romano, poiché… se, prestiamo ascolto alla lettera occorrerà condannare Paolo e viceversa.
“Un tale Zaccheo -è detto da Luca- che cercava di vedere quale fosse Gesù non gli riusciva a causa della folla poiché era piccolo di statura; ero impaurito e gridai, ed egli, voltandosi, si mostrò un uomo di bassa statura, che mi afferrò per la barba e, tirandola disse «Giovanni, non perdere la fede. Credi e non essere curioso»“.
Al giorno d’oggi non esiste alcuna raffigurazione del Maestro nazireo e tutte le ipotesi e tesi lasciano il tempo che trovano.
Quel che si sa è che il mondo christiano venerava una sacra immagine dipinta da Hannan per il suo re Abgar. Tale dipinto, di mirabile fattura, conosciuto col nome di Mandilion, era molto venerato. Si presume che del Mandilion furono fatte diverse copie, e, che una di loro abbia dato origine alla leggenda di Santa Veronica e del volto santo; voglio dire, ed è certo, che non è mai esistita una Santa di nome Veronica.
L’equivoco nacque dal fatto che la copia del Mandilion fu chiamata vera icona, cioè: vera immagine.
Nel medioevo, è notorio, ci fu il boom dei pellegrinaggi, e, coloro i quali avevano come meta la visita alla reliquia del volto santo, custodita a Roma, portavano a casa come testimonianza (souvenir) dell’avvenuto pellegrinaggio una immaginetta del volto di Gesù sorretto da un angelo o da una figura di donna.
Il culto del volto santo risale al secolo VIII ed il Petrarca e Dante Alighieri citarono più volte la Veronica che ogni venerdì o giorno solenne di festa si mostrava in San Pietro per la consolazione dei pellegrini (i romei), anche se alcuni autori ritenevano che l’immagine doveva essere messa in relazione all’orto degli ulivi (quando avvenne la sudorazione di sangue ed acqua], e, non lungo la via che conduceva al calvario.
Del Mandilion, ritrovato (530 e. v.) ed esposto a Edessa e poi nella Cattedrale di Santa Sophia, non c’è più alcuna traccia; alcune fonti affermano che un lino è conservato negli archivi della Chiesa Latina, questo lino, che non viene più mostrato ai fedeli, è quanto rimane dell’icona completamente sbiadita e che in passato era esposta in San Pietro sempre illuminata da dieci lampade ad olio.
La Sindone? È certo che questo telo di lino sia miracolosamente giunto fino a noi.
La Chiesa Latina lo ha adottato come testimone a favore sebbene avesse anche cercato di distruggerlo. Il miracolo non è nel come è stato ottenuto o in quella forza arcana che ha fatto sì che le fattezze dell’uomo sofferente vi rimanessero fissate.
Il miracolo é nella sua conservazione nonostante i tentativi che venisse distrutto!
La scienza è certa delle sue affermazioni e, questa volta, la Tradizione ne conferma la validità. La verità, che molti cercano, è gelosamente custodita sotto gli occhi di tutti. Sarebbe pura follia cercare di eliminare questa testimonianza, l’uomo -il più distratto- rischierebbe la sua vita per la sua salvezza come ultimamente è avvenuto a causa di un incendio accidentale. Ma, è stato poi un incendio accidentale?
In altre occasioni, ho affermato: il mondo è stabile in virtù del segreto!
Ed è vero, ma quale segreto si cela nella Sindone?
Domanda: Perché la Sindone non è esposta in Vaticano? Quale Chiesa christiana meriterebbe di custodirla se non il Vaticano?
Risposta: Noi, ci auguriamo che mai sia data la possibilità, e, che mai sia presa la detestabile decisione che la sindone sia traslata in Vaticano.
Noi, come pochi altri, siamo convinti che l’ultimo incendio appiccato alla cappella della Sindone nella Cattedrale torinese (dedicata a San Giov. Battista), sia -in verità- l’ennesimo tentativo fallito. È certo che esistono documenti attestanti la preoccupazione della Chiesa Latina affinché il lenzuolo funebre non fosse esposto al popolo, e, che dovevasi distruggere.
Domanda: Quale segreto si cela nella Sindone?
Risposta: «Nessun segreto» è la nostra affermazione!
L’ignoranza ed il silenzio sono erroneamente intesi come segreto... il segreto di Pulcinella.
È dal momento in cui la Sindone fu esposta che la verità è incompresa e malcelata.
Domanda: Chi è l’uomo della Sindone?
Risposta: Si disse che l’uomo della sindone fosse il Gran Maestro Guglielmo di Beaujeu, ma era una mezza verità in quanto l’uomo della sindone verosimilmente é... Jacques de Molay, Gran Maestro dei Cavalieri Templari messo al rogo il 18 marzo del 1314. Alcuni disegni che raffigurano il Gran Maestro, le testimonianze di alcune fonti tradizionali e documenti ancora oggi esistenti, attestano questa verità.
Domanda: I Templari di Ugo de Payns custodivano veramente il Graal?
Risposta: Si sono dette una congerie di cose sui Templari, chi li ha legati al Santo Sepolcro, chi alla difesa dei pellegrini, chi ha dato per scontato che fossero i custodi del Graal.
Santo Sepolcro e pellegrini sono stati intesi e connessi alle crociate che per l’esattezza oltre quelle ufficiali sono da considerare tali anche quella contro gli albigesi, quella dei pezzenti, quella dei fanciulli francesi, quella dei fanciulli di Colonia, quella contro Costantinopoli, quella dei poveri.
Esse furono un massacro ed un fiasco solenne che misero in evidenza la ferocia ed il fanatismo delle orde christiane, un’orribile tragedia per l’avanzata civiltà mediorientale e ottimi guadagni per la Chiesa Latina.
I pellegrini in Terrasanta, coloro che ci arrivavano, potevano contare, in passato, sull’aiuto degli Hospitales costruiti grazie all’alleanza tra Carlo Magno e il Khalifah di Baghdad Harun al-Rashid; in seguito su quelli dei mercanti amalfitani di Gerardo Sasso che furono tra i primi a ridare vita agli Hospitales di Antiochia e di Gerusalemme ed a quello di Sancta Maria Latina «... cum devozione a Sancti Michalem patrono delli comercianti et farmachisti ... ». Alcuni di questi Hospitales, è affermato, erano capaci di 2mila posti letto. A Gerusalemme esisteva un’istituzione che si dedicava ad assistere i pellegrini ed era chiamata l’Ospitale (l’Ospedale), in altre parole i Poveri fratelli di San Giovanni l’ospitaliere; sempre a Gerusalemme, nello XI sec., esistevano due monasteri benedettini, uno maschile di Sancta Maria Latina e, l’altro, di Sancta Maria Maddalena, fémminile.
A tal proposito, concedetemi una breve digressione.
Qui, a Reggio di Calabria, è accertato, esistevano degli Hospitales, in altre parole delle Domus Hospitales, i più ricordati sono quello detto dei Franchi e quello degli Amalfitani o di S. Margherita, a ridosso della zona occupata dalle abitazioni della comunità ebraica, cioè tra la Porta della Dogana (o Porta Amalfitana) e la Porta Dar as-san’ah ovvero Porta della Darsena, ed erano tra i più antichi Hospitales della penisola, edificati (restaurati) molto probabilmente dai Cenobiti Basiliani (veneravano la Vergine Nera), dagli Arabi Fatimidi (340 dell’Egira, 952 e.v.) ed infine dai normanni e dagli amalfitani.
Nell’Hospitíum de Franchis (presso la località periferica di Reggio di Cal. chiamata Modena), detto così perché ristrutturato dai Normanni, vi era insediato un Ordine militare-ospedaliere sorto nel secolo X per combattere gli Arabi, e, che aveva per simbolo una rosa. L’Ordine dei Cavalieri di Rodi, o di Rhodia (Rosa), com’era conosciuto, custodiva un’icona sacra e molto antica. Questo antico Ordine monastico-guerriero, istituito dal frate basiliano Luca d’Armento (di origine calabra o sicula) che tracciò sullabito delli confrati una croce vermiglia inducendoli alla difesa del loro Cenobio e della loro vita, vi sarà d’aiuto per ricostruire anche la storia dei Cavalieri del Tau di Altopascio e alla loro Regula.
Lo «hospitale» non era solamente un luogo di cura “si soccore et medicamento poveri infermi cum medico a spesa confratre” o di ristoro per i pellegrini e per i poveri “ad susceptionem peregrinorum et pauperorum sed etiam indigenti orfanorum et Viduarum”.
Lo hospitale era luogo di formazione dove in pochi accedevano ad “un atro loco appartato” dove vi erano “dei nicchi alli lati colle statue delli Dii Antichi”, cioè in pochi avevano accesso a quelle sale segrete dove era impartito l’Insegnamento esoterico della Confraternita. In questo “loco segreto” era dunque tramandato l’Insegnamento Tradizionale.
Tutti i futuri Ordini Militari vi si ispireranno «nessuno adimandi nellospitale di farsi cavaliere se impromesso nolli fusse innanzi che riceva labito della religione dellospitale, maximamente quando saranno notricati nella casa dellospitale... ».
In poche parole, come lo Shaik (Capo spirituale), il Magister, Gran Maestro dell’Ordine, “conferiva” la Dignità Iniziatica che “insigniva il probante” del grado di Cavaliere.
L’Ordo (Ordine) monastico-guerriero dei Cavalieri di Rodi, o di Rhodia (Rosa) cioè i Cavalieri della Rosa, di cui fece parte Sigilberto avo di Ugo dei Pagani, furono i precursori dei Templari e dei crociati, ebbero l’autorizzazione a costruire, sul Colle di Sion, sulle rovine di una basilica bizantina del IV sec. (chiamata la Madre di tutte le Chiese) un’abbazia fortificata ed a darle il nome di Santa Maria del Monte di Sion e del Santo Spirito. In detta Abbazia risiedeva un capitolo di monaci agostiniani
I laici ivi riuniti, fra i quali ricordiamo Ugo dei Pagani e André de MontBard zio di Bernard di Fontaines les Dijon (S. Bernardo) presero, intorno all’anno 1113/14, il nome di Ordine di Nostra Signora di Sion che dobbiamo considerare come erede legittimo, se non la trasformazione, dell’Ordine dei Cavalieri di Rhodia ovvero della Rosa.
La rosa é intesa come simbolo della Sapienza Divina dei Saggi e mistici Sufi, essa è il simbolo della Natura, della Terra gravida, prolifica, della semprevergine Grande Madre. È il simbolo iniziatico dei Misteri di Isis, Iside, ed intorno al XII sec. sarà associato alla Theotókos Vergine-Madre, Maria, o Maryam, o Miryam, dei Maestro Nazireo Joshua vale a dire Giosuè, il Gesù dei Vangeli.
Alla domanda postami c’è da escludere con immediatezza la questione del Graal; a tal proposito ed in altro momento cercheremo... delle verità.
Per Templari ed il loro fondatore il nostro viaggio inizia dall’attuale Calabria, nostra terra figlia di Régium Julii, vetusta Città che come la Calabria è ricca di Sapere e di uomini forti e generosi, custodi di conoscenze pre-diluviane.
I Templari hanno radici invisibili ad Orval, la cui linfa vitale proviene, indubbiamente, da non meglio identificati uomini venuti dalla Brettia, la Calabria, padroni anche della Geometria Sacra che permise di costruire magnifiche cattedrali e fortificazioni inespugnabili; uomini dediti alla Conoscenza, al Sapere che va oltre la scienza dell’uomo e che viene trasmessa da una civiltà all’altra.
Uomini di sapere nascosti nelle vesti di umili monaci (in verità: discepoli perfetti, indivisi, cioè iniziati depositari di conoscenze e di documenti di civiltà arcaiche), capaci di intendere correttamente le antiche scritture assieme all’Arabo, all’Ebraico, al Greco, capaci di tradurre i codici antichi che si trasferirono, dalla nostra terra, nel cuore dell’Europa per preservare l’inestimabile tesoro dalla distruzione.
Nel 900 e.v. Brunone ed altri dodici monaci calabresi (con oltre novecento manoscritti) furono accolti nelle terre dei Borgognoni (doneranno dei terreni per la costruzione dell’Abbazia di Cluny). Nel 1070, un non meglio identificato personaggio di nome Ursus con altri monaci calabresi raggiunsero le Ardenne accolti da Matilde di Toscana, zia di Goffredo di Buglione, che aveva fatto costruire, ad Orval (Aurea Vallis), un’Abbazia per ospitarli affinché potessero procedere alla traduzione e allo studio di antichi codici.
La Storia, che molti volutamente ignorano, afferma che furono sempre dei monaci calabresi che al seguito di Goffredo di Buglione si recarono a Gerusalemme. Sappiamo che subito dopo la presa delta Città-Santa (fu un vero eccidio), ci fu una riunione nel corso della quale sorse, ancora una volta, una vergognosa diatriba fra Raimondo di Tolosa e Goffredo di Buglione: entrambi pretendenti al trono di Gerusalemme.
Per districarci un po’ dalla questione dobbiamo far riferimento ad un episodio accaduto nel corso della crociata che portò alla conquista di Gerusalemme, esattamente all’assedio di Antiochia. Quel che sappiamo è che giunse atteso a Gerusalemme un vescovo calabrese, che ci fu un concilio segreto, che fu eletto il primo Patriarca di Gerusalemme, che Raimondo di Tolosa non accettò di essere eletto Re di Gerusalemme, che Goffredo di Buglione fu eletto difensore del Santo Sepolcro, e, che i monaci calabresi ebbero da quest’ultimo l’autorizzazione a costruire sul colle di Sion un’abbazia fortificata e a darle il nome di Santa Maria dei Monte dì Sion e del Santo Spirito.
Detto questo, cerchiamo di mettere insieme alcune altre notizie e accadimenti che potremo inserire nel contesto di quanto fino ad oggi è stato detto sui ‘Templari per operare una prima distinzione fra i Templari ed i Templari, in altre parole accenniamo a quei Cavalieri (dei quali non solamente portiamo i colori) che compresero che nella cultura esoterica ed exoterica dei popoli mediorientali era conservata, meglio che in quella dell’Europa, la Antica Tradizione e tentarono di riportare la fiaccola negli antichi luoghi sacri alla Déa Madre. Essi compresero il Mistero di questa Forza Primordiale che veniva da sempre celata nel Mistero della Shakti, o della Shekinah o dell’Alkaest o della Signora dal Doppio Scettro o di Bapheus mètè (Tintore della Luna), ovvero di Baphé Metis (Battesimo di Metis), cioè Battesimo della Saggezza.
Quando il Tempio di Salomone fu edificato (forse sarebbe meglio dire fatto riadattare) sulla sommità di una spianata, la pietra che servì da pavimentazione al Tabernacolo e sulla quale fu posta l’Arca dell’Alleanza, fu chiamata Shetiyyah fondazione.
Si racconta che questa pietra di Fondazione celi una cavità nella quale, molto probabilmente, furono nascoste l’Arca dell’Alleanza e le scritture sacre al tempo della distruzione del Tempio ad opera dei babilonesi.
È fondamentale, a mio avviso, non trascurare (cosa che, purtroppo, molti hanno fatto) e ritenere che i Cavalieri della Rosa non scelsero a caso il luogo per edificare l’Abbazia. Essi sapevano che al tempo della divisione fra gli Ebrei, cioè, fra quelli fedeli alla Legge mosaica e quelli che accettarono le idee innovative di Giacomo il Giusto (come seguaci del Maestro nazireo), comportò la edificazione di una sinagoga sul monte di Sion che (come tutte le sinagoghe, nel suo interno) custodiva una nicchia, ricavata nella parete in direzione del Monte del Tempio, nella quale venivano deposti i “testi sacri”.
Nell’anno 638 dell’era volgare gli Arabi conquistano Gerusalemme, la terza Città Santa dopo la Mecca e Medina. Si tramanda che, conquistata la Città, il Califfo Omar si recò sulla spianata dei monte di Sion dove sorgeva il Tempio di Salomone: la spianata era coperta di rifiuti, in altre parole: era stata adibita a discarica. Si tramanda che il Califfo distese il suo mantello sulla roccia, e, deposta la scimitarra, a voce alta disse:«Allah Akbar! Questo è il Tempio di Davide del quale il profeta Mohammed mi ha fatto la descrizione»; quindi diede ordini affinché vi fosse edificata la Moschea, detta Qubbat-el-Aksa (la felice), di forma ottagonale sormontata da una cupola.
Secondo alcune testimonianze risalenti al 1188, nell’Ordine di Sion si formarono il Priorato e una Schola esoterica chiamata Ormus. Ormus, è il nome mistico di uno gnostico alessandrino (46 e,v.) fondatore di una Scholae che riuniva alle conoscenze misteriche del passato gli insegnamenti del maestro nazireo e degli ebrei seguaci di Giacomo il Giusto. Alessandria, come ben sapete, fu il centro di molte Scholae misteriche giudaiche, mithriache, pitagoriche, neoplatoniche, ermetiche, il cui intento era quello di ricongiungersi alle origini «al principio della Luce». È da tenere presente che secondo la Tradizione Ormus «diede al venerabile Ordine un simbolo: una croce vermiglia.
Nell’anno 138 e.v. l’Imperatore Adriano fece edificare (sul colle di Sion) un Tempio alla Déa Venere che Elena, Madre di Costantino il Grande, fece trasformare in Basilica (la Madre di tutte le chiese). Proprio sulle rovine di questa Basilica bizantina i monaci calabresi costruirono, l’Abbazia fortificata chiamata Santa Maria del Monte di Sion e del Santo Spirito.
I pellegrini in Terrasanta c’erano fin dal 400 dell’era volgare. Lungo il percorso venivano tartassati, derubati, pagavano tasse e gabelle, morivano di fame, di sete, di stenti, di malattie, morivano assassinati, e, finanche, mangiati. In verità, nessuna autorità si era mai curata o interessata della sorte dei pellegrini, molti dei quali non raggiunsero mai la meta e fra questi alcuni furono, nella migliore delle ipotesi, castrati e venduti schiavi entro i confini dei civili regni cattolici. Intorno al 1050 il pellegrinaggio ai luoghi santi fu ulteriormente compromesso dai pellegrini stessi in genere accompagnati da scorte armate. È una idea falsata quella che abbiamo pellegrini in quanto non erano così pii come si crede, ma portati naturalmente al saccheggio, alla razzia, alle risse, alla violenza. Per questi motivi furono in molti quelli che non furono fatti entrare a Gerusalemme ed altrettanti furono quelli espulsi o imprigionati.
Guillaume de Tyre è il maggior responsabile delle confusioni, delle diatribe, sui Templari che durano ancora oggi. Il suo Hugues de Payens, nato nello Chateau de Mahu, nativo dello Champagne che nel 1101 sposò Catherine Saint Claire, fu certamente un parente dell’italo-normanno Ugo de Pagani, ma non il fondatore dell’Ordine Templare, poiché è certo che: “Templariorum Militum Ordini Hierosolymis sub Balduino II. Rege Hierosolymorum anno MCXVIII, initium fecere Hugo de Paganis, & Gothefredus de Sancto Ademaro, prior Italus ex Nocerensi Civitate prope Salemum alter Gallus ex Provincia Franciae.
Guglielmo di Tiro affermò che Ugo de Paganis ed un certo francese Goffredo de Santo Ademaro furono i fondatori dell’Ordine.
Frater Ugo dei Pagani - Primus Magister- italus ex Nocerensi civitate, figlio di Pagano de Pagani di Nocera, è sepolto nella chiesa di San Giacomo di Compostella a Ferrara.
Esaminiamo altri accadimenti:
Goffredo di Buglione nel 1096 con al seguito di alcuni monaci calabresi dell’Abbazia di Orval (diretti a Gerusalemme) è affiancato da Roberto di Normandia, Stefano di Bloise, Roberto di Fiandra e Andrè de Montbard.
Nell’anno 1104 nel castello di Hugo di Champagne si incontrano alcuni nobili di alto rango uno dei quali era appena tornato da Gerusalemme dove era stato messo al corrente di un segreto. Hugo di Champagne ed il suo vassallo Hugues de Payens (forse un parente di Ugo dei Pagani) partono alla volta di Gerusalemme.
Il Conte di Champagne ritorna, quattro anni dopo, per consegnare all’Abate di Citeaux, Stefano Harding, alcuni testi e codici sacri ebraici. Si sa che nell’Abbazia sono presenti degli eruditi rabbini. Hugo di Champagne ripartirà per Gerusalemme per unirsi agli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme.
Stefano Harding fa costruire, nella foresta di Bar-sur-Aube, l’Abbazia di Clairvaux per affidarla a Bernard de Fontains. Bemard figlio di Alet dei duchi di Mont-bart nacque nel 1090 entrò nell’Ordine monastico dei cistercensi e fece carriera quasi subito, cioè non solo venne nominato Abate, ma le fu fatta costruire una Abbazia (Chiaravalle) da Ugo di Champagne. Bernard mise in evidenza il culto alla vergine Nera, cioè a Maria Maddalena che “riteneva fosse di carnagione scura e sposa di Gesù” (questo accadeva nel XII secolo nel tempo dell’amor cortese).
Ugo dei Pagani (il cui stemma merita di essere studiato e considerato è anche lo stemma della Città di Nocera dei Pagani), ed altri iniziati ebbero il mandato di formare una cerchia esterna, impenetrabile, all’Ordine affinché potesse svolgere indisturbato il suo mandato.
Si sa del Gran Priore dell’Ordine, De Gonneville, annunziò nel 1318 che i Templari sarebbero dovuti scomparire per sei secoli e che dopo questo tempo essi sarebbero risorti. Sappiamo che effettivamente egli partì per la Persia, attraversò l’Asia centrale, senza più lasciare alcuna traccia.
L’Ordo Supremus Militari Templi Hierosolymitani (discendente dai neotemplari di Philippe d’Orleans -1705) ed il Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Ordo dell’Aventino (04. 05. 1981) non hanno niente da spartire con l’Ordine dei Cavalieri Templari.
Domanda: Il Graal, dunque, non fu in custodia dei Templari?
Risposta: Ho sempre affermato che il Graal, quello che comunemente viene inteso, non fu mai nelle mani dei Templari.
Sono convinto che il Graal di cui si parla è semplicemente una leggenda, ovvero che mai è realmente esistito.
Quello che oggi viene stupidamente propinato a tale proposito è unicamente ad uso e consumo delle masse dei se-dicenti iniziati.
Se intendiamo che Graal abbia, invece, significato di Continuità iniziatica, oppure di Trasmissione iniziatica, oppure di Segreto, la sua esistenza è possibile, fermo restando che esso non è una coppa, non è un vasello, non è una pietra.
L’ultima ipotesi è che esso sia realmente un libro, ma è tutta da ricercare e dovremmo intendere per libro una raccolta di documenti, di istruzioni che ci potrebbero ricondurre alla Sacra Investitura dei Fata (cavaliere), il cui Rituale consisteva, fra l’altro, nell’atto di bere dalla Coppa della Cavalleria -Kas-ul-futuwwah- dopo aver meditato tutta una notte sull’Insegnamento ricevuto e su quello contenuto nel Kitab af-futuwwah «il Libro della Cavalleria».
L’Idea del Graal è rintracciabile nella civiltà di Hi Ku Ptah (Egitto), dove Serapide veniva raffigurato recante su capo il... Gardal o Gradal in cui veniva custodito, dai Sacerdoti addetti al Culto, il Fuoco Celeste... di Ptah.
Le radici dell’Idea del Graal, dei Tempio del Graal, si perdono nella notte dei tempi pre-storici, nella regione di Atrophagene (Adzerbaijan) dominata dal Takth I Bilquist, nei Santuari di Shitz che riteniamo essere la “Madre” di tutte le idee religiose legate ai Culti Stellari o della Coppa, o della Grande Madre.
In molti presumono che il Graal sia una coppa o un piccolo vaso che Giuseppe di Arimathia avrebbe portato nella terra di Albione. Giuseppe di Arimathia di sicuro portò con se un simbolo che attestava la sua Auctoritas, il mandato della trasmissione iniziatica conferitagli dal Maestro nazireo.
Ci sono poi quelli che presumono che il Graal sia legato ai Cavalieri della Tavola rotonda di Artù Pendragon, ma questi cavalieri sicuramente non ebbero nulla a che fare col Graal. Goffredo di Monmouth riportò la leggenda di Artù, nato per mezzo della magia di Merlino che rese possibile l’unione fra Uther Pendragon e Ygraine (o Igerna o Gwynhwfar, Ginevra) Signora del castello di Tintagel, non fece mai alcun accenno al Graal ed affermò sempre che la sua storia l’aveva tradotte da un antico documento manoscritto.
Guglielmo di Malmesbury, cinque anni dopo (nel 1140) l’edizione della Historia di Goffredo di Monmouth affermò che Giuseppe di Arimathia giunse a Glastonbury portando con se il sacro Graal ed un biancospino. Ma è con Chrétien de Troyes che il dado è tratto; la ricerca del Graal entra ambiguamente nella storia dell’umanità provenendo probabilmente dagli ambienti eretici provenzali, ma privato, comunque, del vero significato. Poc’anzi ho detto “la ricerca del Graal entra ambiguamente nella storia dell’umanità”, perché ho usato questo aggettivo?
È semplice, Chrétien de Troyes ci lascia un romanzo incompiuto, un segreto che mai più potrà essere svelato, e, nel frangente, siamo al tempo in cui la Chiesa Latina sta christianizzando l’occidente. Si edificano le grandi Cattedrali, si formula la mistica teologica di San Bernardo, si bruciano gli eretici, e, i Trovatori, seminano per coloro che sapranno mietere...
Robert de Boron ci rifila (nel 1200) il Roman de l’Estoire dou Graal; d’ora in avanti il Graal sarà concepito come il Christo, quindi: Coppa contenente il sangue della redenzione; nella storia farà la sua comparsa un altro simbolo: la lancia... e la cavalleria sarà spinta alla rinuncia: il guerriero verrà trasformato in monaco, nel senso che il potere religioso sta per fagocitare la casta guerriera... l’antico sogno stava per realizzarsi?
Flegetanis, chi era costui?
Kyot il saggio maestro, a sua volta, chi era?
Si, indubbiamente, c’è un filo sottile che unisce e che ci rivela la natura del Graal. Il saggio maestro è la chiave del mistero ovvero del segreto che custodisce un altro segreto.
Domanda: Nei racconti del ciclo del Graal si parla della Lancia di Longino, ma è proprio la lancia che aprì il costato del Christo?
Risposta: La lancia è stata sempre intesa come un’arma da guerra dal significato allusivo all’organo sessuale maschile e, pertanto, legata al simbolismo dell’asse del mondo, dell’albero, dell’obelisco, della virilità. La lancia, a volte, è descritta essere insanguinata, oppure, che stilla sangue in un vaso o in una coppa.
In un’antica mitologia le Divinità immersero una lancia nel mare, poi la ritrassero ed essa cominciò a stillare delle gocce di sale che formarono la prima isola. Per gli elleni la lancia era simbolo guerriero attribuito ad Athena, a Mnerva, mentre per i romani era l’hasta Martis; gli astati erano i miles armati di lancia.
Longino non è un nome proprio di persona, si può intendere come armato di lancia cioè un miles astato.
Per un antichissimo popolo, i Tuatha de Danann (i figli della Déa Dana), la lancia, la pietra e la spada, unitamente al calderone erano simboli arcaici dell’Autorità dei Re.
Questi simboli li ritroviamo nelle saghe christianizzate del Graal dove, però, il calderone del Dio Dagda è divenuto la coppa dell’ultima cena ed i guerrieri celti trasformati in pii cavalieri christiani alla cerca del Graal.
La storia della lancia ritenuta sacra è avvolta nel mistero e nei meandri del tempo. Furono in pochi a possederla ed in diversi a pretenderla. Tutto questo è anche storia recente poiché è certo che Winston Churchill diede il compito ad alcuni uomini specialisti di recuperarla; quel che si sa è che gli specialisti inglesi furono preceduti dal generale Patton il quale recuperò la lancia che oggi è possibile vedere esposta a Vienna sebbene, in certi ambienti ristretti, è detto sottovoce che: un Ordine di Cavalieri della sacra lancia custodisca l’originale reliquia.
Questa recente storia della cerca della Sacra Lancia, dunque, vide coinvolti: lo statista britannico Winston Churchill, il generale del III corpo d’armata americano Patton, il Führer (guida) Adolf Hitler, il Reichsfuhrer SS. Heinrich Hìmmler, Ordini, gruppi esoterici e Massoneria, Società segrete, servizi segreti inglesi, americani, tedeschi, italiani, brasiliani.
Oggi, credo sia quasi improbabile stabilire se effettivamente la lancia in questione sia quella originale anche perché ci sono molte lacune in merito ed è indubbio che numerose reliquie sono in realtà degli specchietti per le allodole o, se preferite, per gli allocchi.
“Un uomo che non ha il senso della storia è un uomo che non ha orecchi né occhi” questa è un’affermazione di notevole importanza che stupirà non poco i prevenuti, i sordi ed i ciechi, poiché fu fatta da un uomo molto discusso e demonizzato, Adolf Hitler, ma per noi che cerchiamo è molto importante avere il senso della storia?
Si, senza alcun dubbio!
Quella che ordinariamente è chiamata Storia di fatto, non è che una libera interpretazione resa a posteriori del susseguirsi degli eventi nel tempo, ed obbedisce ad una stesura che poggia su combinazioni quanto mai strane, su alleanze, ripensamenti e... tradimenti!
Sui banchi di scuola abbiamo appreso ben poco, e quel poco è viziato, privo dell’obiettività che fa, dell’intreccio delle tante storie, La Storia.
Per districarci un po’ sulla questione della lancia, dobbiamo far riferimento ad un episodio accaduto nel corso della crociata che portò alla conquista di Gerusalemme, esattamente all’assedio di Antiochia del 1097, anche perché non è possibile far fede sull’episodio riportato nel vangelo di Giovanni “siccome videro che era già morto, non gli spezzarono le gambe; ma uno dei soldati gli aperse il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua” in quanto i vangeli non sono attendibili né storicamente credibili.
Antiochia, terza metropoli dell’impero romano, dopo Roma e Istanbul, era cinta da possenti mura e da oltre quattrocento torri. I crociati che l’assediavano per circa sei mesi, subendo grosse perdite per le improvvise incursioni degli assediati, erano ridotti alla fame quando l’assedio fu affidato a Raimondo Conte di Tolosa ed al vescovo latino Adhemar di Puy.
A questo punto della nostra storia si fa avanti Boemondo che riuscì, grazie ad un intrigo segreto con un personaggio disposto al tradimento e facente parte della corte dell’emiro di Antiochia, ad aprire la Porta della città assediata, si disse che i morti furono oltre diecimila e che la città fu saccheggiata.
Trascorsi più o meno sette giorni i crociati, a loro volta, si ritrovarono ad essere accerchiati ed assediati dai Turchi. Ben presto, quel poco delle scorte alimentari che era rimasto finì ed i nostri pii crociati erano alquanto disperati e senza via d’uscita: a questo punto, inseriamo il ritrovamento miracoloso della sacra Lancia riportato -anche- da Ibn al-Athir che scrisse: “tra i Franchi c’era anche un monaco molto astuto, il quale assicurò loro che una spada appartenente al Messia, pace su di Lui, era stata sotterrata nel Quysan, un grande edificio di Antiochia, e che disse loro: se la troverete, vincerete; se no, vi attende una morte sicura. Dopo i preparativi di penitenza e di purificazione, gli operai entrarono nell’edificio e scavarono dovunque e trovarono la lancia”.
Il monaco, citato da Ibn al-Athir, nelle cronache redatte dall’occidente è Pietro Bartolomeo del quale si dice che già in precedenza era afflitto da una visione ricorrente, forse prima ancora che Antiochia fosse presa dai crociati.
La situazione degli assediati, era abbastanza grave e Pietro Bartolomeo fattosi coraggio si presentò al Conte di Tolosa e lo mise al corrente della sua visione sebbene il vescovo lo trattasse da ciarlatano in quanto egli stesso aveva visto la reliquia a Costantinopoli. Se il Conte Raimondo dispose che si effettuasse la ricerca della preziosa reliquia, il vescovo, vi racconterò in seguito, attenderà il momento propizio per togliersi il sassolino dai calzari.
A Pietro Bartolomeo gli erano apparsi in visione due uomini austeri, uno dei quali disse di essere l’apostolo Andrea e lo invitò a seguirlo entro la città di Antiochia in quella che era la chiesa di San Pietro; lì gli aveva mostrato la lancia che aveva aperto il costato del Christo esortandolo a rammentare il luogo dove l’avrebbe nascosta affinché dopo la presa di Antiochia fosse mostrata al Conte di Tolosa, ingiungendo che dodici uomini dovevano scavare per riportarla alla luce.
Fu organizzata la cerca della lancia nella cattedrale di San Pietro e i dodici addetti allo scavo lavorarono un’intera giornata senza alcun risultato. Le malelingue mormorarono che “solo quando Pietro Bartolomeo saltò nella fossa fu ritrovata la lancia”.
Il ritrovamento di questa preziosa reliquia, la visione di San Giorgio, San Mercurio e San Demetrio, diede il coraggio ai crociati di tentare una sortita sul campo degli assedianti i quali, per motivi inerenti a divisioni interne, semplicemente: si ritirarono senza ingaggiare battaglia e senza essere inseguiti. Pietro Bartolomeo morì di li a poco in una Ordalia e da ciarlatano. Si dice che fu lui stesso a richiederla come prova inoppugnabile, ma è probabile che il vescovo si tolse il sassolino dalla scarpa facendo in modo che si ricorresse ad essa. Comunque, il vescovo benedisse le cataste di legna e vi appiccò il fuoco... Pietro Bartolomeo vi corse in mezzo stringendo in mano la sacra reliquia e morì in seguito alle gravissime ustioni. Raimondo conte di Tolosa conservò nella sua cappella la sacra lancia.
La lancia, dunque, simbolo del Potere e dell’Autorità, esposta a Vienna nel Tesoro degli Asburgo, si presume fosse quella lancia appartenuta al miles astato della X^ Legio Fretensis e ritrovata -miracolosamente- alla vigilia della conquista di Gerusalemme. Se oggi noi, navigatori dell’epoca di Internet, possiamo anche sorridere, e chiederci se sarà poi vero che: chiunque la rivendichi e ne comprenda i segreti avrà nelle mani il destino del mondo, non fu così in altri tempi. Essa era appartenuta ad Ottone 111 il Grande, a Federico Il di Hohenstauffen, a Federico Barbarossa ai Re Merovingi, a Carlomagno, che nel nome e nel suo possesso, rivendicava il dominio per diritto divino, al Conte Raimondo di Tolosa, che forse per questo avanzò pretese al trono di Gerusalemme, a Napoleone Bonaparte che dopo la battaglia di Austerlitz se la vide soffiare sotto il naso da un Ordine Segreto, il Germanenorden.
Walter Stein, fu consigliere segreto del grande statista inglese Winston Churchill, che ben conosceva le aspettative e le rivendicazioni del Führer e del Reichsfurer SS. Heinrich Himmler, descrisse una visione legata alla lancia: una figura possente cinta da una veste bianca il cui volto era il volto dei Signore, l’Arcangelo del Graal, l’implacabile guardiano della soglia cosmica...